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ROAD TO EURO24: Peter Schmeichel, le mani sulla Coppa

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Schmeichel
Tempo di lettura: 4 minuti

Andiamo all’Europeo in Svezia, hai dieci giorni per rimetterti in forma, Peter Schmeichel, portiere danese del Manchester United, fatica a credere alle proprie orecchie.

E’ al suo primo anno con i Red Devils, ha appena terminato la stagione con uno scudetto, pregusta già le meritate vacanze al mare. E, invece, all’altro capo del filo c’è Richard Møller-Nielsen, c. t. della nazionale danese, che lo recluta per una grande impresa.

I suoi ragazzi sono stati inseriti nel torneo, ripescati a sorpresa al posto della ormai disciolta Jugoslavia, dilaniata dagli orrori di una guerra civile. Tuttavia, l’allenatore non ha intenzione di fare la parte della comparsa, vuole mettere in piedi una squadra in grado di puntare al massimo.

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E desidera affidare le chiavi della porta a lui, con l’impegno di blindarla a dovere, magari fino alla finale. Per mettere le mani sulla Coppa.

Ritiro da villaggio vacanze

Ovviamente la convocazione è giunta inaspettata anche per tutti i suoi compagni. Ognuno di loro, finiti gli impegni con il proprio club, aveva già staccato mentalmente la spina e programmato le ferie. Del resto, anche lo stesso allenatore era stato richiamato dalla Federazione mentre era in pieno relax, tutto intento a ristrutturare la cucina di casa. E’ un gruppo raccogliticcio e spensierato quello che si presenta all’albergo per il ritiro.

Alcuni pezzi da novanta, come Michael Laudrup, stella del Barcellona, non si presentano neanche, a causa di pregressi dissidi con il tecnico. Altri giungono in compagnia della moglie, in un clima da villaggio vacanze. La stampa ironizza sullo stato di concentrazione degli atleti, il mister abbozza, consapevole che non può farci nulla. Peter, invece, prende la faccenda molto sul serio.

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Ha appena assaporato l’ebbrezza della vittoria con la sua squadra, perché non riprovarci con la Nazionale? Il disertore Laudrup si è appena laureato campione d’Europa con il suo club, basterebbe questo per fargli venire voglia di pareggiare i conti. Chiudere ogni varco agli avversari per mettere le mani sulla Coppa.

Improvvisazione jazz

Del resto, reagire con prontezza alle situazioni inaspettate fa parte del retaggio familiare. Suo padre, Antoni, è un noto jazzista di origine polacca: l’improvvisazione creativa è il suo marchio di fabbrica.

E non ci si guadagna la fiducia del mitologico Sir Alex Ferguson, padre padrone dello spogliatoio del Manchester, se non si hanno le spalle larghe. Peter è un colosso di uno e novanta per quasi cento chili, la porta sembra davvero minuscola quando c’è lui tra i pali. In aggiunta a questo fisico ciclopico c’è anche una agilità felina e un carisma innato. E’ da subito accettato anche dai compagni più anziani come un leader, non gli ci vuole molto per cementare il gruppo attorno alla sua straripante potenza fisica.

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Quelli che sembravano degli studenti in gita si trasformano immediatamente in un drappello da battaglia, a dispetto delle divise troppo strette con cui si presentano alla gara d’esordio. La repentina chiamata dell’UEFA non ha consentito di reperire tenute adatta in tempo, giocano contro l’Inghilterra con le maglie prestate dai cuginetti dell’Under 21.

Poco male, è un incoraggiante pareggio per zero a zero. Peter mantiene inviolata la sua porta, è il primo passo per mettere le mani sulla Coppa.

Incroci del destino

Al secondo giro la ruota si mostra avversa ai danesi. I padroni di casa della Svezia li battono di misura e li obbligano a fare risultato nell’ultima gara del girone contro la stra favorita Francia. A parte il valore degli avversari, Schmeichel e compagni devono anche battersi contro lo scetticismo dei molti che li vedono già con la testa altrove.

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In fondo, sono pur sempre stati strappati alle spiagge e buttati in campo all’ultimo minuto, è già tanto che ci siano. Ma la miscela di orgoglio ferito dei ragazzi di Møller-Nielsen e un bizzarro incrocio del Destino produce l’inaspettato.

La Danimarca ottiene una meritata vittoria contro la Francia mentre la Svezia supera gli inglesi. Peter alza le braccia al cielo: sono in semifinale, possono ancora inseguire il sogno. Vincere e mettere le mani sulla Coppa.

Occhi negli occhi

Ancora una volta chi è di fronte appare come un muro impossibile da scalare. L’altra metà campo è occupata dall’Olanda Campione d’Europa in carica. E’ una squadra di campioni, la loro punta di diamante è il centravanti Marco Van Basten, all’apice della carriera.

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Ci sarebbe da farsi tremare la gambe ma ormai Peter & soci sentono l’odore della finale, l’adrenalina gli soffia nelle orecchie che tutto può accadere. I danesi partono forte e vanno subito in vantaggio. Vengono prontamente riacciuffati dai tulipani, passano ancora una volta. Solo un gol in mischia nei minuti finali li costringe ai supplementari e poi ai rigori.

Per Schmeichel è una chiamata alle armi: ha già fatto il suo, negando agli olandesi almeno due reti con interventi prodigiosi, ma ora deve superare sé stesso. Nella lotteria dei penalty è il portiere che tira fuori il biglietto vincente. L’allibratore non può che essere Van Basten, già pronto, glaciale e determinato, sul dischetto.

E’ un duello anche di sguardi, occhi negli occhi, ognuno cerca di indebolire l’altro. Il centravanti tira, il portiere para. E’ la vittoria, è l’ingresso in finale, è la prosecuzione della favola.

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E il pifferaio magico, in grado di incantare tutti, è quel gigante con la maglia a scacchi e i guantoni enormi. Stanotte sognerà di mettere le mani sulla Coppa.

Il giorno dei giorni

Ultimo atto, la finalissima. E’ il giorno dei giorni per i danesi, soltanto l’ennesimo appuntamento di prestigio per i rivali, i tedeschi. E’ anche un gioco beffardo e maligno della Sorte.

L’esclusione della squadra di una nazione ormai smembrata, la Jugoslavia, ha regalato ai danesi il pass per l’accesso alla manifestazione. Lo scontro con un’altra, riunita dopo decenni di separazione, la Germania, può sancire il trionfo. L’appuntamento con la gloria non può aspettare, la Danimarca parte all’assalto e passa subito in vantaggio.

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I tedeschi schiumano rabbia e provano in tutti i modi a pareggiare ma trovano sulla loro strada uno Schmeichel versione Superman. Il portiere danese sembra moltiplicare la propria massa, chiude ogni angolo della porta, neutralizza ogni tiro.

Il centravanti tedesco, Jurgen Klinsmann, si vede annullare almeno tre gol che sembravano cosa fatta. Alla fine, dopo il raddoppio degli uomini di Møller-Nielsen, il triplice fischio dell’arbitro da via alla festa.

La favola sportiva della Danimarca ha avuto l’epilogo più bello. E quelle di Peter sono le mani sulla Coppa.

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(Foto: DepositPhotos)

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