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Angolo del tifoso

ANGOLO JUVENTUS – I conti in ordine, innanzitutto

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Juventus Allegri
Tempo di lettura: 3 minuti

La Juventus pareggia allo Stadium con il Milan, un anonimo pareggio a reti bianche.

Non che ci si potesse aspettare di più, data l’insipida stagione portata avanti da entrambe le squadre.

Ma da due club di prestigio come Juventus e Milan era lecito supporre che si facessero suggestionare dal fascino di un simile rendez vous, tirando fuori almeno l’orgoglio necessario ad offrire uno spettacolo decente alle rispettive platee.

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E, invece, gli uomini di Allegri e Pioli hanno badato essenzialmente a non subire danni ed uscire dal campo senza troppe ammaccature alla classifica.

L’importante era non perdere punti, consolidare gli attuali piazzamenti, blindare la qualificazione alla prossima Champion’s League e far dormire sonni tranquilli alla dirigenza.

Con i milioni assicurati dalla partecipazione alla massima competizione europea il bilancio non da più le vertigini. Tutto il resto passa in secondo piano.

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I conti in ordine, innanzitutto.

Manovre di distacco

La politica della nuova dirigenza bianconera, dopo il defenestramento del management guidato da Andrea Agnelli, è cristallina.

Sono stati aboliti gli azzardi del recente passato (vedi acquisto Ronaldo) che hanno soltanto scavato delle voragini nei libri contabili della società.

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I periodici ricorsi agli aumenti di capitale per tappare le falle vengono considerati ora soltanto una extrema ratio.

Le parole d’ordine degli attuali amministratori sono oculatezza ed equilibrio.

E se tanto distacco dalle vicende sportive della squadra alimenta il sospetto di un futura separazione tra gli storici proprietari e la Juventus non è una tragedia.

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Anche una storia centenaria può finire e, se una attenta gestione è mirata a rendere appetibile l’acquisto del club ad un propositivo acquirente, che motivo hanno i tifosi di rammaricarsi? I piani dei vertici bianconeri sono ben delineati, i loro obiettivi pure.

I conti in ordine, innanzitutto.

Proprietà nebulosa

Del resto, se Atene piange, Sparta non ride. All’algida freddezza degli Elkann fa da pendant l’impenetrabile cortina di silenzio che avvolge la proprietà rossonera.

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Chi è l’attuale padrone del Milan? L’organigramma indicherebbe come tale il fondo RedBird di Gerry Cardinale.

In realtà i dubbi su chi effettivamente tiri le fila in Via Rossi sono talmente tanti da giustificare una indagine da parte della Procura di Milano. Secondo gli inquirenti c’è la concreta possibilità che il precedente proprietario, il fondo Elliott di Paul Singer, non abbia mai abdicato al suo ruolo e la cessione di due anni fa sia stata fittizia.

Una mera operazione di copertura in attesa dell’effettivo reperimento della liquidità necessaria a rilevare le quote azionarie.

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E se qualcuno pensa, a questo punto, di stare leggendo un articolo di finanza piuttosto che il resoconto di un evento sportivo, chi scrive risponde che, per gli attuali gestori del Milan, chiunque essi siano, l’aspetto economico travalica, in tutti i sensi, quello agonistico.

Per un manager statunitense ha importanza il valore delle quote al mercato azionario, i trofei in bacheca sono degli oggetti di arredamento, e anche di pessimo gusto.

I conti in ordine, innanzitutto.

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Eroe per caso

E quanto poco conti, in un panorama del genere, l’esito della partita lo dimostra l’importanza che va ad assumere il più inaspettato dei protagonisti.

Marco Sportiello, portiere più che trentenne e dal curriculum non eccezionale, si ritrova catapultato tra i pali del Milan all’ultimo minuto e risulta decisivo.

Un banale risentimento muscolare del titolare Maignan in fase di riscaldamento gli consegna le chiavi della porta rossonera.

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In altri casi sarebbe stato un incontro di cartello e la paciosa riserva avrebbe avuto motivo di farsi tremare i polsi. Invece, ora, si tratta solo di un confronto tra due squadre che non hanno più nulla da chiedere alla stagione e nessun motivo per premere sull’acceleratore.

Al buon Marco basta sfoderare un po’ di sano mestiere per rintuzzare i tentativi bianconeri e garantire un risultato utile ai suoi.

E, per completare il quadro, l’estremo difensore è arrivato l’estate scorsa a Milanello a parametro zero. Se ci fosse stato da spendere soldi per il suo cartellino non avrebbe mai fatto parte del gruppo.

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I conti in ordine, innanzitutto.

Buonuscita? No, grazie

Sulla sua panchina, Max Allegri incamera l’ennesimo punticino con la consueta flemma.

Sa bene che i suoi non possono dare di più, anche se ha fatto intendere il contrario per  metà stagione. Una volta conseguito l’obiettivo prefissato con i suoi datori di lavoro, il ritorno in Champion’s, si potranno tirare le somme.

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Ha ancora in anno di contratto ma è consapevole che in società non vogliono disputare il prossimo campionato con un allenatore in scadenza.

Il suo ascendente sui giocatori, già molto ridotto, sarebbe azzerato.

Di rinnovo neanche a parlarne, la soluzione migliore sarebbe accettare una eventuale buonuscita da parte della dirigenza e lasciare il posto a qualcun altro più motivato.

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Peccato, però, che il tecnico livornese la pensi diversamente e pretenda di essere liquidato per intero prima di togliere il disturbo.

La risposta dei dirigenti sarà improntata, ovviamente, agli imperativi adesso in vigore.

I conti in ordine, innanzitutto.

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(Foto: Depositphotos)

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