ZONA CESARINI – “El Simpatico” clown belga

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PFAFF

Non leggetelo ad alta voce in luogo chiuso o rischiate di infettare metà dello stabile ed essere marchiati  dalle ASL come arma chimica e se cercate una macchina da cucire, per quanto storica sia la casa tedesca, non ne varrebbe la pena. Se invece dovete richiamare l’attenzione di uno dei più goliardici e singolari portieri della storia, il rischio vale la candela.

Jean-Marie Pfaff nasce a Lebbeke, nelle Fiandre Orientali, ma vivrà fino al matrimonio coi suoi dieci fratelli (4 maschi e 6 femmine) in una piccolissima roulotte nel centro di Anversa, facendo lavoretti di ogni tipo.

Si avvicina al calcio nei tornei rionali con una squadra composta dai fratelli, “i Diavoli Rossi”, come la Nazionale e dato che è sempre in sovrappeso, viene messo in porta. Il calcio rimane un hobby fino al 1976 quando diventa titolare del Beveren e approda agli Europei del ’76 in Jugoslavia.

BRAVO CRUIJFF

Esordisce nei quarti contro l’Olanda che al vantaggio belga risponde con Rep e un gran gol di Cruijff. Preso il gol, un sorridente Pfaff corre dall’olandese a stringergli la mano: “Nessuno mi capì, ma Cruijff aveva segnato un gran bel goal e il mio senso di sportività mi obbligava a fargli i complimenti”.

BAYERN

Nell’82 approda in Baviera dove colleziona tre scudetti e due coppe nazionali, ma la sua avventura inizia male con un autogol contro il Werder, che gli costa molte critiche, ma mai gli toglie il sorriso.

Al di là dei premi ci si immagina il portiere del Bayern come un “gerarchico” Neuer e non certo un gigantesco clown riccioluto dalle maglie sgargianti e soprattutto dai guantoni immensi, sostituti dei grandi scarponi dei suoi corrispettivi circensi.

Questa eccentricità gli varrà il soprannome de “El Simpatico” ai Mondiali messicani nell’86 dove si rende protagonista di tante parate, ma deve arrendersi a Maradona, che proprio contro i Diavoli replica la serpentina fatta con gli inglesi pochi giorni prima. Abbiamo avuto troppo rispetto per la Germania e per l’Argentina. Quando rivedo Maradona far fuori in dribbling tutta la nostra difesa, penso che se ci fosse stato un tipo come Ludo Coeck, Diego non sarebbe mai riuscito in un’impresa del genere”, dirà.

LA MELA

Famosa la sua scenetta in un’amichevole a Rotterdam quando i tifosi orangesgli tirano ogni sorta di oggetto ortofrutticolo, lui sorride, prende una mela e, appoggiato al palo, se la mangia. Anni dopo, in una partita di vecchie glorie, prenderà una sedia per accomodarsi… al centro della porta.

Vince  l’oscar IFFHS, come miglior portiere dell’anno, ironicamente nello stesso anno (1987) in cui lascia la nazionale sbattendo la porta, quando gli preferiscono Preud’Homme. Vero e proprio eroe in patria dove apre le porte di casa sua per un reality nel 2003, l’Eddy Merckx del calcio, si definirà.

Portiere fantastico, ma di lui si ricordano anche le numerose papere, le uscite a vuoto, frutto della sua goliardica interpretazione della vita, le sue maglie, i suoi “manoni” e quel sorriso che non si smorzava mai.