Avellino
ANCHE MENO: Le pagelle di Reggiana – Avellino 1 – 1
Reggiana – Avellino 1 – 1
Allegri sostiene che nel calcio esistono le categorie. Nel gioco del pallone, come in tutti i mestieri, esistono soprattutto gli specialisti. E negli ultimi quindici anni, se c’è un allenatore che ha salvato più squadre di chiunque altro, quello è Ballardini.
Chiamato ancora una volta a risollevare le sorti di una squadra in bilico. Del resto, lo chiamano Mr. Wolf, quello che risolve problemi. L’uomo giusto nel posto giusto. Staremo a vedere.
Questo pomeriggio l’Avellino arriva nella bassa padana con un solo obiettivo: far capire a tutti che il lupo non è morto. È lì, pronto a lottare. A vendere cara la pelle.
Ballardini non rivoluziona la squadra: mantiene il credo tattico, ma scombina un po’ le carte negli undici titolari. Entrambe le squadre camminano su un filo sottilissimo, chi sbaglia rischia di cadere di sotto. Si gioca con il timore di prenderle.
E infatti prendiamo subito una scoppola, nei primi minuti, alla prima distrazione, come da tradizione consolidata.
Da lì in poi però l’Avellino cresce, si riposiziona in campo e comincia a costruire azioni più o meno pericolose.
Agguantiamo giustamente il pareggio con un gran gol di Enrici e poi tutti, con grande maturità e una discreta dose di paura, decidono che può bastare così.
Pareggio giusto. Si rimane a distanza di sicurezza. Seduti sul baratro, con le gambe nel vuoto.
A noi piace così.
Le pagelle dell’Avellino
Daffara – 6
Partita passata perlopiù a sonnecchiare. Pochi pericoli reali, a parte il gol preso a freddo nei primi minuti. Colpe francamente inesistenti. Quando viene chiamato in causa risponde presente con la solita tranquillità. Serve ancora un pizzico di cattiveria in più: ogni tanto sembra chiedere il permesso anche al pallone.
Enrici – 7 (MVP)
Il primo effetto tattico di Ballardini si chiama Patrick Enrici. Il gioco non passa più solo dal play di centrocampo, ma nasce anche dai braccetti difensivi, che finalmente vengono coinvolti. Liberato dalle urla ossessive di Biancolino, Patrick torna a fare ciò per cui è stato acquistato: il difensore moderno. Imposta, avanza, si prende responsabilità. E poi l’eurogol da fuori area, roba che di solito fanno gli altri contro di noi.“Salta i pericoli, vola tra gli alberi, corri insieme a noi. Oltre gli ostacoli, per tutti gli uomini liberi. Contro i nemici non perderti, non fermarti mai…”
Simic – 5
Le partite storte iniziano a essere tante. Troppe. In una zona di campo dove gli errori si pagano sempre. Il gol preso porta anche la sua firma: posizione sbagliata e attimo di ritardo. I minuti giocati sono tanti. Stanchezza? A questo punto lo spero.
Reale – 6
Scopriamo improvvisamente di avere un ricambio in difesa. Non lo sapevamo. Il giovane prelevato a gennaio dalla Primavera della Roma, disputa una gara tutto sommato positiva. Parte disorientato, spesso fuori posizione e in ritardo sugli avversari. Poi prende le misure e finisce in crescendo. Gioca semplice, senza fronzoli e senza paura. Per essere un esordio quasi a sorpresa, va più che bene.
Missori – 5,5
Periodo complicato anche per lui. Spinge meno del solito, le incursioni in area sono quasi sparite e in generale la sua pericolosità si è affievolita. Anche lui è tra i più utilizzati della stagione e si vede. Il problema è che lì non abbiamo sostituti credibili. Questo dilemma non farà dormire il tecnico.
To be or not to be…
Sala – 6,5
La pericolosità dell’Avellino passa quasi sempre dalla sua fascia. Spinge, crossa, raddoppia e prova sempre a creare superiorità. È l’uomo in più quando la squadra prova ad alzare il ritmo. Manca ancora qualcosa, il graffio decisivo. Ma il solco lo sta tracciando.
Palmiero – 5
Ruolo inedito per Luca, avanzato di qualche metro con minori compiti di copertura. Imposta poco, spunti limitati e il solito marchio di fabbrica: palla indietro e si ricomincia. Non commette grandi errori ma non lascia traccia. Onestamente lì in mezzo si vede un vuoto da colmare in fretta. “ Il ragazzo è bravo, ma non si applica.”
Palumbo – 6
La condizione non è quella dei giorni migliori, ma gioca comunque una partita di grande sacrificio. Corre ovunque ci sia bisogno, cercando di tenere insieme i pezzi di un centrocampo che a tratti sembra un puzzle montato al buio. Ballardini gli affida un ruolo più prudente: meno rifinitura e più equilibrio, tappare buchi, dare una linea di passaggio e tenere in piedi la costruzione senza fare troppi voli pindarici. Lui esegue con disciplina quasi militare, sacrificando qualche giocata delle sue in nome della causa comune. Non brilla, non inventa, ma si sporca le mani e resta dentro la partita fino alla fine. C’è chi studia da capitano.
Sounas – 6,5
Che sia Vivarini, Pazienza, Rastelli, Biancolino o Ballardini cambia poco, il greco gioca sempre allo stesso modo. Qualcuno lo chiama soldato, ma è riduttivo. Sounas è un guerriero. Non combatte per obbedienza, lo fa per scelta personale. Corre, lotta, pressa e non si tira mai indietro. Se tutti avessero metà della sua fame, staremmo parlando di altro campionato.
Biasci – 5
Gioca quasi da mediano aggiunto, a recuperare palloni davanti alla nostra area. Paga il prezzo del lavoro sporco, quando arriva davanti è sempre poco lucido. Mai pericoloso. Attaccante operaio in una squadra che avrebbe bisogno di un attaccante rapinatore.
Sgarbi – 4
La spada di Damocle con cui gioca ogni partita comincia a pesare. La necessità di dimostrare di essere un giocatore da categoria glielo si legge in faccia. Tanti movimenti a vuoto che sanno purtroppo di tanto fumo e niente arrosto. La sostituzione nel secondo tempo sa di bocciatura. Il fantasma del bomber che fu aleggia ancora nello spogliatoio. AAA antidoto cercasi. Il fu Mattia Pascal.
I subentrati dell’Avellino
Tutino – 3
Non me la prendo più. Sono rassegnato. Quest’anno non vedrò un gol decisivo di Tutino nemmeno se gli spalancano la porta e gli indicano pure l’angolo. Croce nera. Ormai entra e sembra che il pallone lo eviti scientificamente. Manco a porta vuota.
Patierno – 5
Venti minuti a rincorrere palloni “a piett ’e palomba” senza mai toccarne uno. Si sbatte, corre e lotta. Apprezzo la volontà, ma la sostanza resta poca.
Milani – 5,5
Ballardini gli concede dieci minuti con l’ordine tassativo di non superare la metà campo. Missione compiuta alla perfezione. Poco spazio per mettersi in mostra. Compitino svolto senza sbavature.
Besaggio – 6
Anche per lui dieci minuti. Entra in un centrocampo stanco e porta un po’ di gamba e ordine. Tocca pochi palloni ma li gioca bene. Elegante senza esagerare. Sufficienza meritata.
Cancellotti – S.V.
Pochi minuti in campo. Se la vena non esce fuori, il voto non può essere assegnato. Chest’è.
(Foto: Depositphotos)
