ANGOLO JUVE – Bassa risoluzione

Angolo del tifoso Focus On Juventus
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Tempo di lettura: 4 minuti

Non è un giorno qualunque di campionato, questo. È mancato Diego Maradona, ed il calcio è un po’ tanto più solo, dall’Argentina agli angoli più remoti del mondo in grado di amare il pallone di cuoio. Tanti di noi, negli ultimi giorni, hanno riguardato le immagini di un calcio che non c’è più, di talenti che spesso ci sono stati solo raccontati, di miti scavati nei meandri di YouTube quando di internet non c’era nemmeno la lontana idea.

È con Maradona e Platini nella mente che mi accosto alla partita di oggi, e forse è per questo che la mia valutazione manca assolutamente di tenerezza.

I ragazzi di Mister Pirlo affrontano il neopromosso Benevento di Pippo Inzaghi, protagonista di una storica cavalcata in Serie B.

Pirlo decide stasera di lasciare a Torino Cristiano Ronaldo, visto il tour de force che attende la squadra nelle prossime settimane. Nonché il tour di cash che ogni partita vinta in Champions apporta alle casse societarie. Ma questa è un’altra storia, e noi non siamo attaccati alle banconote. Cristiano lo vogliamo solo far riposare, perché ha trentacinque anni ed è giusto che colui il quale fa goal con la stessa facilità con cui io compro borse scontate, resti a casa.

Alla fine,, quindi il portoghese la guarda dal divano, e ad attaccare la squadra di Inzaghi ci vanno Dybala e Morata, quest’ultimo in stato di grazia, lo sappiamo tutti. Il primo, ancora con i suoi fantasmi, ma mi perdonerete se sono ripetitiva ed eccessivamente sentimentale: ogni volta che vedo il 10 bianconero con la fascia da capitano al braccio, mi sembra di sognare. E mi sembra che ci sia una qualche remota possibilità a questo mondo di rivedere, seppur molto lontanamente, quel talento di una volta di cui vi parlavo prima.

I primi quarantacinque minuti sono di puro dominio bianconero, e ne bastano venti ad Alvaro Morata per insaccare meravigliosamente di sinistro alle spalle di Montipò, grazie ad una sventagliata assolutamente esaltante  di Federico Chiesa.

Dopo di ciò, pigiama di flanella, ciabatte e tisana alla valeriana.

Il nulla cosmico, che purtroppo per me passa dai piedi di Paulo Dybala, che sembra essere su un’altra galassia. Un piatto troppo, troppo debole la sua prima occasione di mettere il pallone in porta, poi il calcio di punizione troppo alto. Ma è proprio la poca solidità in campo a dare consistentemente sui nervi di noi poveri gobbi affamati di gioco e goal. Non c’è la consapevolezza in campo che noi virtualmente sulle gradinate veniamo da anni di passaggi indietro al portiere e uno a zero, il che andava anche bene fino a che faceva vincere i campionati, ma sembra essere regredita anche quella a tecnica di ripiego.

Tek Szczesny fa un vero e proprio miracolo su un tiro di Schiattarella, ma i miracoli non accadono due volte, altrimenti non sarebbero miracoli. Allora ci pensa Gaetano Letizia, sull’evoluzione di un calcio d’angolo, a riporre con un destro tagliente il pallone nella porta del polacco. Buonanotte a tutti.

Il secondo tempo è un’accozzaglia di spintoni, rotolamenti a terra, urla, proteste e tutte le cose inutili che ai tempi dei due che vi ho citato all’inizio non esistevano, non servivano. Nemmeno l’ingresso di Kulusevski è utile alla causa, e nemmeno quello di Bernardeschi, ma questa non è una novità.

Sprechiamo ancora un paio di occasioni, di nuovo con the last man standing Morata, ed il problema fondamentale è che il Benevento non ha mai paura quando siamo nella loro metà campo. Al contrario invece mi tocca rifugiarmi sotto le coperte per non vedere quello che potrebbe succedere. Il pressing finale non mi consola affatto. Che c’è da pressare se non c’è un benedetto calciatore a tirare in porta che non sia Alvaro Borja Morata Martin?

Si sarà innervosito pure lui, dato che dopo il fischio finale rimedia anche un rosso carminio per proteste. Che meravigliosa serata.

Allora, io ottimista nelle eliche del mio DNA, devo dirlo: sono preoccupata. E molto, anche. E non lo ero in quel viaggio incredibile del 2015, in cui ritrovammo noi stessi dopo una quantità innumerevole di giornate e andammo a prenderci l’ennesimo scudetto consecutivo.

Stavolta, lo giuro, non so dove stiamo andando. Mi sembra lo sappia Morata, lo sappia Cristiano, ma non tutti gli altri. E mi sembra che non ne sia altrettanto a conoscenza Paulo Dybala.

Sogno, continuerò a sognare di rivedere quel calcio, quello di Maradona e Platini in cui con il pallone il campo non c’erano altri pensieri che tenessero. Sogno di mostrare un giorno ai miei figli i video del Dieci argentino della Juventus, e spero con tutta me stessa di poter dire che ho visto Dybala giocare.

Ma prima di allora, lasciatemi ancora guardare quelle immagini sfocate. Che non mi sono mai sembrate più nitide.

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