#LBDV – L’Italia e lo strano caso della mancata ‘pazienza’

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A noi italiani piace tanto parlare e “fare rumore“. Scusate il riferimento a Diodato, ma è una nostra caratteristica. Più o meno come la mancanza di ‘pazienza’. Perchè gli italiani sono spesso stravaganti e pretendono tutto e subito. Apriti cielo poi se ci riferiamo ai tifosi: il nostro è un calcio da vivere alla giornata. Oggi sei il migliore, domani non sei nessuno. Oggi tutti ti lodano, domani dire il tuo nome sarebbe un sacrilegio. Fare calcio, parlarne e viverlo, in Italia, è molto difficile: il calcio è sì un gioco, ma da noi viene visto, spesso, in maniera eccessiva.

PAZIENZA, QUALE SCONOSCIUTA!

Negli ultimi giorni, il tema di maggiore ridondanza mediatica è senza dubbio la crisi del Sarrismo. Tante, troppe voci attorno ad una sua possibile sostituzione. “E’ meglio Allegri” – diceva qualcuno – “Verrà Guardiola” – bacchetta qualche altro. Bene, dopo otto mesi di Sarri alla Juventus, tanti pare abbiano già perso la pazienza nell’allenatore toscano. Certo, la Juventus sta impiegando tanto a cambiare pelle, ma il processo in atto sta comunque dando qualche risultato: i bianconeri, infatti, sono in piena lotta per gli obiettivi stagionali. Poche settimane fa, tanti chilometri più in basso nella penisola, Gennaro Gattuso ha sostituito il suo padre calcistico, Carlo Ancelotti, sulla panchina del Napoli. Anche lì, dopo un anno, il tecnico è stato allontanato ed ha pagato anche colpe non sue. Cambiare, si sa, è sempre un salto nel vuoto. Nel mondo del calcio, poi, è sinonimo di rischio. Ma a volte, se non spesso, il cambiamento pare inevitabile. Per farlo, comunque, ci vuole tempo e pazienza, premessa sconosciute a noi italiani, saccenti e testardi!

CORSI E RICORSI STORICI

Possibile che cambiare porti sempre ad un aggravamento della situazione? A leggere i quotidiani italiani parrebbe di si. Alzando lo sguardo oltre le mura italiche, tuttavia, la situazione sembra essere totalmente diversa. Chi di voi ricorda l’era Ferguson al Manchester United o quella di Wenger all’Arsenal? Beh, tanti, forse tutti. Cosa li accomuna? Tanti anni sulla stessa panchina e tanti trofei. Ma anche tante sconfitte, finali o campionati persi. E’ il calcio, è inevitabile: una volta vinci, la volta dopo perdi. Ma Wenger e Ferguson hanno avuto tempo e le loro dirigenze, come i tifosi, tanta pazienza. Un’altra era – potrebbe bacchettare qualcuno – e non avrebbe tutti i torti. Allora parliamo dei giorni nostri. Bene?

L’ultimo club ad alzare la Champions League è stato il Liverpool di Jurgen Klopp. I Reds, poi, hanno vinto anche il Mondiale per Club ed hanno messo le mani sulla Premier League 2019/20. Tutto semplice? Non proprio. Klopp è arrivato ad Anfield Road nella stagione 2015/16. Nel primo anno, il tecnico tedesco ha perso una finale di Europa League ed è arrivato ottavo in campionato. Una stagione fallimentare. I tifosi hanno criticato l’allenatore o la dirigenza lo ha esonerato? No, hanno avuto fiducia e pazienza. Due anni più tardi, poi, il Liverpool è arrivato in finale di Champions League, perdendo contro il Real Madrid. E’ arrivato l’esonero per Klopp? No, certo che no. Lo scorso anno, infine, si è aperto il meraviglioso ciclo reds che ora è sotto gli occhi di tutti. E pensare che se fosse stato in Italia, sarebbe finito già il primo anno…

L’ITALIA E LA MANCATA PAZIENZA

Perchè noi siamo così, vogliamo tutto. E subito. Vogliamo subito il modellino pronto ed infiocchettato, non abbiamo voglia di costruirlo pezzo dopo pezzo. E questo, forse, è il problema più grande. Il mondo del calcio, si sa, è mostro: oggi vinci, domani perdi. Purtroppo in Italia manca la cultura del saper aspettare e dare fiducia. Siamo il paese dei presidenti mangia-allenatori e delle squadre che ogni anno ripartono con un nuovo progetto, destinato a durare meno di un battito di ciglia. E allora capita che il Genoa ogni anno ceda i suoi talenti, cambi un numero non quantificabile di giocatori e allenatori e rimanga sempre lì, nel limbo tra Serie A e serie B. Capita allora, che la Roma riparta, ogni anno, con un nuovo allenatore e un nuovo progetto, destinato a durare fino a dicembre, se va bene anche fino in primavera. Capita poi, che la Juventus, dopo otto scudetti di fila, non possa avere problemi nel cambiare pelle, anche se i risultati non sembrano tanto male.

Se dicessimo, a bassa voce eh, così tanti non sentono e tanti non criticano, che forse anche in Italia sarebbe possibile pianificare? Saremmo presi per eretici,  magari qualcuno, segretamente, sistemerebbe rami e ramoscelli per mandarci al rogo. Eppure, dati alla mano, Gasperini ed Inzaghi hanno avuto tempo, la dirigenza e i tifosi tanta pazienza ed ora i risultati si vedono. Eclatante, comunque, il caso del tecnico della Dea. Arrivato a Bergamo nel 2016, dopo stagioni fallimentari ed esoneri, l’avvio non fu di certo incoraggiante: l’Atalanta era penultima in classifica. I Percassi lo hanno esonerato? No, gli hanno dato fiducia. Poi cosa è successo? Beh, i bergamaschi hanno iniziato a volare. A fine anno sono arrivati quarti, qualificandosi alla fase a gironi dell’Europa League. Il resto è storia: terzo posto e prima qualificazione in Champions League. E tra qualche giorno si giocherà il passaggio ai quarti di finale della coppa dalle grandi orecchie. E pensare che era lì, sul fondo della Serie A e poteva essere allontanato da un momento all’altro…

PAZIENZA E MENTALITA’ SBAGLIATA

‘Gutta cavat lapidem’ – dicevano gli antichi romani. Una piccola goccia d’acqua, col tempo, può addirittura intaccare una roccia. Qui ci poniamo una domanda: se anche una insignificante gocciolina d’acqua riesce a raggiungere risultati così eclatanti grazie al tempo e alla pazienza, perchè non potrebbero farlo anche gli allenatori o i progetti? E’ un problema di mentalità: vogliamo tutto e subito e, spesso, lasciamo per strada tante, belle occasioni. Se ci provassimo? Se cercassimo per una volta, di essere meno saccenti e provassimo a correre il rischio? Magari qualcuno sbaglierà, ma sicuramente qualcuno ci riuscirà.

Del resto il calcio è questo: una volta si vince e una volta si perde, basta avere voglia di rischiare e pazienza di aspettare.