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ANCHE MENO: Avellino – Palermo 1-1

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Avellino – Palermo: 1-1

Avanti, diciamocelo con sincerità. Se prima della partita ci avessero detto che sarebbe finita 1-1, chi di voi avrebbe detto no? Io l’avrei firmato col sangue. Eppure…eppure, a fine gara, possiamo tranquillamente dire che oggi è stato questo Palermo a riuscire a fermare un Avellino arrembante. Compatto, rabbioso, concentrato. Esattamente come piace a noi. Non li abbiamo fatti giocare quasi mai. Un gol subito e un paio di parate importanti del nostro portierone. Per i dettagli, chiedete pure a Pohjanpalo.

Questa squadra ha fame e ha coraggio. Badate bene: non mi sto lasciando trasportare dall’onda dell’entusiasmo per una partita giocata bene, né credo che improvvisamente si possa iniziare a sognare in grande. Però quello step successivo nella categoria, ampiamente promesso dalla società in estate, io inizio a vederlo. I giovani sono di un’altra pasta rispetto all’anno scorso, gli acquisti effettivi sono di livello e poi ci sono una serie di calciatori che stanno facendo un salto di qualità evidente.

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Russo è poesia applicata al calcio. Ho la sensazione che quest’anno, nel bene e nel male, ci divertiremo. Il gruppo è compatto. L’ambiente è compatto. Addirittura la Terminio è compatta nell’incitare e nel fischiare all’unisono. Cose d’altri tempi. D’altri mondi. Di altre tifoserie.

Ho preso più sole oggi che durante tutte le mie vacanze estive. Sono uscito dallo stadio senza voce. L’arbitro si è perfino girato a guardarmi. Avevo il sorriso. Eppure mi rodeva il culo. Vorrei tanto tornare in Curva Sud.

Le Pagelle dell’Avellino

Martinelli: 6,5

Il livello di simbiosi con l’avellinesità sta iniziando a raggiungere quello superiore. Alla terza parata d’istinto ti ho sentito urlare: OOOOOnnnnna! Lo abbiamo urlato tutti all’unisono. Sul gol non può nulla. Nelle uscite c’è ancora margine di miglioramento, ma tra i pali è senza discussione uno dei migliori profili della Serie B. E soprattutto dà quella sensazione che, quando la palla comincia a viaggiare dalle sue parti, qualcuno là dietro abbia comunque già aperto il paracadute.

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Enrici: 7

L’apprendimento dell’intelligenza artificiale avviene attraverso l’uso di dati, algoritmi matematici e una forte potenza di calcolo. Invece di ricevere regole fisse scritte da un programmatore, la macchina impara analizzando grandi quantità di esempi. Ecco, per tutti i difensori della nostra rosa in questo momento nello spogliatoio esiste un solo grande esempio: Nesta. Una sorta di deus ex machina in carne e ossa che ti dà consigli, ti spiega quali movimenti fare, quali fare meglio e quali non fare mai. Nesta ha vinto un Mondiale. Da quando è arrivato ad Avellino, Patrick si è piazzato davanti al gruppo, ascolta qualunque parola, ascolta il tono, cerca di codificare perfino i sottotesti. E allora lo chiedo a voi: quanto è cresciuto Patrick in questa stagione? Loading

Venturi: 7,5

Prima partita da titolare. L’ingrato compito di sostituire il perno della nostra difesa, ma soprattutto di marcare il capocannoniere della scorsa stagione. Una di quelle situazioni che manderebbero in crisi parecchia gente. Lui no. Entra in campo concentratissimo e da quel momento Pohjanpalopraticamente non vede più la luce. Di testa, di piede, in contrasto, in anticipo: non gli lascia niente.Secondo me lo ha seguito pure in bagno alla fine del primo tempo. A metà ripresa Pohjanpalo, dalla disperazione, ha chiesto il cambio. Quando ti arriva addosso la marcatura di Venturi, probabilmente anche andare negli spogliatoi diventa una buona soluzione tattica.

Izzo: 7

La principale differenza rispetto alla squadra dell’anno scorso è che quest’anno abbiamo Armando Izzo dall’inizio del campionato. Gli svarioni, le amnesie, i ritardi nei fuorigioco, le mancanze nei blocchi: spariti. Evaporati. Portati via dalla personalità e dalle urla del nostro leader difensivo.Armando si sente.E come se si sente. È contemporaneamente difensore, caposquadra e impianto di amplificazione dello stadio. Megafono.

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Cancellotti: S.V.

Un cavaliere azzoppato resta comunque cavaliere.

Moruzzi: 6

Il dirimpettaio fastidioso, un certo Gyasi, non gli permette di mettere in mostra tutte le sue potenzialità offensive. Quando può, però, si fa trovare pronto. Galoppa sulla fascia, si propone e ha il coraggio di provarci e riprovarci. Nessuna paura. Per uno che deve ancora conoscere fino in fondo il territorio dei Lupi, continua a percorrere la fascia come se avesse già fatto dieci volte il pellegrinaggio a Montevergine. Avanti così.

