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Angolo del tifoso

ANGOLO JUVENTUS – E’ cronica la malattia?

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Kostic Juventus
Tempo di lettura: 4 minuti

La Juventus coglie il secondo successo di fila nella Champion’s League 2025-2026 regolando in casa per 2 a 0 gli orgogliosi ciprioti del Pafos. Ma le note liete della serata di ieri si fermano qui. Nonostante le sferzate di Luciano Spalletti ai suoi, la squadra non riesce a scrollarsi di dosso i suoi difetti.

La difesa continua a soffrire anche contro avversari non irresistibili, il centrocampo gira con una lentezza esasperante, non si vede un giocatore che si prenda la responsabilità di verticalizzare l’azione manco se gli si promette ingaggio doppio e le punte continuano a difettare di incisività sotto porta. Il dilemma che tormenta la dirigenza, dopo che si sono alternati in panchina tre tecnici in poco più di un anno, è il seguente. Abbiamo cambiato tre volte il medico curante senza conseguire risultati apprezzabili, non è che il vero problema sta nel paziente? In altre parole, è cronica la malattia?

I rebus dell’allenatore

Certo, almeno la vittoria di ieri costituisce una seria ipoteca sulla qualificazione ai playoff della competizione, uno degli obiettivi minimi stagionali prefissati. Ma, al di là del risultato conseguito, tocca anche valutare come ci si è arrivati. E, al momento di stilare il bilancio, il buon Luciano da Certaldo deve annotare sul suo taccuino molte più domande che risposte. Al punto che ormai il suo famoso libricino assomiglia più alla Settimana Enigmistica, pieno com’è di rebus da risolvere.

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I giorni passano, le settimane pure e la sua Juventus non ha ancora una fisionomia precisa. In ogni settore i dubbi sono atroci: basterà l’auspicato ritorno di Bremer a blindare la retroguardia? La maturazione di Miretti sarà sufficiente a compensare l’assenza di un autentico metronomo a centrocampo? Il canadese David ha le spalle abbastanza larghe per tramutarsi in un implacabile bomber da doppia cifra? Tutti interrogativi legati ad un indispensabile, futuro miglioramento che faccia da panacea alle attuali precarie condizioni di salute della rosa. E’ cronica la malattia?

Per merito della buona sorte

In ogni caso, anche ieri, soprattutto nel primo tempo, i bianconeri hanno tenuto il risultato sullo 0 a 0 anche per merito della buona sorte. Gli avversari, infatti, non avevano la minima intenzione di presentarsi allo Stadium per recitare la parte della vittima predestinata. Anzi, a dispetto del loro status di esordienti assoluti nel torneo, hanno dimostrato piglio battagliero e volontà ferrea di portarsi a casa un risultato di prestigio.

E, se non fosse stato per la benevolenza del Destino, l’aiuto di qualche legno della porta e gli ottimi riflessi del portiere Di Gregorio sarebbero anche riusciti ad andare in vantaggio. Adesso, è tutto dipeso dalla loro grinta e dal loro coraggio oppure hanno avuto gioco facile nell’approfittare di un avversario incapace di guarire? E’ cronica la malattia?

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Mancanza di leader

E se, nel caso di patologia, servirebbe qualcuno capace di assumersi l’onere di formulare la corretta diagnosi oltreché di delineare una efficace terapia qui ci sarebbe l’urgenza di identificare, reparto per reparto, colui in grado di assumere la funzione di leader in modo da indicare la giusta via ai compagni. In difesa non può certo essere il tremebondo Kelly oppure il sempre incerto Koopmeiners.

In mediana non si riesce a scorgere nel compassato capitan Locatelli o nel macchinoso K. Thuram le stimmate del regista illuminato. E, in prima linea, l’ex Ice man David o il fumoso belga Openda faticano parecchio a tirar fuori la personalità necessaria allo scopo. E, in questo desolante scenario, la consapevolezza che l’unica speranza possibile è affidare la palla appena possibile al genietto turco Yildiz e augurarsi che ne inventi una delle sue chiude ogni discorso in merito alle prospettive attuali.

E’ cronica la malattia?

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L’apriscatole made in Texas

Per fortuna, però, anche nelle cucine più disorganizzate c’è sempre modo di trovare l’apriscatole adatto a scoperchiare almeno un paio di contenitori di cibo a lunga conservazione, utili per improvvisare almeno un pasto di emergenza. E, in questo caso, l’apriscatole reca la scritta “made in Texas”. Wes McKennie, verace prodotto della terra dei cowboys, si dimostra, ancora una volta, un jolly buono per tutte le stagioni e per ogni tipo di situazione.

A destra, sulla corsia opposta o al centro per lui fa lo stesso. Per l’occasione parte come esterno di centrocampo, arretra alla bisogna come terzino destro e, tanto per gradire, raccoglie l’assist di Cambiaso , si esibisce in un pregiato stop a seguire e, infine, scarica la palla sotto la traversa per il gol del vantaggio bianconero. Il suo gesto riempie di sollievo il pubblico, costretto a patire più di una ora di sofferenza nel gelo dello Stadium e più propenso a riempire di fischi i propri beniamini che ad incoraggiarli. Sarà stato anche un palliativo per i problemi del gruppo ma è la risposta più immediata oltre che necessaria. E’ cronica la malattia?

Chiusura dei giochi

Una volta sbloccato il risultato, c’è necessità di blindarlo. Ma, per avere la rete della sicurezza, non  si può pretendere di affidare ogni iniziativa d’attacco al brio del trequartista turco e aspettarsi che i suoi piedi (pur) fatati tramutino in oro ogni passaggio a lui indirizzato. Senza contare che ormai le sue doti sono conosciute ovunque e gli avversari, oltre a non perderlo mai di vista, raddoppiano o triplicano la marcatura non appena entra in possesso della sfera.

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Ma, in casi come questo, il tenace Spalletti sa qual è la carta da calare sul tavolo per aggiudicarsi l’incontro. Fa scaldare il folletto portoghese F. Conceição e lo butta dentro. “Chico” è un tipo sveglio e afferra la situazione al volo. Gli basta qualche guizzo dei suoi per disorientare gli avversari e indovinare subito il corridoio giusto.

Il linguaggio tecnico è lo stesso: Yildiz aggancia al volo il suo suggerimento e pesca David tutto solo a centro area per il più facile dei raddoppi. Chiusura dei giochi e seconda dose di medicina ingurgitata per la squadra. E l’eterna domanda rimandata al prossimo giro: è cronica la malattia?

(Foto: DepositPhotos)

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