ANGOLO DEL TIFOSO JUVE – Se non sarà sereno, si rasserenerà

Focus On SERIE A
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Ci sono giorni in cui restare a letto è il minimo per la propria salute mentale. In cui in realtà l’andazzo della giornata lo capisci dal momento in cui apri gli occhi, il soffitto è diverso, la luce del sole è fastidiosa, il caffè è più camomilla del solito.

Io stamattina mi sono svegliata così, e secondo me lo ha fatto anche Moreno Longo, l’allenatore del Torino, oggi coprotagonista della Juventus in questo Derby ad un orario inusuale, alle cinque e un quarto, l’orario in cui più o meno termina la controra. La siesta, il pisolino pomeridiano, chiamatelo come più di addice alle vostre radici territoriali.

La controra è un momento bellissimo della giornata. Ti permette di resettare, di dormire sulle piccole sfortune della mattina, e di godere appieno del resto della giornata che, state pur certi, migliorerà. Non poteva non migliorare almeno a livello di campo, dopo la memorabile prestazione di Genova. Mia madre, completamente a digiuno di nozioni calcistiche, ad una settimana dalle fantasmagoriche opere del terzetto Dybala-Ronaldo-Costa, mi ha assolutamente sorpresa confidandomi di aver rivisto il goal di Douglas Costa, che “come ha fatto quello ancora me lo sto chiedendo”. L’orgoglio di qualunque figlia pallonara.

Insomma, ci ho dormito su. Sapevo che il pomeriggio avrebbe riservato alle mie stanche sinapsi consumate dal logorio della vita moderna un sospiro di sollievo. In realtà ancora mi sorprendo da quanto la vita possa sorprendermi a sua volta, per cui mi conviene quasi fare una lista di cose belle, da rileggermi quando avrò di nuovo una mattinata difficile, magari.

  1. La partita.

Longo ha detto nel post partita che il Toro ha fatto il match. Io probabilmente sarò stata ancora stordita dall’effetto cuscino in faccia postprandiale, ma togliendo la prima mezz’ora in cui c’è stata praticamente una sola squadra in campo, e non era quella con la maglia granata, mi è sembrata una situazione abbastanza equilibrata.

Che poi di equilibrato, quando c’è Paulo Dybala di mezzo, c’è ben poco. Nel bailamme generale del calciomercato estivo oggi leggevo di Griezmann. Sarò tacciata di blasfemia, o forse no, nel dire che non c’è Griezmann di cui mi interessi parlare. Mi interessa rinnovare la firma del ragazzino di Laguna Larga, mi interessa renderlo il nuovo Alessandro Del Piero e mi interessa che mio nipote mi implori di regalargli la sua maglietta anche tra dieci anni. La dirigenza sappia che sono pronta a fare lo sciopero della fame in caso di mancato rinnovo. Digiuno intermittente, sia chiaro.

Il raddoppio passa per un ispiratissimo Juan Cuadrado, che corre e prende a morsi la fascia come se il suo corpo non sentisse il sudore scorrere a fiotti. Nota di dolore: l’ammonizione per lo stesso Dybala, che salterà il Milan: stessa sorte per il povero De Ligt, che con quelle manine sempre un po’ scomposte in area di rigore ci toglie la soddisfazione del clean sheet su rigore del Gallo Belotti, ma che possiamo anche perdonargli visto il risultato del match e viste anche le prestazioni ormai consolidate del gigante biondo. Anche il povero Djidji mette la sua firma sul match, ma nella porta sbagliata. Citofonare Koulibaly per ulteriori approfondimenti sul tema.

  1. Cristiano Ronaldo

Non che non ci provi ad ogni partita, sia chiaro. Le statistiche dei ben informati mi dicono che ci abbia provato per ben altre quarantadue volte da quando veste la casacca bianconera a fare i suoi tre passi prima di lanciarsi verso il pallone su calcio piazzato, sguardo concentratissimo e fuoco nelle pupille. Poi però si schianta puntualmente contro la barriera.

Tranne oggi.

Tranne oggi, perché Cristiano riesce a battere il povero Sirigu, impegnato finché ha potuto a limitare la goleada bianconera. Oggi è il giorno in cui il fato ha voluto che Cristiano terminasse il suo digiuno di goal su calcio di punizione, per uno che fino a quando non è arrivato a Torino calciava in porta con la stessa facilità con cui io faccio il bis di gnocchi alla sorrentina di mia madre. Mio nipote, spettatore con me del secondo tempo del match, si è coperto le orecchie sul goal di Cristiano, dato che le mie corde vocali si sono liberate dopo un digiuno lungo due anni: “Non mi piace quando urli così zia!”. Scusami amore mio, ma se vuoi il completino nuovo devi sopportare anche questo. Metodo Montessori, questo sconosciuto.

  1. Gianpiero Boniperti

Con il goal di oggi, Cristiano raggiunge una classifica fatta da signori che hanno scritto pagine gloriose di questo club, nel segnarne venticinque con la divisa di Madama in una sola stagione di Serie A. Volenti o nolenti, questa giornata sa parlare solo di storia. Nel giorno in cui CR7 scrive il suo nome nell’albo d’oro della Juventus, compie novantadue anni Gianpiero Boniperti, presidente onorario del club, che in quella stessa classifica ha inciso le proprie iniziali, così come i suoi due compagni di merende del tempo: John Charles, e Omar Sivori, l’ultimo a raggiungere il traguardo dei venticinque goal nella stagione 60/61. Boniperti ci portò Alex Del Piero: ve ne aggiungo uno, semmai aveste ancora bisogno di motivi per ringraziarlo.

  1. Gianluigi Buffon

Quando parlo di lui, mi sembra di parlare di me stessa. Perché sono cresciuta con lui, perché buona parte di queste seicentoquarantotto presenze in Serie A sono parte integrante della mia vita. Sono una delle cose belle della mia vita, soprattutto. Ho una sincera quanto umana paura della fine delle cose belle: chi non ne ha. Ma quando succederà, sapremo di aver vissuto insieme tutto ciò che c’era da vivere, saprò di aver visto volare tra i pali il portiere più forte della storia, l’uomo che ha lasciato che io mi innamorassi del calcio.

E vederlo ancora lì, a battere un altro record, seicentoquarantotto partite dopo, mi ha rassicurata.

La mia giornata poteva ancora sorridere, la Champions che sentirò tanto mia quanto sua può ancora arrivare.

La nostra storia insieme, nonostante i secondi posti, le ferite, i rigori non parati, è ancora tutta lì.

Ed è ancora tutta da scrivere.