Angolo del tifoso
ANGOLO ROMA – Inter-minabile stagione
Spettacolo indegno a San Siro.
Dopo una settimana di polemiche tra la ridicola questione fischietti e le agghiaccianti esortazioni a “farla pagare” da parte di importante carta straccia, alla fine è il campo che parla e in questo caso “urla” nelle orecchie dei giallorossi, più potente di 30.000 fischi.
I nerazzurri partono a razzo, tutta la partita è un soliloquio. Traverse, parate e palloni buttati in mezzo. Come la Roma arrivi indenne all’ottantesimo è un mistero della fede, merito soprattutto dei centrali, in affanno costante a cercar di limitare le aggressioni avversarie. Nel finale è l’iperattivo Thuram a sfruttare l’unica incertezza di Llorente, sul bel cross di Dimarco.
Abbandonati a loro stessi da un centrocampo a 5, sottolineo a 5, senza alcuna densità. Nessun filtro o supporto dietro, nessuna incursione o tentativo di assist davanti. Bove in grande difficoltà, Paredes un fantasma della cui presenza (non scherzo) mi sono accorto nel secondo tempo, Cristante gira a vuoto ma almeno è l’unico che, nella ripresa, crea pensieri all’Inter.
Kristensen, come molti suoi predecessori, è un insulto al calcio professionistico, col pallone buttato sulla luna ogni volta che gli capita sui piedi.
Lukaku forse stanco, forse infastidito davvero, fa poco e sbaglia molto, ma i palloni lì davanti si contano sulle dita di una mano.
Per carità, la vergognosa statistica che non vede mai riposare abbastanza la Roma dopo la coppa non aiuta e l’Inter ha una superiorità tecnica enorme, acuita dalle pesanti e note assenze, ma la squadra scesa in campo è al livello di poter fare una figura migliore. Soprattutto i nerazzurri hanno fame e consapevolezza di poter primeggiare. Non si parla di vincere, ma di competere, mentre è sembrata la partita col Milan, stesso atteggiamento remissivo.
Sentire Cristante e Mourinho dire di averla preparata così è la sconfitta finale. Farsi bucare da tutti i lati, con 5 o 6 giocatori ad aggredire l’area indisturbati, lasciando ai centrali l’onere di fare muro, sperando che nel finale si trovi l’occasione per bucare…ma se non passi il centrocampo come pretendi accada.
So di ripetermi, ma questa stagione è nata stanca, dalla prima giornata. Non vedo gioia, grinta, nessun credo tattico. Ho sempre l’impressione di essere a maggio. Il campionato, lo dissi dopo Genova, è finito, ammesso fosse iniziato e neanche le ultime vittorie mi hanno dato una sensazione di ripresa.
Non dico che battere Monza o Frosinone sia facile, ma queste lacune, tattiche, fisiche e tecniche, ti possono permettere di vincere quel tipo di gare (peraltro con difficoltà). Quando incontri squadre di livello, non c’è storia, perchè non c’è voglia.
Continuo a non vedere l’obiettivo della Roma, forse la coppa, ma stare a novembre a -11 dal primo posto non mi fa certo pensare a slot Champions o d’Europa.
La strada è lunga… purtroppo
(Foto: Depositphotos)
