Avellino
ANCHE MENO: Le pagelle di Avellino – Padova 1 – 0
Avellino – Padova 1 – 0
Che sarebbe stata una partita dal sapore “gladiatorio” lo si percepiva già dal frastuono del pubblico, che ha iniziato a spingere e incitare la squadra ore prima del fischio d’inizio.
Quelle partite in cui la palla dentro la rete non la manda il piede, ma l’urlo dello stadio.
Oltre il novantesimo. A muso duro. Con le lacrime agli occhi.
Il gol di Russo è uno di quei gol che pesano più del risultato stesso. Di quelli che non cambiano solo una partita, ma spostano l’inerzia di una stagione intera. I gol che, quando li riguardi a distanza di mesi, capisci che lì – proprio in quell’istante – qualcosa ha deviato il corso del campionato. Arriva nel momento esatto in cui la storia sembra già scritta. La partita si sta consumando lentamente verso lo zero a zero, come una candela che finisce la cera. L’Avellino spinge, prova, insiste, ma ogni tentativo sembra spegnersi un metro prima della porta. È il momento in cui nella testa dei tifosi inizia a insinuarsi quel pensiero silenzioso.
Il momento in cui le vedove dell’allenatore precedente iniziano ad urlare il suo nome. La rupe è lì davanti. La caduta sembra inevitabile. Poi, come in ogni racconto che si rispetti, entra in scena il personaggio che nessuno stava più aspettando. Non il più celebrato, non quello su cui erano puntati i riflettori dall’inizio, ma quello che nella trama rimane ai margini finché non arriva il momento decisivo. Un lampo di astuzia. Un movimento giusto al momento giusto.
Un istante che si apre come una crepa nel destino della partita. E in quella crepa si infila Russo. Il pallone entra, lo stadio esplode, e all’improvviso la storia cambia direzione.
Perché ci sono gol che valgono tre punti. E poi ci sono quelli che riscrivono il racconto di un campionato.
Il viaggio dell’eroe riprende. Le coronarie hanno retto anche questa volta. La corde vocali no.
Ma abbiamo vinto. Come piace a noi. Come un branco di lupi affamati. La nostra cifra. Il nostro segreto. E a proposito: la contestazione di una parte della curva a fine partita resta un mistero difficile da comprendere. In serate così, forse, bisognerebbe semplicemente restare ad ascoltare il battito dello stadio.
Someone like it hot.
Le Pagelle dell’Avellino
Daffara – 6,5
A dire il vero il Padova si affaccia raramente dalle sue parti, ma quando lo fa, sono sempre cattive intenzioni. E come spesso accade, quando viene chiamato in causa il nostro giovane portiere risponde presente. Interventi puliti, sicuri, senza fronzoli. Tecnica e sangue freddo. Intanto, dietro i gradoni, tra una sigaretta e un commento sussurrato, iniziano a girare le prime voci di mercato.Per qualche dollaro in più. EL INDIO.
Cancellotti – 6,5
Durante la settimana Mister Ballardini deve aver fatto tracciare strane linee sulle fasce del campo. Linee invisibili, ma invalicabili. Per giorni Cancellotti ha provato e riprovato quelle galoppate fermandosi sempre nello stesso punto. E infatti durante la partita Tommaso non si è mosso di un centimetro oltre il confine stabilito. Anche a costo di discutere con i compagni. Lui è lì. Piantato.
Guardiano della fascia. Ultimo baluardo della fortezza. Così è stato. Così sarà. Fedeltà cavalleresca.
Izzo – 6,5
Sì, è napoletano. Il gusto estetico è discutibile. I modi, per lo standard avellinese, a volte irritano. Ma una domanda, però ve la devo fare: deve giocare a calcio o sposare vostra figlia? Perché il difensore lo sa fare eccome. Porta ordine, personalità e quella furbizia che si impara solo nei campi veri. Oggi qualcuno storce il naso. Ma sono abbastanza sicuro che, prima o poi, lo stesso pubblico canterà il suo nome in Piazza Libertà.
