Il ritiro di Agüero, cuori che “tradiscono”

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Non si può certo dire che quella del Kun Sergio Agüero sia stata una vita in vacanza: 380 gol dal 2004 ad oggi tra campionati e coppe, 47.905 minuti giocati a tutta birra tra Independiente, Atletico Madrid, Manchester City e 5 presenze al Barcellona, 52 gol nella nazionale argentina tra nazionale maggiore, under 20, under 17 e under 21 olimpica. A 33 anni e con una carriera ricchissima anche di prestazioni e di titoli, di riconoscimenti e di soddisfazioni, Agüero è costretto a lasciare il calcio giocato a causa di un’aritmia cardiaca maligna, scoperta dopo aver accusato un dolore al petto e difficoltà respiratorie alla fine del primo tempo di Barcellona-Alaves a fine ottobre. Gli ultimi esami non hanno lasciato dubbi. Quel cuore che gli ha donato tanto in 24 anni di carriera tra Argentina, Inghilterra e Spagna sembra quasi abbia chiesto il conto di quel dono. Quel cuore, mai fermo a distribuire le energie per rapidità e intelligenza tattica, sembra quasi aver “tradito” l’attaccante classe ’88, considerato uno dei migliori attaccanti talentuosi della sua generazione. E quando è proprio il cuore a tradire, si sa, tutto cambia, tutto si trasforma e niente è più come prima. Imprevedibile. Nel pallone come nella vita. Quella di Agüero ha sicuramente subito una rivoluzione, si può dire, dall’oggi al domani.

Si dice che, in amore, un tradimento uccida soltanto gli amori che sono in realtà già morti, ma non sempre ce ne accorgiamo o vogliamo ammetterlo a noi stessi. Non è questo il caso perché Agüero, nonostante l’indigestione di reti, era ancora affamatissimo di gol con cui arredare il suo nuovo appartamento spagnolo. Non è questo il caso perché il suo amore per quella sfera che corre veloce è più che mai vivo e vegeto. E chissà, anzi, che, in un altro ruolo, questo amore non possa addirittura ulteriormente vivacizzarsi di nuova forza e passione. Il nostro cuore a volte può anche ingannarci. Ma, mettendoci ad ascoltarlo bene da soli, senza rumori di sottofondo e senza filtri attorno, quella voce ci racconterà e ricorderà che la sete naturale e spontanea delle nostre passioni, che ci portiamo dentro e che ci sforziamo di vivere, nessuno potrà mai placarla. Cambierà soltanto il modo di berla. E Agüero di amore, soprattutto nel vivere, ne vuole mettere ancora tanto. Di amore e di sogni.

P.S. – Perché intitolare una rubrica “Autogrill”? Immaginate di trascorrere là un’intera giornata: in 24 ore quante storie vedreste e ascoltereste? Quante persone incontrereste e osservereste? Quanti gesti, parole e situazioni, che rimandano a luoghi vissuti da tanti altri volti? E’ quello che si proporrà di fare questa rubrica: approfondire, dal campo o fuori dal campo, delle storie che si conoscono e rilanciare delle storie che si conoscono poco. Raccogliere respiri di vita, attimi di condivisione, istanti dove cogliere l’essenziale nei particolari, briciole di esistenze in un luogo sì preciso ma di passaggio. Come in un autogrill, appunto, un luogo in cui tutti passano per un minuto o per un’ora, un luogo dove s’incrociano casualmente esistenze, incontri ed emozioni….

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