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Per analizzare il crollo della Juventus, bisogna cercare di dividere i discorsi e non mettere tutto nel calderone, altrimenti si rischia di fare confusione.
La Juventus ha giocatori che non sono non da Juventus.
E questo si sa. Non è una novità.
Ma non si può cancellare il passato e pretendere che oggi la Vecchia Signora sia piena zeppa di fenomeni.
Ci deve essere un percorso di crescita
La Juventus ha commesso tanti errori nel passato e ne paga ancora le conseguenze.
Basti pensare che a bilancio in questa stagione pesa l’acquisto di Openda di 42,75 milioni, ceduto in prestito con diritto di riscatto a 3.5.
La Juventus ha un passivo tra acquisti e cessioni di 137,5 milioni di euro.
Di più non poteva fare chissà cosa.
Carnevali ha fatto un buon lavoro.
Ma questo inizio di stagione è stato caratterizzato da tanti infortuni.
Gli infortuni
Se ad una squadra togli 4/5 giocatori, alcuni dei quali sono anche dei pilastri, diventa difficile per tutti.
Lo è stato per il Milan di Pioli qualche anno fa, lo è stato per il Napoli anno scorso, lo è per la Juventus oggi. Non è facile.
Perdere Yldiz, Thuram, Locatelli, McKennie e Cambiaso non è roba da poco.
Anzi.
Il centrocampo è in emergenza ed oggi sono titolari due giocatori che, fino a qualche mese fa, erano fuori dal progetto (Koopmeiners e Douglas Luiz).
Detto questo, c’è anche altro che non va.
Spalletti
La verità è che Spalletti è in uno stato confusionale.
E lo si vede sia in campo che in conferenza.
Ma lo è da tempo.
Quando arrivò a Torino è passato da conferenze nelle quali diceva che sperava ancora nello scudetto, al “vivo per andare in Champions” per chiudere con “non era scontata nemmeno la qualificazione in Europa League”.
In questa stagione è passato nel giro di una settimana dal “Ci sarà un motivo se Kolo Muani non gioca da due anni”, facendo capire che avanti mancava qualcosa (la Juventus ha anche Ekhator ai Box) al “Io sono salito sul carro di Kolo Muani accettando di comprarlo perché lo reputo un grande giocatore. Non scendo dal suo carro, nemmeno la prossima. Io sto sul suo carro fino in fondo”.
Nel post partita si è presentato ai microfoni, dopo una sconfitta del genere, e rivolgendosi al giornalista di Sky che stava per porre la domanda, ridendo (con tono irritante) dice “Non piangere”.
La confusione è evidente anche dal punto di vista tecnico.
Zhegrova sembrava un giocatore fuori dal progetto.
Lo ha messo fuori dalla lista Europa e la società ha provato a cederlo anche in Turchia.
Ieri è stato il secondo cambio e il migliore in campo.
Fino ad una settimana prima lo stesso discorso valeva per Nico Gonzales, definito dal tecnico un “ragazzo bellino”
E poi in campo ci si aspetta altro dalle squadre di Spalletti.
Domenica sera i gol presi dalla Juventus sono frutto di una disorganizzazione tattica non da serie A.
Altro che “giochisti e risultatisti”.
Non si può recuperare per due volte il risultato (ricordiamo sempre l’emergenza) e concedere nel giro di un minuto due occasioni clamorose ad Adzic al 95esimo.
È inaccettabile.
Insomma, la somma fa sempre il totale.
I problemi sono vari e ci vuole del tempo.
Ma da Luciano Spalletti, che è ormai da un anno a Torino, si ci aspetta che dia alla squadra finalmente un’anima.
Ma, ad oggi, la luce in fondo al tunnel, non si vede.