Approfondimenti
ZONA CESARINI – Liverani, romanista sotto le ali dell’aquila
In occasione del compleanno di Liverani, riproponiamo un nostro piccolo omaggio al talento romano…e romanista.
LIVERAAAAANI NUN ME SBAJA’ ER CROSSE
https://www.youtube.com/watch?v=suh2zEPcjzA
Volente o nolente, gran parte della storia recente del Perugia (e quindi del nostro eroe di giornata) parte da qui. Il nuovo Perugia di Gaucci entra a gamba tesa in seria A, con giocatori dal futuro radioso e un allenatore tra i più simpatici e pittoreschi di sempre, oltre che bravo per la sua categoria. Talmente pittoresco da meritarsi l’imitazione di Crozza, all’epoca segno distintivo più di una stella sul Sunset Boulevard.
In realtà, la storia di Fabio parte da prima, dalla Tuscolana, sui campetti della Romulea prima e della Lodigiani poi. E’ nel 2000 che il ragazzo arriva in A, spostandosi da Viterbo a Perugia e prendendosi il centrocampo biancorosso.
Il ragazzo, romanissimo di madre somala però, è un esempio di come la testa e il carattere distinguano il professionista dalla foca da circo.
17 giugno 2001
Quel giorno è abbastanza importante. La Roma vince il suo terzo scudetto e la città è invasa di persone, bandiere, colori. Tifosi in delirio, gente che per una settimana non è tornata a casa. Tra questi c’è anche Fabio in una foto che per forza di cose fece il giro del web
La cosa non creerebbe scandalo, anzi, se il settembre successivo, a campionato iniziato, la Lazio non decidesse di avvalersi delle sue prestazioni sportive. L’inizio non è facile. Molti tifosi biancocelesti non lo accettano e tra i tanti “attestati di stima”, non mancano gli insulti razzisti dei pochi (ma sempre troppi) trogloditi che ogni squadra ancora oggi annovera tra le sue fila: “Liverani spia”, “Liverani negro”; “Bastardo giallorosso” sui muri del centro sportivo, “Liverani raus”, “Maiale romanista” in altre zone della città, firmate con le svastiche.
“Sono cresciuto in un quartiere popolare, queste cose non mi spaventano. Penso solo alla Lazio“.
Così farà. Rimane a Formello cinque anni, vince una Coppa Italia, serve due assist nel “famoso” derby di Di Canio e non contento ne diventa Capitano. Da romanista dovrei odiarlo? Non odio gli uomini e non certo i professionisti. A calcio si gioca con i piedi, ma senza le palle, la Serie A non è una passeggiata.
Stima per Fabio e un pò di preoccupazione. Lo dico ai familiari: levategli i pasticciotti, fatelo per me.
