Angolo del tifoso
ANGOLO JUVENTUS – Coerenza empatica
La Juventus liquida con un perentorio 3 a 0 i campioni in carica del Napoli dell’amato/odiato grande ex Antonio Conte.
Mister Spalletti non ha nascosto di aver provato grande soddisfazione per la vittoria in quanto è fondamentale perché la sua squadra “acquisti consapevolezza”. Il tecnico toscano è al lavoro da mesi sulla testa, oltre che sul fisico, dei suoi.
Non gli basta portarli al top della condizione atletica, non è sufficiente per quello che ha in mente.
Per puntare ad un piazzamento di rilievo è necessario che chiunque faccia parte del gruppo abbia ben chiara la percezione del proprio valore. Che il pubblico fischi pure, che la stampa si senta libera di criticare.
Luciano da Certaldo non cambia la sua opinione su un atleta e lo fa rendere al massimo confermandogli sempre e comunque la sua fiducia, anche quando l’intero ambiente reclama la sua testa. Si chiama coerenza empatica.
Formazione tipo
Ormai il buon Luciano ha battezzato la sua formazione tipo. Modulo di riferimento è il 4-2-3-1. La retroguardia è presidiata sulla fasce dal roccioso Kalulu a destra e dal più fluido Cambiaso sulla corsia opposta. Se l’italiano non riesce ormai da mesi ad essere il giocatore devastante della scorsa stagione, c’è da dire che il francese, al contrario, è diventato uno dei fedelissimi del mister.
Con sagacia ed impegno si è impadronito di un ruolo non suo, gli ha risolto il problema della corsia destra e non ha saltato neanche una partita. Stessa crescita ha avuto, in termini sia tattici che di personalità, il caporale Kelly, ormai partner fisso del sergente Bremer al centro dell’area di rigore.
L’inglese, a cui molti rimproveravano il piede poco pulito in disimpegno e le frequenti amnesie in chiusura, è migliorato al punto di non aver per nulla bisogno delle strigliate del collega per fornire un ottimo contributo alla causa.
Tutto merito della stima espressa con i fatti ad opera del suo allenatore. Coerenza empatica.
Strapotere atletico
Da sempre la mediana viene considerata il tallone d’Achille dei bianconeri. E, in effetti, il reparto ha molto spesso evidenziato delle lacune, specie nella fase di costruzione, puntualmente fatte rilevare dalla critica. Ebbene, il simbolo della riscossa del centrocampo targata Spalletti non può che essere K. Thuram.
Il mastodontico centrale francese, figlio e fratello d’arte, ha soltanto bisogno di essere fisicamente al cento per cento. Dopodichè non è un problema per lui imporre il suo strapotere atletico sugli avversari.
Chiusure implacabili e ripartenze devastanti sono il suo menu fisso. Accanto a una simile certezza, anche il timido geometra Locatelli prende coraggio e propone una impostazione di gioco meno schematica e non priva di inventiva. Il (finalmente) dinamico duo condiziona in positivo la prima parte della partita.
Il francese detta legge in mezzo al campo e, quando si propone al tiro, sfiora la rete del vantaggio spedendo la sfera sul palo.
L’italiano si prende persino il lusso di creare l’assist di tacco che spedisce David dritto dritto a segnare. Per l’allenatore i due centrali titolari sono sempre stati soltanto loro. Per scelta, non per necessità. Anche questa è coerenza empatica.
Sorrisi e bevute
Proprio il centravanti canadese è la prova più eclatante dell’efficacia del metodo spallettiano.
Ricordate? Si diceva che non fosse un bomber autentico, che segnare valanghe di gol in Francia non era poi cosi difficile, che non fosse entrato in sintonia con i compagni, persino che non sapesse farsi valere fisicamente contro gli avversari.
Mastro Luciano ha usato con lui la buona, vecchia terapia del bastone alternato alla carota. Rimproveri anche pesanti somministrati al pari di stimoli ed incoraggiamenti.
Ed ecco che il David spaurito di qualche mese fa adesso è una belva d’area di rigore, capace di segnare dopo aver fatto a sportellate con il marcatore. Dopodichè, per festeggiare la rete messa a segno, improvvisa una pantomima scherzosa con gli affiatati compagni, fingendo di sorbire un gustoso caffè. Alla faccia di chi parlava di contrasti di spogliatoio e gente isolata in un angolo.
Mastro Spalletti ne rideva di questi pettegolezzi e proseguiva il suo martellamento psicologico a favore di un giocatore in cui ha sempre creduto. Coerenza empatica.
Centro di gravità
Infine, vogliamo parlare degli autori delle altre due reti? Di Kenan Yildiz , trequartista dal presente luminoso e dal futuro scintillante, si sa già tutto.
Figuriamoci se ha qualche dubbio in merito il suo tecnico che ha la fortuna e il privilegio di ammirarlo in azione ogni giorno. Anzi, il buon Luciano ne ha fatto, sin dal primo giorno, il centro di gravità attorno al quale ruota tutta la sua Juventus.
Non si è limitato a riconoscere la sua classe superiore, ha insistito sul fatto che lui stesso ancora non si capacita di quanto sia determinante per le fortune bianconere.
La prestazione e la rete di ieri, su assist del subentrato Miretti (un altro rivitalizzato del nuovo corso) è l’ennesima convalida del teorema spallettiano. Che riesce persino a instradare su un nuovo binario un anonimo comprimario come Kostic, un abbonato alla panchina che non si limita a fare il suo quando subentra ma si toglie persino lo sfizio di arrotondare il punteggio con una staffilata nell’angolo.
E la sua esultanza è un grazie sentito al suo allenatore che non lo ha sempre considerato una risorsa e mai un peso all’interno del gruppo. Coerenza empatica.
(Foto: Depositphotos)
