ANALISI A BRIGLIA SCIOLTA: Inter 1-2 Milan

Inter Milan Rubrica Vetrina
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Tempo di lettura: 6 minuti

Un derby intenso, che sembrava indirizzato verso l’Inter, punita per aver pensato che la preda fosse morta solo perché la vedeva esangue. Quel rosso però non era sangue, ma la rabbia di chi non ci sta, di chi non accetta e rifiuta la sconfitta, e si va a prendere addirittura la vittoria.

60 MINUTI DI CONTROLLO

L’Inter ha iniziato la partita con la sicurezza di chi si sente più forte, e di chi sa come far male all’avversario. Inzaghi ha cercato di replicare le belle cose viste nel derby di andata, come ad es i cambi gioco. I giocatori ad essere cercati erano Perisic e Barella. Il croato veniva cercato da Skriniar, e cercava di sfruttare il mismatch con Calabria, come accaduto al minuto 10 quando lo slovacco lo trova e lui fa sponda di testa per Calhanoglu che, braccato alle spalle da Bennacer, protegge e lancia Perisic con uno splendido sinistro sulla corsa dell’esterno nerazzurro che va al cross cercando di replicare il gol annullato poc’anzi a Dumfries, ma questa volta Theo libera l’area. La sfera la raccoglie Brozovic al limite, che salta Kessié e prova il sinistro a giro. La deviazione di Kalulu costringe Maignan a calare la prima parata del suo primo tempo.

In alternativa, come detto, si cercava Barella. Un esempio concreto arriva al minuto 25, quando Bastoni riconquista fermando sul nascere la transizione del Milan, come accadrà sempre nell’arco di tutta la gara, in cui le galoppate rossonere saranno sempre bloccate sul nascere. A quel punto Barella si apre sulla destra fuggendo da Tonali, mentre Dumfries si alza a fare l’ala occupando Theo. A quel punto Bastoni lo trova tagliando il campo in diagonale, e il 23 nerazzurro ha tempo e spazio per fare la giocata. Aspetta l’incrocio delle due punte, e allarga per Dumfries, che può servire il taglio di Dzeko alle spalle di Theo. Romagnoli esce sull’esterno e contrasta il cross del bosniaco, ma la palla rimane lì, e allora l’ex Roma la mette al centro trovando Lautaro, che spalle alla porta con Kalulu addosso riesce ad addomesticarla per Barella. Il centrocampista prova il mezzo esterno destro, fuori di poco.

Altra componente fondamentale di questo primo tempo di marca interista è l’intensità del pressing, che non na permesso al Milan di ragionare. La fotografia di tutto ciò la si ha al minuto 28, quando ormai era chiaro che mancava poco al vantaggio nerazzurro. Saelemaekers gioca con superficialità un pallone orizzontale per Bennacer, intercettato da un grande sforzo di Dzeko. Barella può sgasare in transizione, mentre Lautaro si apre alla sua destra e viene servito. Dumfries ha l’intelligenza di andare lui ad occupare quello spazio lasciato libero dall’argentino, che serve il suo movimento e, grazie all’aiuto di Saelemaekers che buca l’intervento, lo mette a tu per tu con Maignan. L’olandese calcia molto potente ma anche molto centrale, e fa fare una bellissima figura al portiere francese.

