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Torino, Buongiorno: “Spero di restare a lungo”

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Il giocatore del Torino, Alessandro Buongiorno, ha rilasciato un’intervista in occasione dell’evento a Casa Tennis, a Palazzo Madama di Torino.

Di seguito, quanto dichiarato dal calciatore di Ivan Juric:

Cosa bellissima essere in prima squadra ed essere capitano, da torinese ho tutta la famiglia granata. Essere arrivato a questo traguardo è stato straemozionante, lo è ogni volta che gioco e che indosso la fascia.
 
Emozione esordio e capitano: il primo è stato condito con parte amara perché mi feci male, dopo 6-7 minuti. Fu il giorno più bello e più brutto della mia vita. La fascia è un’altra cosa che non mi aspettavo, è arrivata improvvisamente. Tornato da riscaldamento, in spogliatoio ho visto la fascia ed è stato bellissimo.
 
Responsabilità? Ne sento tanta, ma mi inorgoglisce: essere torinese, ho tanti amici e tutti abitano intorno allo stadio, da piccolo giocavo a calcio e a carte con gli amici, conosco bene Torino e il quartiere dove c’è lo stadio. Andavo a vedere le partite da piccolo, ho fatto il raccattapalle e mi trovavo di fronte i giocatori. Era già lì un’emozione, ritrovarmi all’interno del campo a giocare è uno step superiore.
 
Da piccolo sognavo di fare il calciatore, ma non ci pensavo: davo il massimo e mi divertivo, erano i miei due input. Poi nel mondo della prima squadra e primavera, c’erano due giocatori che mi hanno aiutato: Moretti e Burdisso. Mi hanno dato grande mano quando venivo convocato e mi allenavo, entrambi mi davano consigli anche a fine allenamenti e facevamo tecnica, mi spiegavano varie cose. Mi ha permesso di crescere parecchio.
 
Diverso giocare senza tifosi, averli a sostenerci o a fischiarci fuori casa è diverso: ho fatto lo stesso percorso. Le mie prime partite sono state con lo stadio vuoto, poi si sono riempiti ed era una cosa che percepivo molto. Riesco ad estraniarmi e a rimanere concentrato, ma in certi momenti aiuta la squadra.
 
Fuori dal campo studio, ho deciso di andare avanti dopo il liceo (studia economia all’Università, ndr): allenare la mente è importante più che allenare il fisico, sia per il campo che nella vita. Gioco un po’ a scacchi e a carte, mi piacciono questi giochi. E sono bravo a cucinare la carbonara.
 
Per me il Toro è il massimo, cerco sempre di dare tutto per restituire quello che mi dà e mi ha dato il Torino. Spero di rimanere il più possibile e, finché rimarrò, darò il 100%.
 
Non ho avuto un momento di svolta nella carriera, ho fatto uno scatto mentale circa tre anni fa con Giampaolo: ero tornato dal prestito ed ero un po’ tenuto fuori, al ritiro eravamo in tanti ma il mister mi metteva dentro. Da lì, il click che ho avuto è stato di dirmi “tiro fuori personalità, mi faccio vedere e cerco di parlare, non ho nulla da perdere e do il massimo”. Fortunatamente è andata bene, mi sono allenato sempre di più fino a giocare.
 
Venivo convocato con Ventura, ma ero piccolo e ci allenavamo alla Sisport. Poi Mazzarri mi ha fatto esordire, ma mi allenavo e giocavo in primavera. Poi ho giocato con i grandi in B, a Carpi e poi Trapani, e sono state esperienze pazzesche: era la prima volta che diventavo davvero grande, sono andato a vivere da solo, e tornavo da giocatore che doveva stare nei grandi”.

(Foto: LBDV)

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