Simic – 6
Alla fine la “Lasagna” se l’è mangiata lui. Non è stato un pranzo elegante, più una di quelle abbuffate difficili, con il fiato corto e il bicchiere d’acqua sempre a portata. Ma alla fine è andata giù.
Sala – 6
Sbavature, qualche pallone perso di troppo, momenti di indecisione. Eppure quasi tutte le azioni pericolose dell’Avellino nascono dalla sua fascia. Spingere vorrebbe, spingere potrebbe, ma allo stesso tempo deve frenarsi. Il dilemma eterno. Amleto sulla corsia sinistra.
Palmiero – 6,5
Diamo a Palmiero ciò che è di Palmiero. Partita solida. Dirige il traffico in mezzo al campo, recupera palloni, imposta il gioco.Certo, restano quei passaggi all’indietro che fanno brontolare lo stadio e quei buchi davanti alla difesa che compaiono puntuali ogni domenica. Ma oggi chiudiamo un occhio. Il motore gira. Le geometrie arrivano. Le caviglie avversarie tremano. Mezzo capitano.
Besaggio – 6
Ormai si è ritagliato il ruolo dell’incursore, quello a cui dai la palla per spaccare le difese, creare linee, rompere l’equilibrio. Ci prova con trame, triangoli, rasoiate. Non tutto riesce, ma per buona parte della gara la sua presenza si sente. Poi arriva il momento critico. Di solito attorno al sessantesimo. La benzina cala, la lucidità pure. E tutte le buone impressioni costruite fino a quel momento iniziano a vacillare. La resistenza è lo stepnecessario per diventare davvero un giocatore dominante in questa categoria.
Sounas – 6,5
“Quando il gioco si fa duro, i duri cominciano a giocare.” E in squadra abbiamo praticamente Leonida alle Termopili. Sounas è ovunque: rincorre palloni, copre spazi, sporca le giocate avversarie. Non c’è la giocata spettacolare, non c’è l’intervento da copertina. Ma esiste un’arte sottovalutata nel calcio: la banalità fatta bene.
Palumbo – 5,5
Trequartista. Ennesimo ruolo. Ennesima posizione da interpretare.Corre ovunque, recupera palloni, prova a fare da raccordo tra centrocampo e attacco. Ma paga la quantità richiesta: perde brillantezza e nella ripresa si spegne lentamente. Martin ha bisogno di incontrare, prima o poi, un allenatore con la A maiuscola. Uno capace di capire davvero il suo talento e cucirgli addosso un ruolo preciso. Sartoria calcistica artigianale.
Biasci – 7
Un turno di riposo e Tommaso rinasce. È dentro quasi tutte le azioni pericolose dell’Avellino — e oggi, va detto, ce ne sono state parecchie. Fa sponde, dialoga con i compagni, impegna più volte il portiere avversario. E quel palo…sta ancora tremando.Tellurico.
Patierno – 5,5
La voglia è tanta. Le capacità un po’ meno. Corre, pressa, si sbatte, ma fatica a incidere davvero. Rimane una presenza generosa più che determinante.
I Subentrati dell’Avellino
Russo – 8 (MVP)
Come si fa a capire quando uno è stoico e quando uno è epicureo? È una cosa semplicissima: gli stoici amano i grandi obiettivi posti al di là della partita e per questi obiettivi sono disposti a fremere su una panchina e giocare pochi scampoli di gara. Ribaltandola. Così giocò Raffaele Russo.
Enrici – 6,5
Tenere in panchina Patrick in questo stato di forma richiede coraggio. O forse una fiducia assoluta nelle proprie scelte. Ma una cosa è certa: lasciare fuori per due partite un difensore così in condizione è quasi un atto di crudeltà verso il calcio. A Ballardinila scelta su che ruolo vuole avere nella storia.
Insigne – 5,5
Buttato nella mischia nel forcing finale per aggiungere qualità.Qualche idea, ma poca lucidità. Non trova davvero il tempo della giocata. Resta però dentro la battaglia fino alla fine. E nelle serate così, anche questo conta.
(Foto: Depositphotos)
