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ANCHE MENO: Le pagelle di Mantova – Avellino 0 – 2

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Ballardini
Tempo di lettura: 4 minuti

Mantova – Avellino 0 – 2

“Audentes fortuna iuvat.”

Siamo arrivati a Mantova in piena notte e questa frase l’abbiamo trovata lì, sotto una delle tante statue di Virgilio sparse per la città. E niente: l’abbiamo presa fin troppo sul serio. Proprio lui, Virgilio, mantovano doc, probabilmente non immaginava che un giorno un manipolo di irpini avrebbe trasformato una sua massima in un piano tattico.

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È stata una battaglia di corsa, nel senso più letterale possibile. L’abbiamo affrontata da corsari per l’appunto, all’arrembaggio, senza troppe cerimonie. Partita giocata faccia a faccia. Abbiamo sofferto, ci abbiamo provato, abbiamo ballato sull’orlo del baratro insieme ad Iannarilli…e poi abbiamo colpito.

Merito anche di Ballardini, che nel secondo tempo prende la lavagnetta e decide di fare il piccolo architetto del caos: ridisegna la squadra, cambia l’assetto, inserisce gente con conti in sospeso e manda in tilt il Mantova. Risultato? Due gol belli, puliti, da manuale dell’abbordaggio.

Bottino pieno portato a casa. Ma calma. Non siamo salvi. Quindi evitiamo, per favore, caroselli anticipati, selfie compulsivi e caciocavalli impiccati come se fosse ferragosto. Serve ancora qualche punto. Gli stessi punti che servono per spedire qualcuno a giocarsi la partita dell’amicizia intonando “chi non salta è d’Auellì”.

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“Vuolsi così colà dove si puote ciò che si vuole”

Le pagelle dell’Avellino

Iannarilli: 8 (MVP)

Dopo il gol col Catanzaro è successo qualcosa. Anthony è diventato una creatura mitologica: metà portiere, metà fumetto Marvel. La sua maglia ormai vende più di quella di chiunque altro, anche perché, numeri alla mano, segna più di certi centrocampisti, vedi Palmiero. Oggi però torna a fare il portiere. E lo fa alla grande: due interventi pesanti nel momento più delicato della gara. Gradi ormai cuciti addosso. Il Maresciallo d’Irpinia.

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Cancellotti: 6,5

Ballardini lo ha capito prima di tutti sto ragazzo. Passione, grinta, zero fronzoli. Calciatore vero, di quelli che se c’è da scegliere tra estetica e sostanza, scelgono di correre altri dieci chilometri. Assessore permanente della fascia destra, incarico rinnovato senza elezioni. Messaggio di servizio per le ragazze irpine: tranquille, anche quest’estate potrete fare il classico selfie con la vena del collo in primo piano. Patrimonio UNESCO dell’estate avellinese.

Fontanarosa: 5,5

Il piano era anche sensato: meno spinta, più copertura, per arginare una fascia destra mantovana che faceva paura già sulla carta. Peccato che in campo quella fascia abbia continuato a fare paura… e pure parecchio. Lui ci mette intensità, volontà, applicazione. Ma spesso arriva mezzo secondo dopo, che nel calcio è un’eternità. Esce all’intervallo con il mal di testa. L’ OKI addosso.

Simic: 6,5

Confesso: un po’ di paura c’era, viste le punte mobili del Mantova. E invece lui e il compagno di reparto li spengono senza pietà. Guida la difesa come uno lord Stark davanti la Barriera del Nord.
The Winter is gone.

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Izzo: 7

La guerra di corsa non è pirateria: è roba seria, regolamentata, con tanto di autorizzazione ufficiale.

E quella di Izzo porta la firma in calce di Ballardini. Legittimato a saccheggiare ogni pallone che passi dalle sue parti. Un po’ Jack Sparrow, un po’ Corsaro Nero. L’accento è il napoletano delle periferie. Nato sotto le Vele.

