Angolo del tifoso
ANGOLO JUVENTUS – Il compitino non basta
La Juventus cade a Marassi, sconfitta 2-0 da un Genoa più concreto e intraprendente. Ehizibue e Baldanzi colpiscono nel primo tempo, approfittando di una squadra bianconera distratta e incapace di reagire con efficacia. La ripresa porta qualche tentativo in più, ma non cambia la sostanza: la Juventus torna a casa a mani vuote.
Dopo la vittoria di Lecce ci si aspettava una conferma. È arrivata, invece, una prestazione piena di vecchi difetti: poca incisività davanti, disattenzioni dietro e una manovra spesso prevedibile. Il Genoa non deve inventarsi nulla di straordinario; gli basta giocare con più convinzione.
Perché il possesso palla non è un fine e il nome sulla maglia non porta punti in dote. Si può anche superare la sufficienza con qualche buona giocata, ma quando l’avversario fa sul serio servono ben altre risposte.
Il compitino non basta.
Un primo tempo da dimenticare
Il Genoa parte meglio e al 12′ passa in vantaggio con Ehizibue, la cui conclusione, deviata da Cambiaso, beffa Vicario. La Juventus accusa il colpo e fatica a costruire una reazione credibile.
Il possesso è lento, gli spazi si chiudono e le idee scarseggiano. Il pallone gira, ma la difesa rossoblù raramente va in affanno. Perché tenere palla e creare pericoli sono due mestieri diversi, anche se a volte si tende a confonderli.
Al 28′ arriva il raddoppio: Vitinha avvia l’azione e Baldanzi firma il 2-0. La retroguardia bianconera si fa sorprendere ancora, mentre il Genoa raccoglie i frutti di una maggiore determinazione.
La Juventus prova a reagire e Kalulu ha una buona occasione prima dell’intervallo, ma non trova la porta. Un gol avrebbe potuto riaprire la partita; invece, negli spogliatoi si va sotto di due reti e con parecchie spiegazioni da trovare.
Il Genoa corre, lotta e sfrutta gli errori. La Juventus osserva. Non esattamente il programma ideale per una trasferta di campionato.
Il compitino non basta.
Una reazione tardiva
Nella ripresa Spalletti prova a cambiare qualcosa con gli ingressi di Zhegrova e Woltemade. La Juventus alza il ritmo e cerca di accorciare le distanze, ma il Genoa si difende con ordine.
Kolo Muani non riesce a concretizzare una buona opportunità, mentre Bremer cerca fortuna di testa sugli sviluppi di un calcio d’angolo. Qualche segnale arriva, ma la precisione negli ultimi metri continua a mancare.
Il problema è che ogni tentativo juventino sembra richiedere uno sforzo enorme. Il Genoa, invece, gestisce il vantaggio senza perdere la bussola. Una differenza che racconta più del risultato stesso.
Spalletti inserisce anche Boga e Cabal, cercando nuove energie. Zhegrova prova a rendersi pericoloso, ma la rimonta resta un’ipotesi più che una possibilità concreta.
Nel recupero Koopmeiners colpisce la traversa su punizione. È l’ultima illusione di una serata storta: il pallone non entra e la Juventus rimane a secco.
La reazione c’è stata, almeno a tratti. Ma arrivare tardi all’appuntamento con la partita significa spesso dover accontentarsi delle briciole.
Il compitino non basta.
Nessun alibi, per favore
Il 2-0 premia un Genoa più concreto e meglio organizzato. I rossoblù hanno colpito nei momenti giusti e poi difeso il vantaggio senza concedere occasioni sufficienti per rimettere tutto in discussione.
Per la Juventus, invece, la lista delle cose da sistemare è lunga. La difesa ha concesso troppo nel primo tempo, la manovra è stata prevedibile e l’attacco non ha trovato le soluzioni necessarie. La ripresa, pur più vivace, non cancella quanto visto prima dell’intervallo.
La vittoria di Lecce aveva restituito fiducia, ma non poteva risolvere in pochi giorni problemi che richiedono lavoro e continuità. Una squadra con ambizioni importanti deve saper affrontare anche le trasferte complicate, senza regalare agli avversari mezz’ora di vantaggio.
Niente drammi, dunque, ma nemmeno giustificazioni di comodo. Il Genoa ha fatto la sua partita, la Juventus no. E stavolta non ci sono molti margini per addolcire il giudizio.
Servivano attenzione, intensità e personalità. È arrivato un primo tempo insufficiente, seguito da una ripresa troppo timida per rimediare.
Non sempre si può vincere, ma si può sempre pretendere una prestazione all’altezza. Perché il risultato negativo può capitare; l’impressione di essersi presentati senza la necessaria convinzione è molto più difficile da accettare.
Il compitino non basta.
(Foto: DepositPhotos)
