PROMOSSI E BOCCIATI DEL 2020

Editoriale
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10 ROBERTO MANCINI

Ha restituito dignità alla maglia azzurra dopo la disastrosa gestione Ventura. Ha dato fiducia ai giovani, ha messo in campo una squadra sempre votata a un calcio propositivo, ha riportato entusiasmo e passione attorno alla Nazionale. E’ lui l’uomo copertina del calcio italiano. Ora deve fare l’ultimo passo, il più difficile: vincere un trofeo.

9 STEFANO PIOLI

Aveva le valigie in mano, pronto a salutare il Milan, che aveva scelto Rangnick. A suon di risultati e con l’appoggio decisivo dello spogliatoio ha convinto la società a rivedere i suoi piani. Il Milan è la squadra che nel 2020 ha conquistato più punti, 79, e viaggia a ritmo da scudetto. Non è detto che lo raggiunga – ma del resto nessuno glielo ha chiesto – però quello dei rossoneri è un progetto vero, serio, costruito su basi solide. Nonostante Highlander Ibrahimovic, il Milan ha l’età media più bassa della serie A. Il futuro è suo.

8 ZLATAN IBRAHIMOVIC

A 39 anni è ancora un giocatore determinante. Non solo per i gol che segna e fa segnare, ma soprattutto per il contributo fondamentale che dà alla crescita dei suoi compagni. La sua personalità e la sua professionalità alzano l’asticella di tutto il gruppo. E questo conta addirittura più dei gol.

7 FILIPPO INZAGHI

Ha guidato il Benevento in una cavalcata trionfale che l’ha portato per la seconda volta nella sua storia in serie A. Ma non si è accontentato, ha fatto di più: lo sta conducendo a una salvezza tranquilla che pochi avrebbero pronosticato a inizio stagione. Ha mantenuto la stessa intelaiatura dello scorso anno con qualche innesto che ha portato esperienza e qualità (Glik e Caprari su tutti), la squadra cerca sempre di giocare a calcio senza fare le barricate. E il decimo posto in classifica con cui chiude il 2020 è tutt’altro che casuale.

6 DANIELE ORSATO

Gli arbitri sono sempre nel mirino della critica molto più dei calciatori. Con la differenza che se un giocatore segna due gol, prende almeno 7 in pagella, mentre un fischietto che diriga senza errori, rararmente va oltre il 6. Nessun arbitro è infallibile, naturalmente, anche se il VAR è un grande aiuto. Ma solo in Italia ci sono tante polemiche attorno ai direttori di gara, che spesso vengono usati come alibi per giustificare una sconfitta. Neppure Orsato è infallibile, ma se è stato votato da un organismo internazionale come il miglior arbitro del mondo per il 2020, vogliamo fargli un applauso?

5 ANTONIO CONTE

Dodici milioni di euro netti a stagione dal 2019 al 2022 ne fanno uno dei tecnici meglio pagati al mondo. Inevitabile attendersi sempre il massimo. Per due anni l’Inter non ha superato la fase a gironi della Champions League e ora Conte è condannato a vincere lo scudetto, altrimenti si parlerà di fallimento. Ma guai a ricordarglielo, perchè Antonio non ammette le critiche. Tanto meno le domande scomode, sia che vengano da un suo collega come Fabio Capello, sia che vengano da una giornalista pacata come Anna Billò. Non è solo una questione di educazione, ma anche di memoria: forse Conte dimentica che se guadagna certe cifre, è soprattutto perchè ci sono televisioni disposte a versare milioni di euro nelle casse della sua società.

4 CLAUDIO LOTITO

Bravo è bravo, niente da dire. La Lazio ha i conti in ordine, vola con un aereo privato con i colori della società, è tornata in Champions League dopo 20 anni, superando trionfalmente la fase a gironi. L’uomo è abile e furbo, possiede anche la Salernitana che sarà costretto a vendere in caso di promozione in serie A. A volte si crede il padrone del vapore ed esagera, finendo per rimanere isolato perché i suoi colleghi presidenti non sempre vedono di buon occhio il suo attivismo e i suoi modi spicci.

Ha scoperto Simone Inzaghi, facendolo diventare un allenatore vincente. Ma il rinnovo del contratto sembra lontano: il tecnico chiede garanzie che il presidente forse non vuole dargli. Per questo il divorzio a fine stagione sembra sempre più probabile.

3 ALEJANDRO GOMEZ

Da giocatore guida dell’Atalanta dei miracoli a esodato di lusso. Tutto in pochi giorni. Sembra che all’origine ci sia uno scontro tattico (ma secondo alcuni anche fisico) durante l’intervallo della partita di Champions League col Midtjylland. Il presidente Percassi non ha esitato a schierarsi a fianco all’allenatore e ora per il talentuoso giocatore argentino la porta per l’uscita è spalancata. Giusto così perché un calciatore, anche il più grande, non può permettersi di andare contro le disposizioni del proprio tecnico, che quando le cose vanno male è l’unico a pagare. I giocatori e gli allenatori passano, la società resta. E l’Atalanta è una società modello.

2 URBANO CAIRO

Per certi versi somiglia al suo amico Lotito: anche lui è un uomo versatile, pieno di energie e di interessi. Ma il suo Torino, nonostante goda di buona stampa (il presidente è anche editore della Gazzetta dello Sport, del Corriere della Sera, oltre che della televisione La7), arranca in fondo alla classifica. Perché i giornali non fanno gol, tanto meno punti e meno ancora classifica.

1 ENRICO PREZIOSI

Già da qualche stagione il Genoa rischia la serie B, ma quest’anno la situazione sembra ancora più grave. Non sempre i magheggi di mercato in cui Preziosi è un maestro riescono e a forza di tirare la corda si richia di rimanere impiccati. Ha richiamato per la quarta volta al capezzale del Grifone Davide Ballardini, chiedendogli l’ennesimo miracolo. Vedremo se il thriller avrà ancora un lieto fine.

0 ANDREA AGNELLI, PAVEL NEDVED, FABIO PARATICI

La trimurti juventina ha vinto molto negli ultimi nove anni, ma ogni tanto anche loro sbagliano qualcosa. Hanno cacciato Allegri, colpevole di aver vinto cinque scudetti e perso due finali di Champions League, ma anche di non giocare un calcio spettacolare. E’ arrivato Maurizio Sarri, quanto di più estraneo alla storia juventina si potesse immaginare, e non hanno avuto la forza di sostenerlo, pur avendo conquistato lo scudetto. Poi il colpo di teatro: la panchina affidata ad Andrea Pirlo, che non aveva mai allenato in vita sua. Risultato: la Juve è a 10 punti dal Milan.

Nel frattempo c’è stato l’imbarazzante “incidente” dell’esame di italiano di Suarez, di cui naturalmente il presidente non sapeva nulla, mentre Paratici è caduto dal pero.

Infine c’è l’annoso dettaglio degli scudetti esposti all’Allianz Stadium: 38 secondo Agnelli, 36 secondo la Federcalcio, sulla base delle sentenze del processo di Calciopoli del 2006. Una Federcalcio forte avrebbe dovuto provvedere a far rimuovere questo obbrobio, una società seria avrebbe chiesto scusa per la figuraccia. Ma non si può avere tutto dalla vita.

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