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ANCHE MENO: Le pagelle di Bari – Avellino 1 – 1

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Tempo di lettura: 4 minuti

Bari – Avellino: 1 – 1

Ennesima partita in cui recriminiamo. A Bari non abbiamo mai vinto. Quante volte lo avete sentito dire in questi giorni? E infatti non abbiamo vinto neanche questa volta. Tradizione rispettata (purtroppo).

Eppure, ancora una volta, avremmo meritato più noi. Per intensità, per pericolosità, per proposta di calcio. Un Avellino vivo, presente, dentro la partita dal primo all’ultimo minuto. Ma prendiamo il solito gol, di quelli che al suo autore riescono cinque volte in tutta la carriera, e ovviamente una capita sempre contro di noi. Puntuale come il traffico sulla tangenziale.

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Partita che si mette in salita, come spesso accade. Ma la squadra reagisce, non si scompone, inizia a cercare il punto giusto in cui colpire. Le energie nuove dalla panchina portano muscoli, idee, invenzioni. Il pareggio nasce proprio così, riff elettrici che vibrano nell’area, una palla che finalmente decide di entrare. E così, di riffa e di raffa, ci portiamo a casa il settimo pareggio stagionale.

C’è chi vede il bicchiere mezzo pieno, chi mezzo vuoto. Siamo una neopromossa, è vero, bisogna lottare su ogni pallone, su ogni campo, su ogni rimessa laterale. Ma perdonatemi, io il bicchiere lo voglio pieno. Serve migliorare le impostazioni difensive, perché continuiamo a lasciare sempre quello spazio giusto per permettere agli avversari di segnare eurogol da copertina. E soprattutto costruire meglio le dinamiche offensive, quelle che poi permettono ai nostri terminali di fare il loro mestiere: buttare la palla dentro.
Ecco il tasto dolente è proprio questo. In queste due settimane di pausa c’è da fare un serio ripensamento sull’intero reparto offensivo, aspettative alte, rendimento decisamente basso.

L’unica certezza con cui entriamo nel nuovo anno è una sola: c’è da lottare. Sempre. Fino all’ultimo minuto.
È la Serie B signori.
Buon 2026.

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Le pagelle dell’Avellino

Daffara: 6,5

Sfoggia tutte le sue qualità in più occasioni e si fa trovare sempre pronto sugli attacchi più pericolosi del Bari. Sul gol non può nulla. Gli recrimino solo una cosa: è arrivato il momento di farsi sentire, di guidare il reparto con le urla. In queste due settimane lo studio da affrontare è rivedere tutte le partite di Iannarilli dell’anno scorso e prendere appunti.

Cancellotti: 6

Soffre le qualità tecniche degli attaccanti del Bari, si fa subito ammonire e mette in apprensione l’intero reparto. Poi però prende le misure e porta a casa una partita ordinata, senza disastri. E oggi, visto l’inizio, non era scontato.

Simic: 6,5

Una di quelle partite in cui si viaggia a folle. Il suo dirimpettaio biondo gioca a quindici metri di distanza, quasi intimorito dai tacchetti del nostro lungagnone croato. Lui, quasi in vacanza, si limita a non far passare nessuno. A fine partita ha stappato una bottiglia di champagne nello spogliatoio. Prosit.

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Enrici: 7,5 (MVP)

Sontuoso. Inossidabile. Rimesso nel suo ruolo naturale, braccetto di sinistra, torna a splendere. Anticipa, corre, recupera palloni e accompagna l’azione offensiva. Oggi saltava come una molla, due volte più degli altri. Fiducia totale ritrovata. Ho risentito il ticchettio delle penne degli osservatori. Giù le mani da Patrick.

Missori: 6,5

Cresce partita dopo partita. Una freccia costante sulla fascia, sempre pericoloso e tignoso. Una torre degli scacchi piazzata nel punto giusto.

Milani: 4

La giovane promessa della Lazio oggi mostra tutta la sua immaturità per la categoria. In balia totale sulla fascia, da cui nascono tutte le azioni pericolose del Bari, compreso il gol. L’ho visto tirare un sospiro di sollievo al momento del cambio. E, a dirla tutta, non è stato l’unico.

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Palmiero: 6,5

Liberato dai compiti di costruzione, gioca più sciolto. Recupera una quantità industriale di palloni. Cala nel finale, quando la luce rossa della riserva si accende e il fisico presenta il conto.

Besaggio: 6,5

Oggi è lui il prescelto per accendere il gioco. Parte palla al piede, costruisce geometrie, si prende responsabilità. Non sempre preciso, non sempre lucido, ma sempre con una voglia contagiosa. E quella voglia, nel calcio, ti porta lontano.

Sounas: 7

Come un intero alveare di api operaie. Ovunque. Sempre. Instancabile.

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Biasci: 6

Non fa una gran partita, spesso fuori dal gioco, sembra sonnecchiare. Poi però arriva quella palla giusta… e la mette dentro. Biasci è così: pochi fronzoli, gol pesanti. Che gli vuoi dire?

Tutino: 5

Troppi dribbling sterili, troppe giocate da circo, zero tiri in porta in cinque gare da titolare. Le partite inconcludenti iniziano a essere tante. Quel talento visto al Partenio un bel po’ di anni fa è ormai un vago ricordo di gioventù. AAA bomber cercasi disperatamente.

I subentrati dell’Avellino

Russo: 6,5

Porta brio e accelerazioni immediate. Cambia completamente l’inerzia della fascia. Mette così in difficoltà il diretto avversario che l’allenatore del Bari corre ai ripari, piazzandogli due terzini addosso. Dai suoi piedi nascono tutti i pericoli dell’ultima mezz’ora, gol compreso.

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Patierno: 6

Quasi un derby personale, per lui nato a Bitonto. Si sbatte come un indemoniato per trenta minuti. Tanta grinta, tanta personalità, poca pericolosità. Forse è la categoria a non essere quella giusta.

Palumbo: 7

Ogni volta che leggo le formazioni ufficiali e non lo vedo tra i titolari mi innervosisco. sì, lo ammetto, parte qualche improperio nei confronti del nostro allenatore. Appena mette piede in campo iniziamo finalmente a verticalizzare, a dare un senso alle giocate, a far girare il pallone come si deve. È ovunque, a tutto campo, sempre nel posto giusto con mezzo secondo di anticipo sugli altri. A fine partita mi ritrovo puntualmente a pensare: “Chissà se avessimo giocato tutta la gara con Martin in campo…” Già. Ma probabilmente Biancolino sa cose che noi comuni mortali non siamo ancora pronti a capire. Bastione di Orione.

Lescano: S.V.

Pochi minuti, pochi palloni. Neanche il tempo per sudare la maglia.

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(Foto: Depositphotos)

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