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CORNER CAFE’ – Corri, ma non sudare
Corri, ma non sudare. Anni e anni di ciabatte lanciate, mia madre. Pretendeva di insegnare l’educazione ad un bambino tanto pigro quanto furbo – o, almeno, così mi piace pensare. Certo, non furbo quanto la Lazio. Inventarsi nuovi mezzi per eludere la sicurezza governativa, ora come ora, potrebbe quasi essere considerato uno sport. Tra congiunti che si congiungono dalla Fase 0 e mascherine traspiranti, i furbetti affollano le strade e le piazze cittadine. Questa isteria da contatto sociale ha colpito anche i biancocelesti. Di un bel verde, quella rete che nascondeva – forse un po’ male – calciatori e staff tecnico. Arredamento insolito, per i cronisti che bazzicano Formello; dettaglio che ai più non è sfuggito, e che hanno scoperto Immobile e colleghi con le mani nel sacco. O, probabilmente, sarebbe meglio dire coi piedi in assembramento.
Sta di fatto che le partitelle tre contro tre non possono essere fatte, e la Lazio è stata redarguita dall’opinione pubblica, mannaia decapitatrice dal solito gusto per la polemica. Questioni immunologiche, s’intende. Che non cedono il passo nemmeno alle strutture perfettamente sanificate dei centri sportivi – parola di Ivo Pulcini, responsabile sanitario dei capitolini. Il calcio, però, coi massimi sistemi di trasmissione virale non ha nulla a che fare. Come può uno sport di contatto basare una programmazione atletica unicamente su allenamenti in singolo? Una questione su cui i massimi esponenti della Serie A chiosano costantemente. Senza mai trovare un vero e proprio punto d’incontro. E allora via al non-saluto prima della partita, si scelga di dar la mano ma con i guanti, si preferisca andare a contrasto con gli occhi chiusi e la faccia rivolta dovunque, tranne che verso il pallone o l’avversario – sì, nella uggiosa Inghilterra si è pensato anche a questo. E’ piuttosto strano che qui da noi nessuno abbia dato il proprio consenso. Si decida, di fatto, di rendere il calcio qualcosa di diverso. Uno sport da tè pomeridiano, che al posto di esultare si porti una mano alla bocca e soffochi una risatina sommessa. Uno sport con guanti e caschi, perché le mascherine hanno poca tenuta anche solo indossandole, figuriamoci dopo novanta minuti. Si renda il calcio uno sport dove si corre, sì, ma non si suda. Altrimenti ci si becca la febbre, e soprattutto in questo periodo è meglio di no, ché poi non si sa dove e quando la si è presa. Corri, ma non sudare: l’ossimoro più bello che una madre possa dire al proprio figlio. Che, però, stona un po’ col mondo del calcio.