ENTRA BRAHIM DIAZ

L’ingresso al 60’ dello spagnolo ha cambiato la partita. Il Milan, fino a lì non solo sprovvisto di qualità negli ultimi metri, ma anche di voglia, si sveglia dal sonno a cui l’aveva costretta l’Inter. Gli uomini di Inzaghi hanno pensato bene di limitarsi a controllare il vantaggio, accettando di abbassarsi difendendo a 5, e cercando nel contropiede l’episodio per chiuderla sul 2-0. In questo modo però, il Milan ha preso coraggio, e non si è più voltato indietro. Pioli ha messo dentro tutto l’estro che gli era rimasto in panchina, e i rossoneri hanno cercato con gli 1vs1 di venirne a capo (saranno 12 contro 3 i dribbling completati). Brahim Diaz ha messo in seria difficoltà, a differenza di Kessié, quello che fino a quel momento aveva le chiavi della partita in mano: Marcelo Brozovic. Il croato non è mai riuscito a trovare lo spagnolo in mezzo al campo, abile a girare cercando sempre di dare appoggio ai compagni, e soprattutto una volta ricevuta palla ha messo in mostra la qualità del suo primo controllo e del suo ambidestrismo per mandare in crisi il mediano interista. Non a caso è arrivato il giallo per lui in uno dei 2 dribbling completati sui 3 tentati dallo spagnolo. Finalmente si è rivisto il giocatore che prima del Covid stava trascinando la squadra con la sua tecnica ad alta intensità, che lo rendono un problema per gli avversari. In più, la grinta che lui ha impersonificato, ha contagiato tutti. Da qui nasce il pareggio. Con l’Inter a cercare il contropiede del 2-0 e che si fa trovare sbilanciata sulla palla riconquistata da Giroud. Un moto d’orgoglio personale che ha ridato il pareggio e la vita ai suoi compagni. A quel punto l’asse della gara si era spostato, con i nerazzurri incapaci di ricominciare a giocare come hanno fatto nel primo tempo. È iniziato un assedio rossonero che ha portato la squadra a ribaltarla in pochi minuti. Una riconquista alta di Bennacer rilancia l’azione, con il Milan ormai nella metacampo interista. Il giro palla porta la sfera, che non può non passare in questo secondo tempo da Brahim Diaz, verso Calabria, che è sulla trequarti, e vede il movimento di Giroud ad aprirsi verso destra. Imbucata precisa per il francese che, dopo la grinta, ci mette tutta la sua qualità e genialità in questo stop orientato con il tacco per liberarsi il sinistro del 2-1 e della vittoria. Un cambio e un gesto hanno cambiato il derby, a dimostrarci ancora una volta che l’insegnamento di Tory Burch non l’abbiamo imparato: “Non sottovalutare mai l’impatto che può avere una piccola azione”.

CONCLUSIONI

È così, i derby viaggiano sul filo degli episodi e delle emozioni, che squarciano la tela che fino a quel momento era dipinta, e ci restituiscono un quadro nuovo, che spesso ci lascia interdetti. Per questo abbiamo bisogno dei numeri. Gli xG ci parlano di un equilibrio sostanziale, 1.02- 1.05, ma andando a leggere meglio il dato capiamo l’andamento della gara. Nel primo tempo l’Inter ha prodotto 0.94 xG, quindi solo 0.08 nel secondo. Viceversa, il Milan ha creato occasioni da gol per un xG di 0.93 nel solo secondo tempo. 45 minuti a testa quindi, che devono far rabbia ai tifosi interisti, perché il piede dall’acceleratore è stato levato troppo presto. Una sconfitta che somiglia sinistramente all’unica altra subita in questo campionato, contro la Lazio, anche lì rimontata dopo l’1-0 del primo tempo. Come è stata raggiunta dalla Juventus, come ha rischiato di succedere anche con il Napoli, dove è arrivata la prima delle sole due vittorie nei big match per Inzaghi e la sua squadra. Quando l’Inter decide di rintanarsi come lo scorso anno per cercare la transizione vincente, o come faceva anche la stessa Lazio del tecnico piacentino, vengono meno gli interpreti, su tutti Lukaku. Questa squadra deve fare di necessità virtù e, se non imparerà che non può permettersi di mollare e di lasciare il pallino all’avversario, allora rischia di non ripetere la vittoria dello scorso anno.

Di contro, un Milan che ha dimostrato di non morire mai, che ha vinto cinque scontri diretti perdendone solo uno con il Napoli, e che anche adesso che la sua qualità e le sue trame collettive vengono meno può aggrapparsi sempre alla sua anima. Pioli si sta affidando nell’ultimo periodo ad un gioco più diretto verso le sue punte, cercate spesso con palla alta, e agli 1vs1 che hanno reso imprescindibile Leao, e stanno facendo guadagnare importanza a Messias. Se anche Brahim Diaz è veramente tornato, allora sottovalutare questo Milan come ha fatto l’Inter è una tentazione su cui è meglio non cadere.

”È suadente sottovalutare un nemico ma è anche spesso fatale” (Sun Tzu)

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