ANGOLO DEL TIFOSO JUVE – Polli d’allevamento

Focus On SERIE A
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La Lazio aveva concluso la giornata con una bella coroncina di denti di Patric disegnati simpaticamente sul braccio di Donati, un modo tra i più particolari per chiudere un match che avrebbe sancito se non il crollo, almeno un momento di profonda depressione degli uomini di Inzaghi.

Non era facile pensare che il Lecce potesse sbancare nel proprio stadio, contro la squadra che fa sognare le orde di antijuventini che popolano i nostri bar in attesa di vedere, con la birra in mano, che dopo otto anni di dominio incontrastato qualcosa di diverso possa accadere nell’albo d’oro del nostro campionato.

Del resto, a chi piace la banalità, la ripetitività, la vita senza sorprese.

Alla sottoscritta.

Aborro le sorprese. Soprattutto se a farmele è la compagine di Mister Sarri, perché le nostre abitudini sono ben radicate nel tempo, e ci mancano proprio gli strumenti per tollerare le variazioni nella nostra vita da campionato. Di contraltare, non saprei come reagire ad una vittoria in Champions League. Probabilmente è l’unico caso in cui potrei accettare l’aleatorietà dell’esistenza.

E fino al sessantesimo, sembrava davvero che io non dovessi variare assolutamente nulla nel mio schema mentale così ben definito. L’occasione ghiottissima e irripetibile di portarci a dieci punti dalla Lazio inseguitrice: chi avrebbe potuto buttare mai alle ortiche una situazione golosa come una coppa di gelato a tutte le creme del mondo? Ma andiamo con ordine.

La Juve è orfana di Paulo Dybala e Matthijs De Ligt, squalificati per la sfida di serata contro il Milan di Mister Pioli. L’uomo del giorno, della settimana, che è riuscito a far ritrovare un’identità ad una banda di musica, tutti pendenti dalle labbra dell’unico maestro Ibrahimovic, in grado anche di mettere sotto la stessa Lazio qualche giorno fa.

Maurizio da Figline Valdarno è costretto a virare sul buon Gonzalo Higuain, accompagnato dal solito Ronaldo e da Bernardeschi, e sulla coppia centrale Bonucci-Rugani a tutela della porta di Szczesny. Bella tutela, non c’è che dire.

Un primo tempo farraginoso, una fase di studio dell’avversario lunga quarantacinque minuti. Tre azioni davvero degne di nota, ma ancora poca fame in fase offensiva, a parte l’occasione di Ibra negli ultimi secondi della prima frazione, fermato per fuorigioco.

Bastano invece due minuti, quasi tre, ad Adrien Rabiot per rinascere.

Nel mio cuore, questo giocatore oggettivamente non ha ancora posto. Ma è innegabile che mi sia caduta la mandibola dall’emozione di vederlo correre palla al piede da una metà campo all’altra, da solo, come se davanti a lui si fosse distesa una prateria degna dei migliori western, e piazzare un sinistro violento alle spalle di Gigio Donnarumma, incolpevole nell’impossibilità di parare una sassata del genere.

Non posso dire di essermi sentita sollevata. Una rondine non fa primavera, ma la prima reazione dopo un anno in casacca bianconera, che fa comunque seguito a qualche partita positiva, è pur sempre una reazione. Prendiamoci il buono, “che o’ malamente non manca mai”.

Per quanto riguarda poi la sezione bontà, teniamoci il solito Cristiano, finalmente privo del codino che mi aveva fatto storcere il naso. Più che mai somigliante a Cristiano Jr. la mette dentro con nonchalance. Situazione chiusa e +10? Nei miei sogni, può essere.

Il Milan torna in partita grazie a un tocco di braccio di Leo Bonucci, per il quale non protesterò, perché non ho voglia di sentirmi dire “sei juventina e protesti per un rigore contro”. Non è uno, sono dieci i rigori contro in questa stagione. Ma insomma, la mette dentro un gelido Ibra.

E bastano pochi secondi al mio cellulare per risvegliarmi dal torpore con la notifica del pareggio, con un Kessiè lanciatissimo davanti a una bella dormita della difesa bianconera. Un sonno lungo ancora un altro goal, con Leao che gode assolutamente dell’ennesimo errore di tutela della porta da parte del duo centrale Rugani-Bonucci. Ciliegina su questa cadente torta, un pasticcio di Alex Sandro che pensa di essere stato venduto e di allenarsi a Milanello, la pietra tombale su questa partita firmata Ante Rebic, che ringrazia il terzino bianconero per la gentile concessione dell’assist.

Listino delle colpe: Maurizio Sarri? No. Mi spiace, ma dare addosso a Sarri oggi è veramente pretestuoso. Sul due a zero eravamo lì a fare le feste al sarrismo, sul due a due invocavamo Allegri che avrebbe messo dentro Barzagli – lo dico anche con la lacrimuccia. Non c’entra Sarri.

C’entra che De Ligt ha impiegato due mesi per capire e farsi capire nel nostro campionato, ma ormai senza di lui siamo un colabrodo, e Bonucci lo sa bene. Che Daniele Rugani non è mai entrato nel mio cuore, mai ci entrerà, e ogni volta che è in campo ottengo solo conferme alle mie sensazioni.

C’entra che Gonzalo Higuain abbia ancora della strada da fare per tornare quello di una volta, ma di tempo non ce n’è poi così tanto.

C’entra che nei momenti topici della nostra vita calcistica perdiamo la bussola: per oggi potrebbe non fare nulla, restiamo a +7, ringraziando il Lecce. Ma non vorrei che l’Atalanta ci costringesse a mangiarci le mani sabato prossimo.

Nota di merito per Mister Pioli. Con due piedi fuori dalla sede del Milan e dopo aver riportato la squadra dall’altro lato della classifica, quest’uomo meriterebbe almeno un’altra chance in panca. Invece deve sorbirsi le più-che-solamente-voci su Rangnick.

La gratitudine non è di questo mondo, Stefano.

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