Fiorentina, Commisso: “Stiamo lavorando per tornare in campo, a Firenze siamo tutti più uniti”

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Rocco Commisso, presidente della Fiorentina, è intervenuto durante la trasmissione Tutti Convocati su Radio 24. Queste le sue parole, come riportate da TMW:

Qual è la sua visione della situazione negli USA e a New York?
“Ho visto cosa è successo in Italia e qui siamo più preparati rispetto a voi. A New York non vanno tanto bene ma gli Stati Uniti sono più controllati rispetto al nord Italia. Nella mia azienda ci sono pochissimi casi, noi portiamo internet nelle case di tutti, stiamo andando bene negli affari. A Firenze e in Italia invece non siamo ok”.

Come sta passando questo periodo?
“La famiglia Giambelli aveva un ristorante qui a New York, hanno lasciato un ristorante, ed hanno messo quasi 50mila euro per aiutare, è la più grande donazione che arriva dall’America. Noi altri italo-americani stiamo facendo il nostro per aiutare gli italiani e l’Italia. Il nostro è il più grande fondo di donazioni verso l’Italia, sono orgoglioso perché sono arrivate più di 2300 donazioni, piccole e grandi, dal popolo viola. Questi soldi verranno dati a ospedali, infermieri, dottori: è importante per curare la povera gente afflitta da questa malattia. Ringrazio tutti e la prima linea di Firenze, degli ospedali, grazie per cosa hanno fatto. Io sono in casa da oltre tre settimane con mia moglie e mia figlia, come la maggior parte dei fiorentini. A Firenze ho mio figlio, idem Joe Barone che è assieme al suo. Si va avanti a lavorare però ogni giorno per la Fiorentina e per il futuro del calcio”.

Com’è l’umore all’interno del club viola?
“Abbiamo avuto casi tra i giocatori e casi tra i dipendenti medici. Sono stati anche in ospedale alcuni. Umanamente siamo tutti più forti e vicini. Ci vogliamo ancora più bene. Il desiderio dei calciatori è quello di tornare fuori e giocare. Nella Fiorentina, con i sacrifici che abbiamo fatto tutti, siamo ancora tutti più vicini. Ho parlato con tutti i calciatori della prima squadra, anche con gli allenatori e con i dipendenti. Ogni giorno provo a parlare perché hanno bisogno di me”.

Qual è la sua posizione in merito alla stagione in corso?
“Per il bene del calcio, sarebbe bene finire la stagione, ma prima viene la salute. Dobbiamo essere sicuri perché la salute viene prima e il business viene al secondo posto. Se possiamo non prenderci rischi, soprattutto per i giocatori, speriamo di poter andare avanti. Se questo non può succedere, non possiamo rovinare la prossima stagione. Dobbiamo guardare anche avanti e pensare al business del calcio. Gli investimenti devono essere guardati anche a lungo termine e non solo a quello breve. Dobbiamo trovare una soluzione per il calcio che è un’azienda importante per l’Italia”.

Tebas ha detto che la situazione economica del calcio italiano è peggiore di quello spagnolo o tedesco, come uscirà il calcio italiano da questa situazione?
“Nello spazio di pochi mesi abbiamo messo sul tavolo più di 300 milioni, la più grande cifra mai messa da una persona nel calcio italiano appena arrivato. Ho avuto una grande perdita e posso andare avanti perché alle spalle ho una grande azienda come Mediacom. Ma non tutti sono nella mia stessa situazione, ci sono anche altri club in Italia che forse non potranno andare avanti senza qualche aiuto dal Governo o da parte dei giocatori. L’aiuto più a lungo termine sarà quella di poter sbloccare gli stadi e le infrastrutture. Quelli che vogliono investire devono poterlo fare, il governo deve capire questo. L’Italia e il calcio devono avere infrastrutture moderne. Abbiamo acquistato il terreno per il centro sportivo più grande d’Italia, anche se adesso siamo tutti fermi. Volevamo finire entro il 2021, che è una cosa grandiosa per la Fiorentina e per il calcio. Si deve fare qualcosa per le persone che vogliono investire nel calcio, ci vuole la politica che deve cambiare le leggi che non sono buone. Speriamo che possano farlo sia nel calcio ma anche per il resto dell’industria: ci vuole meno burocrazia per importare più soldi dall’estero”.