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Palumbo: 6,5

Seconda partita da play del centrocampo. Nessuna sbavatura evidente, pochi errori e soprattutto la capacità di reggere il centro del campo per tutta la partita. Testa a testa contro un avversario nettamente più forte, almeno sulla carta. L’omonimo del Palermo era una brutta gatta da pelare, ma Martin gioca con coraggio e determinazione, prova anche il tiro più volte e non si nasconde mai.Nessuna luminescenza. Nessun buio. Però in mezzo al campo comincia ad accendersi con una certa continuità. E di questi tempi, per un centrocampista dell’Avellino, già riuscire a non farci venire l’ansia ogni volta che riceve palla è un primo passo verso l’illuminazione.

Besaggio: 6

Partita non brillantissima del nostro Baronetto. Fatica più del solito a esprimere tutto il suo potenziale, ma regge il confronto e non si tira indietro. Piccola postilla da frequentatore della Terminio e osservatore privilegiato: ho notato che Michele è forse l’unico calciatore che saluta e sorride sempre ai tifosi. Quando entra in campo e quando esce. Sempre. La buena educación.

Di Maggio: 6

Partita giocata ad alti ritmi. Recupera palloni, corre, pressa, si butta ovunque. Il mediano di Ligabue visto dal vivo. Nel secondo tempo, però, la prestazione cala parecchio e iniziano a susseguirsi alcune sbavature. La benzina finisce e con lei anche un po’ di lucidità. Ma io vorrei sempre con me uno che viene in guerra come Luca Di Maggio. Poi magari ogni tanto gli spieghiamo pure dove stanno le trincee.

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Pandolfi: 4

Ho perso la voce. E anche la pazienza. Non ho davvero altro da dirti. Te l’ho urlato tutto dagli spalti.

Russo: 8 — MVP

La sua storia sembra uscita da uno di quei romanzi di Osvaldo Soriano sul calcio che fu. Il giovane talentuoso di periferia. Il brutto infortunio che rischia di metterne a repentaglio la carriera. La rinascita. Il ritorno. La gloria. In questa fase del campionato, Raffaele è imprendibile. Immarcabile. Inarrestabile. Sempre pericoloso. Si parla tanto di top player, di categorie, di calciatori da Serie A e calciatori da Serie B, C,D. Bla bla. Bla bla. Poi però parla il campo. E il campo, sul nostro Raffaele Russo, sta dicendo parecchie cose. Molte delle quali iniziano con: ma questo che ci fa ancora qua?

I subentrati dell’Avellino

Missori: 6

Si è fatto crescere i capelli, la nostra freccia. Non l’ho riconosciuto subito. Poi, appena parte sulla fascia, qualcosa torna immediatamente familiare: lo sprint, la gamba, quella capacità di puntare l’uomo e provare a creare superiorità. La condizione non è ancora ottimale e la quadratura con il resto della squadra è ancora tutta da trovare. Ma qualche segnale comincia ad arrivare.

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Cheddira: 6,5

Che bello urlare per la prima volta il suo nome dopo un gol. Ho la sensazione che quest’anno lo faremo più e più volte. Walid si fa trovare pronto su una pennellata di Russo e fa quello che dovrebbe fare un attaccante: arriva dove deve arrivare. Poi spreca altre due occasioni che ci sarebbero valse tre punti, meritatissimi. Ma non ne facciamo un dramma. Perché, dopo anni passati a cercare disperatamente qualcuno che avesse voglia, fisico e istinto per occupare l’area di rigore, abbiamo finalmente la sensazione di avere un attaccante vero. Adesso bisogna soltanto aspettare che ritrovi la forma migliore. E poi, possibilmente, preparare le corde vocali.

Sounas: 6,5

Prendo in prestito le parole di uno dei miei amici con cui vedo le partite, Peppo, (detto ‘a Sentenza): «Sounas è uno che, quando tocca la palla, pensa.» Ed è difficile spiegare meglio di così.Perché Dimitrios ragiona su quello che bisogna fare, quando farlo e, soprattutto, perché farlo. Nel calcio di corsa, confusione e palloni sparati dove capita, uno che prima pensa e poi gioca rischia quasi di sembrare una forma di snobismo. Cogito ergo sum.

Sala: S.V.

Pochi minuti in campo. Troppo pochi per esprimere un giudizio. Abbastanza, però, per esortarti ad allenarti nei cross. Perché prima o poi, Walid, là in mezzo, qualcosa bisognerà pure mettergliela.

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Biasci: S.V.

Anche per lui pochi minuti in campo. Tommaso, però, sembra non aver perso la gioia di giocare a calcio. E ad ascoltare le parole di Nesta in conferenza stampa, probabilmente non ha perso neanche la fiducia dell’allenatore.

(Foto: DepositPhotos)

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