Palmiero: 6

“Passareto” torna in prime time. Puntuale, preciso, quasi ossessivo. La specialità della casa non manca mai. La novità, però, è che oltre a distribuire palloni come volantini sotto casa, stavolta ne recupera pure una quantità industriale. Meno regista da salotto, più operaio del centrocampo. E sorprendentemente funziona.

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Palumbo: 6

Negli ultimi mesi la luce si è abbassata. Niente più fuochi d’artificio, meno giocate da highlights.
Ma, in compenso, sono sparite anche le ingenuità che ogni tanto facevano venire il mal di stomaco.
Versione più sobria, più matura, quasi diligente. Si è messo a studiare seriamente Martin. L’anno prossimo ha la “maturità”.

Sounas: 6

Primo tempo complicato: rincorre, soffre, sembra sempre un passo indietro rispetto alla velocità del Mantova. Poi rientra dagli spogliatoi con un altro spartito in testa. Prende le misure, alza i giri, diventa il primo a pressare e l’ultimo a mollare. Attacco e difesa si incontrano nei suoi piedi.
Falange compatta.

Russo: 6

Crossa quando dovrebbe tirare, tira quando dovrebbe crossare. Raffaele è così, prendere o lasciare. Un talento anarchico, senza libretto di istruzioni. Imprevedibile per gli avversari, ma soprattutto per se stesso. La nota fantasma.

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Biasci: 5

Talmente tanto fuori dal gioco che anche la grafica di Dazn lo piazza dove non è mai stato. Non attacca, non punge, non disturba. Esce all’intervallo senza lasciare traccia, come certi messaggi vocali mai ascoltati. Ma stagione alla mano, a Tommaso, non gli si può dire davvero niente.

Patierno: 6

La solita partita di Chicco: lotta, corre, sbraita, combatte. Dialoga più con gli avversari (e con l’arbitro) che con il pallone, che infatti vede pochissimo. Ma quando la partita si sporca, lui è sempre dentro fino al collo. Quella fame non gliela leva nessuno. Come certi profumi… che restano. Scient of C.

I Subentrati dell’Avellino

Missori: 7

Qualcuno dice che negli ultimi mesi, Missori abbia fatto sedute infinite di scacchi con Ballardini. Si vede. Perché qui non è solo questione di corsa o tecnica: è geometria applicata al caos. Il mister gliel’ha spiegata semplice: la torre va dritta, fa male ma è leggibile. Il cavallo invece no. Il cavallo è il problema. E infatti lui entra in campo, si piazza sulla fascia destra… movimento a L, taglio improvviso, difesa avversaria che perde le coordinate, si accentra, guarda l’angolo…e lo trova.
Scacco Matto. Delirio.

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Enrici: 6,5

Ruolo inedito, di quelli che di solito iniziano con “vediamo come va”. E invece va bene. Terzino sinistro per necessità, interpreta il ruolo con intelligenza e disciplina: chiude, copre, tampona una fascia che stava diventando un’autostrada. Non solo argina, ma partecipa anche alla manovra quando serve. Una toppa che diventa soluzione.

Favilli: 7

Lo abbiamo preso per questo. Per fare gol pesanti. E lui risponde presente nel momento giusto. Mandando un calcio all’annata decisamente sfortunata. Movimento da attaccante vero: si crea lo spazio, sposta il difensore, guarda il palo opposto e scarica una conclusione pulita, precisa, inevitabile. Una roba che quest’anno si è vista troppo poco. E infatti la domanda viene spontanea:
con questo Favilli dall’inizio… dove saremmo?

Besaggio: 6

Entra quando la partita chiede testa più che piedi. Venti minuti a gestire, a tenere, a non fare sciocchezze. Esegue tutto con ordine: niente palloni persi, niente rischi inutili. Quando serve, si mette l’elmetto. Soldato affidabile.

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Tutino: 6

Compito chiaro: disturbare, sporcare, portare il pallone lontano dalla zona pericolo e far salire la pressione agli avversari. Non deve essere bello, deve essere fastidioso. Chi meglio di lui? Entra e trasforma gli ultimi minuti in una lotta nervosa, fatta di contatti, rincorse e piccoli duelli. Zanzara.

(Foto: Depositphotos)

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