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Milan, la storica debacle del 1997: 23 anni di gioie e dolori
Stadio San Siro, 6 aprile 1997. Di scena va una delle sfide storiche del nostro campionato che vede di fronte due tra le squadre che più hanno vinto nel nostro Paese. Il Milan del ‘secondo Sacchi’ ospita la Juventus di Lippi in quella che si rivelerà poi una delle sfide più memorabili ed insolite tra le due compagini.
I rossoneri approcciavano alla sfida con numerose assenze, su tutte quelle di Billy Costacurta, Demetrio Albertini e George Weah; mentre gli ospiti erano in rampa di lancio. Una squadra che verrà poi definita come una delle Juventus più forti di sempre, e che l’anno prima aveva vinto la Champions (l’ultima della sua storia).
Il passivo risulterà catastrofico, con gli ospiti che si imporranno con un sonoro 6-1. Risultato che fino ad allora era merce sconosciuta per il Diavolo, che mai aveva subito 6 reti in una partita tra le mura amiche. Jugovic apre le danze, poi Zidane su rigore porta il match all’intervallo sul 2-0. Nella seconda frazione i bianconeri dilagano: ancora Jugovic, due volte Vieri e Amoruso mentre il gol rossonero di Marco Simone serve soltanto per appuntare al tabellino il cosiddetto “gol della bandiera”.
Una partita che rimarcò l’egemonia della Juventus, quell’anno vincitrice del campionato, sancendo invece per il Milan il punto più basso di una stagione che la condannerà all’undicesimo posto in classifica finale.
Tuttavia si parla sempre di una grande classica, e le soddisfazioni non sono mancate nemmeno per i lombardi. Come nel 2003 quando spedirono a casa la Juventus nella finale di Champions League.
Ma gli anni 2000 rappresentano in un’ottica più generale uno dei cicli più vincenti della storia milanista, soprattutto in campo internazionale con le due vittorie nella massima competizione continentale targate Carlo Ancelotti.
Tanta la gloria così come ruvido è il declino di quest’ultimo decennio, mortificante per una squadra dalla caratura di una portata imponente come quella rossonera. Declino dal quale si prova ogni anno ad uscire, inceppando a più riprese nel nulla di fatto.
IL PRESENTE TRA LE MACERIE E LA VOGLIA DI RICOSTRUIRE
Un nulla di fatto sostanzialmente rappresenta l’attuale stagione del Milan, che fino a quando è stato possibile giocare per le vicende che ormai ahinoi sappiamo, ha regalato pochi alti ma soprattutto molti bassi.
Il peccato originale rimane senza dubbio la scelta tecnica di Marco Giampaolo, che si è dimostrata qualche mese più tardi scriteriata o, per meglio dire, incompresa. Un equivoco tattico cercato di risolvere, così come fatto seppur in maniera parziale, dall’ingaggio di Stefano Pioli. L’ex Fiorentina ha avuto il merito di stabilizzare la situazione, grazie soprattutto al ritorno a San Siro di Zlatan Ibrahimovic.
Con l’avvento di quest’ultimo ne hanno senza dubbio tratto giovamento in tanti: dall’ambiente, che ha subito una sorta di elettroshock benefico, alla squadra, con giocatori che col suo riflesso sono cresciuti in maniera esponenziale (Rebic in primis).
Ciononostante il futuro dello svedese è ancora un rebus da decifrare, anche se in realtà tutto l’impianto tecnico-tattico-societario oggi è sul banco degli imputati. C’è tanta voglia di rinfondare, per l’ennesima volta verrebbe da dire, con un personaggio che a livello societario ha preso ormai stabilmente i pieni poteri. Parliamo dell’AD Ivan Gazidis, che non è tanto un eufemismo dire che ha fatto attorno a sè terra bruciata. Prima l’epurazione di Boban, vicenda che si trascinerà forse in tribunale visti i risvolti polemici della situazione, e quella prevista di Paolo Maldini.
Dallo stesso Gazidis dipenderà il futuro del tecnico Pioli, anche se a dire il vero il suo destino sembra essere segnato. All’orizzonte spicca sempre il nome di Ralf Rangnick, su cui il pressing rossonero preme ormai da mesi.
L’odore di una rivoluzione, l’ennesima di questi travagliati anni, è nell’aria. La voglia di ripartire e ritornare ai fasti di un tempo è tanta, ma la storia lascia ben sperare ai tifosi milanisti. Il Milan nel suo DNA ha ben presente la parola ‘rinascita’. È rinato dopo quel 6 aprile 1997 e con ogni probabilità ritornerà a farlo. È la storia che lo certifica, visto che “Dopo Istanbul c’è Atene”. Un motto diventato un cult in questo periodo drammatico, nella speranza in casa rossonera che ciò verrà trasferito alla realtà nell’attesa di tempi migliori.
