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David Silva: renegado y tamborrada

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Un fulmine a ciel sereno quello che ha scosso l’ambiente in casa Lazio. Un colpo di scena che per certi versi iniziava ad essere previdibile, ma non nei modi e nelle tempistiche attraverso le quali si è consumato. David Silva è stato un sogno accarezzato in questo caldo agostano dai tifosi biancocelesti, da una parte entusiasti per un ritorno nell’Europa dei grandi e dall’altra consapevole di aver buttato via l’occasione importante del Tricolore, andato nelle mani della Juventus dell’esonerato Maurizio Sarri.

Ma si sa, nel calcio come nella vita, alcune storie che sembrano marchiate dalla penna magica del fato possono mutarsi repentinamente in un’amara delusione. In un’epoca in cui nel calcio italiano anche un 35enne riesce a fare la differenza, il fantasista spagnolo sarebbe potuto diventare un uomo chiave per Simone Inzaghi, che ad oggi può contare già su due astri di tecnica luminosi come Milinkovic-Savic e Luis Alberto. Certo, un David Silva in più non sarebbe guastato, ma ciò che conta adesso è programmare quanto avverrà nei prossimi mesi. E’ la dura legge tacita del calciomercato, che tanto dà e tanto toglie alla fantasia dei supporters.

LAZIO – SILVA: C’ERAVAMO GIA’ TANTO AMATI

Appena scoccato il mese di agosto, la voce rimbalzata dalla Spagna ha subito movimentato i pensieri di casa biancoceleste: “La Lazio pensa seriamente a David Silva“. Una suggestione poi confermata dai tentativi concreti, infiocchettati dalle dichiarazioni al miele del padre dell’asse spagnolo.

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Il campionato italiano gli piace molto ed è convinto che potrebbe giocarci fino a 40 anni. La Lazio? Sarei molto contento giocasse a Roma”.

Parole che sembravano far incastrare alla perfezione un mosaico che appariva luminoso, con Lotito e Tare già inconsciamente compiaciuti del capolavoro – quasi – messo a punto. Sembravano schivate anche le sirene della cara Liga, ipotesi sempre paventata dai quotidiani spagnoli e che più tardi si sarebbe rivelato la più ingannevole delle trappole.

Tuttavia, nel corso degli ultimi giorni, l’ottimismo inizia ad entrare in contrasto con un silenzio quasi inconcepibile. Gli interrogativi cominciano ad albergare nella mente dei tifosi, ma la società continua a sentirsi forte di un patto d’acciaio, o quasi. Prima l’ipotesi Juventus, smentita immediatamente dopo un paio d’ore, poi i rumors sul Valencia, da sempre forte sul classe ’85 ma mai nelle condizioni di sferrare un assalto decisivo. La via verso la Capitale sembrava per certi versi anche obbligata, eppure dall’entourage e dal calciatore continuava a filtrare l’eco del silenzio.

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L’uscita di scena, clamorosa, del City dalla Champions League in favore del Lione, pareva essere l’attenuante giusta per passare alle firme, unico dettaglio – il più importante – mancante per suggellare l’inizio dell’avventura in quel di Roma. A concretizzarsi invece è soltanto l’addio ai Citizens, con tanto di lettera strappalacrime e promessa di statua all’esterno dell’Etihad Stadium. Tanta riconoscenza come giusto che sia, per chi più di ogni altro ha guidato il club inglese verso l’epopea di successi di questo decennio.

Intanto, in casa Lazio si inizia a stendere un tappeto rosso per accogliere David Silva. Una convinzione granitica, fratturata poi dal fulmine a ciel sereno delle scorse ore e che è andato scemando col passare delle ore. Poi, tutto d’un tratto, l’annuncio che ha spiazzato tutti, compresi gli addetti ai lavori. La Real Sociedad annuncia nella serata di ieri l’accordo con il calciatore, beffando sottotraccia TareLotito&Co, infuriati per il comportamento del ragazzo stesso e di chi lo rappresenta.

Chi non lo sarebbe infuriato a questo punto? Un voltafaccia misto a sensazione di tradimento duro da digerire per la piazza. Pertanto, adesso è vietato guardarsi indietro e fare la conta dei possibili scenari in caso di fumata bianca decisiva. Non serve a nulla, se non a mettere in atto un harakiri inutile, quanto pericoloso.

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ANDARE AVANTI NEL SEGNO DELLA PROGRAMMAZIONE

Il marchio di fabbrica della gestione Claudio Lotito è stata la programmazione a medio-lungo termine. Un progetto partito da lontano, sia a livello temporale che di risultati, che ha portato ad una squadra importante, allestita con pochi salti mortali finanziari e con tante, e soprattutto buone, idee. La parentesi Silva sarebbe stata l’eccezione che in ogni caso non avrebbe fatto la regola. La società biancoceleste nel suo DNA non ha la corsa al grande nome, ma preferisce fare affidamento alle intuizioni del DS Igli Tare, uomo di fiducia di patron Lotito ed il probabile maggior artefice dei risultati di questi anni. L’unica eccezione è rappresentata forse dall’arrivo di Miroslav Klose, occasione colta al volo nonostante la linea operativa ispirasse tutt’altro.

Il colpo, sfumato, David Silva avrebbe seguito più o meno lo stesso copione. Forse l’impatto sarebbe stato più devastante, vista la differenza di organici tra oggi e gli anni addietro. Ciò, però, non deve diventare una fastidiosa ossessione. Perchè davanti c’è una stagione, finalmente con tanto di Champions da disputare, da affrontare. E per farlo bisogna allestire in ogni caso una squadra all’altezza della situazione, in particolar modo nei ricambi in panchina. La ricetta deve essere sempre quella: acquisti mirati e, qualora ce ne fosse l’occasione, fare il colpo da novanta. Lasciarsi alle spalle queste settimane nel segno di David Silva, che ha preferito prendere la strada verso San Sebastìan, a ritmo di renegado y tamborrada, diviene un obbligo. Così come è vietato lasciarsi trasportare da inutili isterismi, che sarebbe fuorviante e fuori luogo. Alla società va rimproverato poco, se non un atteggiamento fin troppo ottimista e smentito dai fatti. Così come al calciatore stesso, che avrà le sue ragioni malgrado i modi poco delicati attraverso i quali ha fatto medesime scelte. Il calciomercato è fatto di possibilità e sogni, che spesso non possono essere incoronati dalla realtà. Che la piazza se ne faccia una ragione, perchè quello che sarà conta molto più di quello che sarebbe potuto essere.

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