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Lazio: peggior rendimento dal 2009/10, Sarri riflette sul futuro

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Sarri Lazio
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Per trovare una Lazio messa peggio a questo punto del campionato bisogna tornare indietro di sedici anni. Era la stagione 2009/10, quando sulla panchina biancoceleste si era appena insediato Edy Reja al posto di Davide Ballardini. Dopo 27 giornate la squadra aveva raccolto appena 26 punti, quart’ultima in classifica e con un margine di soli tre punti sulla zona retrocessione occupata dal Livorno.

Quel campionato, però, si chiuse con una reazione importante: venti punti nelle successive undici partite consentirono alla Lazio non solo di allontanarsi rapidamente dalle sabbie mobili, ma anche di risalire fino al dodicesimo posto finale.

Da allora, i biancocelesti non avevano mai fatto peggio rispetto all’attuale rendimento.

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Sconfitta a Torino e segnali allarmanti

Il confronto con il passato rende ancora più pesante il presente. La sconfitta per 2-0 a Torino non preoccupa soltanto per il risultato, ma per le modalità con cui è maturata, contro una squadra reduce da un cambio in panchina.

In conferenza stampa, Maurizio Sarri non ha cercato alibi. «Ho visto una squadra triste e senza energie. Quando non prendi le palle vaganti, è inutile parlare del modulo. La realtà è questa, è inutile giustificarsi». Parole nette, che fotografano una squadra apparsa scarica mentalmente prima ancora che tatticamente.

La Lazio ha incassato la nona sconfitta in ventisette giornate. La classifica dice 34 punti e decimo posto. Numeri che raccontano una stagione anonima, lontana dalle ambizioni europee. Il distacco dalla Juventus, oggi sesta, è di tredici punti: un divario che spegne qualsiasi velleità di rimonta.

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Un mercato che ha indebolito la rosa

A preoccupare non è solo il rendimento attuale, ma la prospettiva futura. L’assenza di pubblico sugli spalti in alcune fasi della stagione, la sensazione di una squadra priva di slancio e un mercato invernale che ha ulteriormente impoverito la rosa hanno contribuito a creare un clima di incertezza.

Dopo un’estate in cui la società non aveva potuto operare sul mercato, gennaio ha segnato le partenze di elementi chiave come il Taty Castellanos e Mateo Guendouzi. L’arrivo di Ratkov, chiamato a raccogliere l’eredità in attacco, non ha ancora prodotto segnali concreti: anche contro il Torino è rimasto un oggetto misterioso.

Come se non bastasse, anche la solidità difensiva – marchio di fabbrica delle squadre di Sarri – sembra essersi incrinata. «La mancanza di solidità difensiva per noi è una novità, siamo sempre stati una squadra con applicazione difensiva», ha ammesso il tecnico. Un’ammissione che pesa, perché tocca l’identità stessa del progetto tecnico.

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Sarri e il bivio dopo undici partite

Il compito immediato per Sarri è chiaro: portare a termine la stagione nel modo più dignitoso possibile. Restano undici partite, undici occasioni per evitare che l’annata scivoli definitivamente nell’irrilevanza.

Poi sarà tempo di riflessioni. Il futuro dell’allenatore toscano è tutt’altro che scontato. In estate, poco dopo aver firmato per la sua seconda esperienza sulla panchina biancoceleste, aveva scoperto che la società non avrebbe potuto intervenire sul mercato. Un colpo duro, a cui aveva reagito promettendo ai tifosi che sarebbe rimasto comunque al suo posto.

Quella promessa non è mai stata messa in discussione durante la stagione. Ma ora, con il campionato che si avvia verso un epilogo privo di obiettivi concreti, è inevitabile interrogarsi su ciò che verrà.

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Tra undici partite sarà Sarri a decidere se continuare o meno a far parte del progetto Lazio. Una scelta che potrebbe segnare l’inizio di un nuovo ciclo o la fine di un percorso che, almeno per ora, non ha mantenuto le aspettative.

(Foto: DepositPhotos)

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