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Italia: Gravina verso l’addio? Il nome forte può essere Malagò

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Gravina Figc
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«Capisco la richiesta di dimissioni a ogni piè sospinto, ma c’è una sede deputata». Con queste parole Gabriele Gravina ha chiarito la propria posizione senza annunciare l’addio alla guida della Federazione Italiana Giuoco Calcio.

Come prevedibile per chi conosce le dinamiche federali, il presidente ha scelto di non assumere una decisione immediata, rinviando ogni valutazione al prossimo Consiglio Federale. Una scelta presentata come istituzionale e collegiale, anche se — statuto FIGC e NOIF alla mano — le dimissioni volontarie restano un atto personale, non subordinato a deliberazioni dell’organo federale.

In caso di dimissioni del presidente, infatti, sarebbe proprio il Consiglio Federale a decadere automaticamente. Un dettaglio normativo che rende il rinvio più politico che procedurale.

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Dopo Pasqua il nodo politico-sportivo

La questione non verrà affrontata nell’immediato. Il Consiglio Federale, non ancora calendarizzato ufficialmente ma già nell’aria, dovrebbe riunirsi dopo Pasqua.

Nel frattempo, il clima attorno alla governance del calcio italiano resta teso. Una nuova giornata di campionato potrebbe riaccendere polemiche arbitrali o spostare equilibri mediatici, ma appare difficile immaginare un’inversione netta del vento politico.

Le pressioni esterne aumentano. Il ministro per lo Sport Andrea Abodi e il presidente del Comitato Olimpico Nazionale Italiano, Luciano Buonfiglio, non sembrano favorevoli alla continuità della gestione Gravina.

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Va chiarito: non esiste un potere di intervento diretto del Governo o del CONI sulla FIGC, e l’ipotesi di commissariamento appare oggi priva dei necessari presupposti normativi. Tuttavia, l’influenza politica e istituzionale resta significativa, soprattutto sugli equilibri interni che pochi mesi fa avevano garantito la rielezione del presidente federale.

Il possibile successore: spunta il nome di Malagò

Tra dirigenti e addetti ai lavori circola una convinzione sempre più diffusa: il cognome del prossimo presidente FIGC potrebbe iniziare con la lettera “M”.

Il nome più forte è quello di Giovanni Malagò, ex numero uno del CONI e figura trasversale nel panorama sportivo nazionale.

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Malagò non è l’unico profilo valutato, ma rappresenta oggi l’unico candidato di cui si parla apertamente senza il timore di bruciarne la candidatura. Un segnale significativo delle dinamiche in atto.

Esperienza istituzionale, relazioni consolidate e un curriculum segnato più da successi che da criticità rafforzano la sua posizione. Il progetto olimpico Milano Cortina 2026, ultimo grande appuntamento sportivo organizzativo italiano, costituisce un biglietto da visita di peso.

Tempesta FIGC: quale futuro per il calcio italiano?

A oggi appare complesso immaginare una lunga resistenza di Gravina davanti alla crescente pressione politica e mediatica. Molto dipenderà dagli equilibri federali e dalla tenuta delle alleanze che lo hanno sostenuto fino a oggi.

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Il calcio italiano entra così in una fase di transizione potenzialmente decisiva: le prossime settimane potrebbero ridefinire non solo la leadership della FIGC, ma anche la direzione strategica dell’intero sistema calcistico nazionale.

(Foto: DepositPhotos)

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