Cosa pensa del taglio degli stipendi?
“Noi avevamo una rosa che veniva valutata 300 milioni e a gennaio abbiamo fatto il più grande investimento in Italia per il mercato. Se li avessi fatti oggi quegli investimenti avrei risparmiato 30-40 milioni. Tutti i club hanno perso tanti milioni come valutazioni delle rose. C’è una grande flessione che cambierà il mondo e dunque anche il calcio. Quello che la Lega ha proposto, è giusto. Prendo l’esempio della Juventus con i giocatori che hanno deciso di tagliare oltre 90 milioni di euro di ingaggi. Questo è importante perché i giocatori sono il più grande costo delle aziende, e se i giocatori non fanno la propria parte, si rovinano con le loro mani. Devono pensare anche al futuro e non solo al presente visto che i soldi li prendono comunque. Ognuno deve fare la propria parte, noi abbiamo fatto la nostra parte perdendo decine di milioni di dollari in questi mesi. Quello che chiediamo ai giocatori è un minimo sforzo, sono il costo più alto per i nostri club. Il 60-70% dei ricavi vanno ai giocatori. Per me il loro sarebbe un piccolo sacrificio. Per come la vedo io, per tutto il sistema calcio, serve un sacrificio. Se non lo possono fare loro, che succede in Serie B, C o D? Loro non prendono mica questi soldi… Facciamo la nostra parte per salvare il futuro del nostro calcio”.

Si può riaprire un discorso sulla Mercafir?
“Il bando doveva chiudersi oggi ma grazie al decreto finirà a metà maggio. Per prima cosa, venendo dall’America credo sia stupido fare un bando se l’investimento lo deve fare la Fiorentina e Commisso. Se sono l’unico a poter fare l’investimento, perché devo fare un bando? Poi c’è un altro concetto forse mai descritto: il giorno che faccio l’investimento, le tasse da pagare al Governo mi costano cinque-sei volte. Da 500-600 mila euro all’anno, passerei a 1,8 milioni. Il vecchio stadio, che è stato costruito nel 1932, viene considerato come un monumento nazionale, ma io credo che ci sono tanti monumenti in Italia più importanti di uno stadio. Andiamo a salvaguardare i monumenti storici davvero. Per me nel calcio i monumenti sono le persone. Noi stiamo lavorando, insieme a Joe Barone, il mio braccio destro, per fare una nuova legge in Italia che possa favorire tutte le squadre in Italia che vogliono fare nuovi impianti. Il problema numero uno del calcio italiano è che non ci sono le infrastrutture moderne e di proprietà”.

Sta pensando alla Fiorentina che verrà?
“Ogni giorno ci penso: vogliamo giocare. Sono arrivato a giugno, in ritardo e dovevamo prendere molte decisioni. Non abbiamo fatto un mercato eccellente in estate. Abbiamo iniziato male, abbiamo dovuto cambiare allenatore, abbiamo portato Iachini e stavamo andando bene dopo un mercato di gennaio dove abbiamo preso molti giocatori preparandoci non solo per la seconda parte del campionato ma anche per l’anno prossimo. Non sono venuto in Italia per far sì che la Fiorentina sia la principessa della lotta retrocessione, la Fiorentina deve tornare a essere una delle sette squadre principali del campionato. Quando ci torneremo non lo posso dire ma stiamo lavorando per questo. Senza ricavi dalle infrastrutture, non si possono fare investimenti sui giocatori visto che il fair play finanziario ci limita in questo senso”.

Pare che Renzi abbia detto che Chiesa giocherà all’Inter?
“Renzi pensi alla politica. Lui è un grande tifoso e un amico. Per quanto riguarda ilc alcio ci penso io. Un anno fa ho mantenuto la promessa. Sono convinto che i nostri giocatori siano più convinti di restare rispetto che lasciare il club. Ma non ho parlato con lui recentemente perché non sono più potuto venire in Italia. Non si può parlare di queste cose al telefono”.

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