EDITORIALE – Qatar: un passo avanti, due indietro

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Qatar 2022. Il primo Mondiale di calcio che si giocherà d’inverno. Uno dei più innovativi dal punto di vista delle tecnologie. Ben sei degli otto stadi che ospiteranno le sessantatré gare in programma sono stati costruiti dal nulla, partendo da zero. Stadi all’avanguardia. Impianti di raffreddamento che garantiranno che la temperatura non superi mai i 27 °C e assicureranno sempre ottimali condizioni di gioco e un ambiente confortevole per i tifosi, giusto per citare qualche chicca. È stata creata una nuova rete metropolitana con una lunghezza totale di 320 km. Cinque stadi su otto avranno una fermata di metropolitana dedicata e saranno raggiungibili a piedi. Per i restanti tre è previsto un servizio shuttle bus gratuito dalla fermata più vicina. Il sistema autostradale del Qatar collegherà tutti gli impianti per essere comodamente raggiunti sia in auto che in taxi. Potrebbe essere previsto anche un servizio di taxi d’acqua per gli impianti vicino alla costa. Insomma, il Qatar si è messo a lucido per ospitare quello che in molti chiamano il Mondiale del futuro.

Ma non basta. Si è voluto ‘strafare’. È stata attirata l’attenzione anche per un altro tema, extracalcistico. A farlo Nasser Al-Khater, portavoce della Coppa del Mondo del Qatar: “Chiunque indosserà la bandiera LGBTQ+ nei prossimi Mondiali di calcio sarà arrestato per 7 o 11 anni. Il Qatar è un paese islamico, quindi religione, credenze e cultura del posto vanno rispettate”. A rincarare la dose Mansoor Al Ansari , segretario generale della Qatar Football Association: “Se vuoi mostrare il tuo punto di vista sulla comunità LGBTQ+, fallo in una società dove è accettato”.

Come dare torto a questi due signorotti degli importanti saloni qatarioti. Sei vai in casa loro devi comportarti seguendo le loro regole, devi fare ciò che ti dicono di fare. Peccato che poi non succeda anche il contrario ma questo è un altro discorso. Per carità. E allora gli alti poteri qatarioti me li immagino così. A fare il bello e il cattivo tempo. Vietiamo le bandiere arcobaleno. Ma si. A chi importa di decenni di battaglie per i diritti degli omosessuali. Fatti loro se vogliono essere ‘diversi’. Sapete che c’è? Diciamo no anche alle bandiere Saudite perché l’Arabia, insieme a Emirati Arabi Uniti, Egitto e Bahrein, vuole farci chiudere al Jazeera. E dato che ci siamo impediamo che entrino anche quelle dell’Ucraina, perché non partecipa ai Mondiali e poi noi abbiamo accordi militari con la Russia.

Due facce della stessa medaglia.

Da un lato un Qatar futuristico, all’avanguardia, grande potenza economica, uno dei fondi sovrani più grandi al mondo.

Dall’altro un Paese rimasto ancorato ad ideologie retrograde, riluttanti ad un certo tipo di sviluppo; una società, sotto questo punto di vista, con i paraocchi.

Ed il silenzio di chi potrebbe e dovrebbe dire qualcosa è assordante.

Forse quei miliardi valgono più di qualsiasi altra cosa, più di ogni diritto, più della dignità.

Forse non ne possiamo proprio fare a meno.

E forse tutto questo è il nostro prezzo da pagare.

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