SPECIALE 2020 – Angolo Bologna

Angolo del tifoso Bologna Focus On Prima Pagina SERIE A
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Che dire del 2020 del Bologna?

Forse sarebbe bene parlare doverosamente e in poche righe del 2020 in generale. Un anno che sarà ricordato dai libri di storia, anche se i libri didattici probabilmente fra vent’anni non esisteranno più.

La pandemia ha ribaltato il mondo e gli equilibri dell’umanità. Ha creato un solco ancora più marcato tra ricchi e poveri.

Tutto questo probabilmente si ripercuoterà anche nel mondo del calcio. Le squadre che avranno presidenti con capitali importanti resisteranno all’urto, quelle medie faticheranno forse a sopravvivere.

Ma torniamo al Bologna e al suo 2020.

La società e la squadra non hanno tralasciato nulla. Lo slogan che descrive perfettamente l’anno è: “grande dinamismo nonostante tutto”.

La malattia di mister Mihajlovic, scoppiata nel 2019, è stata monitorata a vista e con apprensione per tutto il 2020. Da un punto di vista tecnico e delle prestazioni, questa brutta parentesi ha lasciato il segno, o quanto meno ha rallentato il processo di crescita della squadra. La società e l’uomo Mihajlovic hanno dovuto insieme gestire e affrontare un tornado di emozioni che lo spogliatoio inevitabilmente viveva e portava in campo.

Dal versante societario, il presidente Saputo e il suo staff hanno continuato a rispettare la tabella di marcia per la ristrutturazione dello stadio Dall’Ara. Prima l’approvazione del fantastico progetto dell’architetto Zavanella, poi la conferma della partecipazione del comune ai lavori con un contributo importante di trentacinque milioni di euro. Infine l’accordo raggiunto con l’impresa che si occuperà di smantellare e costruire il gioiello dal 2022 come data d’inizio.

Un giudizio va anche sul mercato estivo che è stato portato avanti dai tre specialisti Bigon, Sabatini e Di Vaio. Qualche buon colpo di giovani interessanti come Vignato e Hickey, ma certamente due errori che si stanno pagando in questi primi quattro mesi di campionato: un centroavanti e un centrale difensivo. Questi due tasselli, se ben scelti, avrebbero dato certamente al Bologna almeno cinque punti in più. Ma, come si dice in questi casi, non si puó essere perfetti.

Il Bologna dell’era Saputo (partita nel settembre del 2015) ha dei punti ben chiari fin dall’inizio.

Crescita del club e del brand Bologna anche a livello internazionale.

Giovani da individuare sui mercati di tutto il mondo e far crescere per fare plusvalenze.

Stadio come luogo di intrattenimento quotidiano e non solamente legato alla partita.

Europa come obiettivo da raggiungere per avere introiti extra importanti sia dalla UEFA sia dal brand, attraverso il merchandising.

Insomma, al netto di qualche errore commesso – perchè si è comunque agito – il voto al Bologna del 2020 è un bel 7 pieno.

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