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Il multiverso è un concetto di cui sappiamo spaventosamente poco

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Napoli Conte Hojlund
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Domenica pomeriggio si gioca Juventus-Napoli, una sfida che nell’ultimo periodo ha regalato tanti colpi di scena calcistici ed extra calcistici

Domenica pomeriggio si gioca Juventus-Napoli, una sfida che nell’ultimo periodo ha regalato tanti colpi di scena calcistici ed extra calcistici.

Se si potesse tornare indietro nel tempo, con una DeLorean, al 4 Giugno 2023, quando il Napoli si laureava per la terza volta nella sua storia, campione d’Italia, con Luciano Spalletti che alzava al cielo la Coppa del tricolore, e Antonio Conte che aveva rescisso il suo contratto col Tottenham qualche mese prima. A Marzo, d’accordo col suo amico Fabio Paratici, dirigente in pectore della Fiorentina, quando il Napoli si apprestava a percorrere l’ultimo tornante di un’annata a dir poco strabiliante. Quello che è successo qualche stagione dopo sembra proiettarci in uno dei tanti universi paralleli.

Come quando Doctor Strange visiona 14.000.605 futuri alternativi. Solo in uno, nel nostro, succede un incastro che, a pensarci qualche anno prima, avrebbe fatto gridare alla follia. Perché neanche nella più remota delle fantasie si sarebbe immaginato che un allenatore, grandemente professionista ed altamente professionale, ma tifoso juventino fino al midollo, sedesse sulla panchina del Napoli. La squadra che, nell’epoca d’oro maradoniana, contendeva lo scettro ai bianconeri e alle due milanesi. E proprio contro Diego Maradona, a Napoli, fece l’esordio in serie A.

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Sull’altra panchina, l’acclamato Luciano Spalletti, condottiero di un’annata straordinaria, con tanto di tatuaggio finale che ha impresso l’immaginifico percorso napoletano. L’eterno secondo che, dopo aver giurato amore eterno a Napoli, si siede sulla panchina di una delle rivali storiche dei partenopei. D’altronde è risaputo che l’amore è eterno finché dura.

Proprio Spalletti ha elegantemente evitato la conferenza stampa di presentazione per non tradirsi e non tradire emozioni, e non lasciarsi scappare qualcosa che potesse intaccare il suo percorso napoletano. Dopotutto la scelta di NON comunicare è essa stessa una scelta di comunicazione. La più raffinata se applicata in certi contesti e a certe condizioni.

NON comunicazione che ha scelto Antonio Conte come leitmotive della stagione a causa, dice, dei tanti, forse troppi, impegni ravvicinati. Infatti anche la partita contro la Juventus non sarà presentata dal tecnico salentino.

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Domenica pomeriggio, si giocherà Juventus-Napoli, nel segno di Aurelio De Laurentiis, il quale, da buon cinematografaro (per citare Marlon Brando che interpreta Don Vito Corleone) è abituato ai plot twist o, per meglio dire, colpi di scena.

Il Patron della compagine partenopea, appena rilevato il Napoli, post fallimento, disse che avrebbe portato a tifare per il Napoli la maggior parte dei bambini (o scugnizzi) napoletani. E dopo 20 anni ha mantenuto la promessa. Con un progressivo crescendo beethoveniano nel corso dei 4 lustri e poco più della sua gestione.

De Laurentiis, dopo aver fatto da apprendista stregone, si è preso la scena con delle scelte inaspettate e contro corrente. La scelta di Spalletti, eterno secondo, ha di fatto sdoganato il concetto che anche a Napoli si potesse vincere. Si potesse vincere ancora, anche dopo Maradona. E come si è vinto!

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La scelta post Scudetto di Spalletti ha disorientato il patron, che con ogni probabilità aveva percepito nell’aria le volontà del tecnico (volontà anticipate anche dal ds Cristiano Giuntoli). De Laurentiis, bloccò con la famosa PEC, i possibili movimenti del tecnico di Certaldo che aveva ammesso di non voler mai andare a Torino. Sponda bianconera. Ma, come disse François de La Rochefoucauld:I Vecchi si prodigano nel dare buoni consigli, dolendosi di non poter più dare il cattivo esempio”, per questo motivo De Laurentiis si è mosso per tempo e di conseguenza.

L’attesa che porta alla partita di domenica pomeriggio, quando scenderanno in campo Juventus-Napoli, non è più (almeno nella maggior parte dei casi) spasmodica. Juventus-Napoli non è più la madre di tutte le partite. Anzi. Negli ultimi anni si è addirittura invertito il trend. Si è ribaltata la geopolitica-economica del calcio.

Tanto è vero che negli ultimi anni è stata la squadra azzurra a partire coi favori del pronostico. Perché proiettati in uno dei tanti multiversi la storia ha cambiato il suo corso. Mettendo Napoli ed il Napoli ai primi posti. Ai primi dei primi posti. Non ai primi degli ultimi (calcisticamente parlando). Nonostante il passato. Nonostante tutto, il Napoli ha vinto 2 scudetti negli ultimi 3 anni (neanche Diego riuscì in questa storica impresa). E negli ultimi 18 mesi ha vinto uno Scudetto e una Supercoppa (emulando il Napoli di Diego). Con Antonio Conte in panchina. Che ha vinto anche il primo round contro il suo passato. All’esordio (o quasi) sulla panchina bianconera di Luciano Spalletti.

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Insomma De Laurentiis si godrà il suo personalissimo Juventus-Napoli: il suo passato contro il suo presente. Il suo personale Kramer vs Kramer. Il suo Scudetto della “Grande Bellezza“, contro lo Scudetto “Apocalipse Now”, quando ha vissuto il suo personalissimo e cinematografico Vietnam. Dalle vittorie in trincea, al colpo del cecchino Raspadori a Lecce. Quando le dichiarazioni erano vere e proprie fucilate. Anzi. Bombe di Napalm (“Adoro l’odore del Napalm al mattino” -e ancora una volta tornano Marlon Brando e Robert Duvall-).

Una storia pazzesca. Che potrebbe far credere che ci troviamo in uno dei tanti universi alternativi. Dove, come in ogni paradosso storico-temporale, non c’è uno sconfitto. Dopo tutto VINCERE NON E’ IMPORTANTE, E’ L’UNICA COSA CHE CONTA

 

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