Angolo del tifoso
ANGOLO JUVENTUS – Quali sono le priorità?
La Juventus viene sconfitta nettamente dall’Atalanta dell’ex Raffaele Palladino per tre reti a zero e da l’addio alla Coppa Italia.
Una serata completamente negativa per Luciano Spalletti e i suoi, estromessi brutalmente dall’unica competizione per cui potevano essere, realisticamente, in lizza per la vittoria finale.
Con tutto il rispetto, infatti, per il pregevole lavoro dell’allenatore toscano e le qualità della rosa è palese che nemmeno il più ottimista dei tifosi possa ragionevolmente credere di vedere la Champion’s League o il campionato nella bacheca bianconera a fine stagione.
Di conseguenza anche un trofeo considerato “minore” come la Coppa nazionale aveva la sua importanza, anche in considerazione della necessità di conseguire risultati per riqualificare, a breve termine, l’immagine del club, fin troppo offuscata dagli ultimi, deludenti campionati. Cosi non è stato. Ora c’è da chiedersi: per la dirigenza quali sono le priorità?
Il compito dell’allenatore
In altre parole: il buon Luciano è stato chiamato in panchina per riportare la squadra ai livelli che la competono, anche come trofei da vincere, oppure deve soltanto gestire un gruppo assemblato con poca cura, mascherandone i limiti? Non ci sembra che un trofeo in più sarebbe stato di troppo, anzi.
E, comunque, data la situazione attuale sarebbe stato più razionale impegnarsi per andare avanti nella competizione. Invece il mister toscano ha schierato una formazione raccogliticcia che, una volta andata in svantaggio, ha reagito più per dovere che per convinzione, finendo per essere travolta dagli avversari. Perdi più, a fine gara nessuno della dirigenza si è fatto sentire per esprimere rammarico.
Come se la debacle fosse stata già messa in preventivo e considerata accettabile. Non è chiaro, a questo punto, quale sia esattamente il compito dell’allenatore prescelto né quali siano le intenzioni dei proprietari del club. Quali sono le priorità?
Fiducia tradita
Più volte, su queste pagine, abbiamo tessuto le lodi del sergente Bremer, autentico capoccia della retroguardia e uomo di fiducia dell’allenatore. Ebbene, anche se sembra incredibile a dirsi, ieri questa fiducia è stata clamorosamente tradita.
Per chi lo conosce bene, il centrale brasiliano è stato irriconoscibile. Lento, macchinoso, distratto. Non ha sulla coscienza solo il fallo piuttosto ingenuo che ha causato il penalty con cui la Dea ha sbloccato il risultato ma anche le altre due marcature.
E avere tre reti sulla coscienza è una macchia indelebile per qualsiasi difensore, figuriamoci per quello che ha la fama di essere il migliore sulla piazza.
Forse è finito vittima di un calo di concentrazione, più probabilmente ha approcciato in maniera errata un incontro che non era previsto che giocasse in modo da essere più fresco per altri impegni. Quali sono le priorità?
La trottola gira a vuoto
Stesso discorso per Wes McKennie. Il trottolino texano, più volte uomo della provvidenza, stavolta ha girato a vuoto. Poca grinta, poca qualità e nulla di quella verve sotto porta di cui ha tanto beneficiato la squadra. Nessuno vuole buttare la croce addosso a chi ha retto la baracca tante volte, nelle settimane scorse, con le sue corse a perdifiato e i suoi inserimenti fulminei in area. Ma quello visto ieri è davvero la brutta copia del giocatore che conosciamo, davvero troppo negativo per essere davvero lui.
Nel suo caso, più che un calo di concentrazione, si potrebbe ipotizzare un eccesso di pensieri extra-calcistici che lo condizionano. Si sa che a Giugno va in scadenza di contratto e che ancora non si parla di rinnovo. Forse che la dirigenza, a dispetto dei meriti acquisiti sul campo dal ragazzo, non lo ritiene abbastanza importante negli equilibri della squadra? Quali sono le priorità?
Rimboccarsi le maniche
A questo punto mister Spalletti non ha più alternative. C’è da inseguire un quarto posto in campionato (ultima posizione utile per evitare un disastro nel conti societari) e affrontare nel migliore dei modi l’imminente playoff di Champion’s League contro i turchi del Galatasaray.
Replicare l’inaspettata eliminazione dello scorso anno sarebbe un duro colpo per l’autostima del gruppo oltre che una vistosa tacca sull’ascendente che l’allenatore vanta su giocatori, tifoseria e critica.
Tocca guardarsi in faccia e rispondere ad un quesito: quali sono le priorità?
(Foto: Depositphotos)
