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Callejon e Sarri: questione di… emozioni

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Il Napoli ha vinto la Coppa Italia! Tante immagini, tanti frame, eppure ce ne sono due che mi hanno colpito: due immagini, una di Callejon e una di Sarri. Compagni prima, nemici sportivi, poi. Eppure queste due immagini, tanto diverse ma forse anche tanto simili, sono ricche di emozioni. Quelle che solo il calcio, nel bene e nel male, riesce a trasmettere.

CALLEJON: LACRIME SOLITARIE

Sette anni sono un’eternità, soprattutto nel calcio moderno dedito al denaro e al voltafaccia. Sette anni di vittorie e sconfitte, gioie e dolori. Nella giornata di ieri, tutto il popolo partenopeo ha esaltato Dries ‘Ciro’ Mertens, un belga che ha scelto di essere napoletano. Eppure, tra gli uomini in campo, ce n’è un altro che merita particolare menzione: lui, Josè Maria Callejon da Motril.

Sette anni di leadership silenziosa, sette anni al top. Eppure qualcosa è finito. E’ il ciclo della vita. Callejon, con ogni probabilità, lascerà Napoli alla fine della stagione. L’immagine, bella e triste allo stesso momento, chiude un capitolo. Bellissimo.

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Quello di uno spagnolo che ha dato tutto per una maglia, prendendosi i giusti riconoscimenti e le giuste consacrazioni, ma anche demeriti e rimproveri. Eppure, c’è sempre un eppure. Calleti festeggia in solitaria e non riesce a trattenere le lacrime: lacrime di gioia e tristezza allo stesso tempo. Felicità per il trofeo conquistato, tristezza perchè, probabilmente, il suo percorso a Napoli è giunto alla conclusione.

E’ questione di emozioni. Quelle che il cavaliere silenzioso dello spogliatoio azzurro non ha saputo nascondere.

SARRI: WHY ALWAYS ME?

L’altra foto, invece, è quella di Maurizio Sarri. Il comandante che ha portato Napoli e il Napoli ad un passo dal sogno, passato poi ai nemici dichiarati, i bianconeri di Torino. Ieri sera poteva essere la serata giusta per “avvicinarsi” ai suoi nuovi tifosi. Eppure, anche in questo caso, qualcosa non è andato.

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L’immagine lascia poco spazio alle interpretazioni. Il toscano, anche lui, è solo in panchina. La sua espressione preoccupata cela tutto un mondo di emozioni. E’ stato lasciato solo Sarri. Il suo progetto, per il momento, fa acqua da tante parti. Non da tutte, però, perchè la vittoria del campionato e un buon cammino in Champions League potrebbero risollevare la stagione. Eppure, ad oggi, i suoi primi mesi in bianconero sono assolutamente fallimentari. Gioco non pervenuto, idee smarrite, mancanza di personalità e campioni che non riescono ad accendersi. Non è tutta colpa di Sarri, sia chiaro. Ma la “confusione” che l’allenatore ha è la fotocopia della Juventus che si è vista in campo.

Quella foto, però, si può vedere anche con occhio malizioso: magari Maurizio, preso dall’indole da tifoso, avrà provato una fitta al cuore ad essere “dall’altra” parte e non poter gioire per una vittoria, che, sotto sotto, è anche sua.

CALLEJON E SARRI: QUESTIONE DI… EMOZIONI

Questa finale di Coppa Italia lascerà tante immagini nei cuori di noi tifosi e addetti ai lavori. Dalla scenografia della Rai per mascherare lo stadio vuoto alla premiazione particolare, non trascurando l’immagine iconica di Sarri, De Laurentiis e Agnelli sullo sfondo, o quella di un omone di due metri che si commuove cantando l’inno di Mameli. Tante immagini, tante emozioni.

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Perchè, alla fine, il calcio è emozione.

Come le lacrime di Josè Maria Callejon per la vittoria e per l’addio, come la disperazione di Maurizio Sarri che interpreta il ruolo del capro espiatorio di una squadra che sembra, per il momento, aver perso motivazioni e mentalità.

Questione di… emozioni.

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