“Tutto su tamponi, protocolli e gestione del virus”, l’intervista al medico sociale del Vasco da Gama [ESCLUSIVA]

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Anche il calcio si è arreso alla scure del coronavirus. E tra tamponi, bolle, ricalibrazione di calendari e di regole di gioco, è sempre bene tener conto dell’opinione degli esperti. Conosciamo la situazione in Italia, meno quello che accade nel resto del mondo. E non stupirà sapere che, in effetti, non si è molto dissimili nelle dinamiche calcistiche e mediche.

Cosa accade, ad esempio, in Brasile? Ne abbiamo parlato in esclusiva con il medico sociale e cardiologo del Vasco da Gama, Mateus Freitas TeixeiraIl dottor Freitas, disponibile e cordiale, ha risposto approfonditamente ad ogni domanda a lui posta, dandoci uno scorcio di quello che si trova a migliaia di chilometri di distanza, ma che risulta essere più simile a noi di quanto possiamo immaginare.

Salve dottor Freitas, ci dica: come prosegue il Brasilerao (la massima serie brasiliana, ndr) con la situazione pandemica in atto?
Il campionato quest’anno è completamente differente a causa di questo grande problema. Durante la stagione diversi club hanno sofferto episodi di Covid-19 e questi casi, seppur isolati, hanno prodotto inevitabilmente alterazioni nelle formazioni creando differenti dinamiche. La CBF (Confederação Brasileira de Futebol, ndr)ha applicato rigorosamente protocolli e valutazioni. In Brasile, accanto al rischio di contagio, il precedente lockdown ha portato ad un eccesso di gare in un periodo molto breve, incrementando la frequenza delle partite e portano ad un alto rischio di infortuni. 

Quali sono le linee guida da voi seguite? Come viene gestito un caso di positività al Covid-19?
Prima del ritorno in campo, noi del Vasco abbiamo condotto un’ampia rassegna di letteratura medica, oltre allo studio dei protocolli degli altri team e delle federazioni di tutto il mondo. Questo è servito a creare un nostro modus operandi per la ripresa del campionato. Oggi, se un atleta risulta positivo al COVID-19, seguiamo lo schema raccomandato dalla rivista scientifica Arquivos Brasileiros de Cardiologia, di cui faccio anch’io parte come autore.
In sostanza, quando un atleta risulta positivo, noi comunichiamo l’isolamento immediato per 10-14 giorni, a cui segue un monitoraggio clinico costante. Dopo questo periodo, una volta che l’atleta è tornato in gruppo, teniamo una nuova approfondita analisi clinica; se presenta dei sintomi, eseguiamo una serie di test sempre volti ad escludere miocarditi o altre alterazioni cliniche che potrebbero portare a grossi rischi per l’atleta ed eventualmente anche morte improvvisa. 

Bene, parliamo dei tamponi: utilizzate test antigenici o molecolari? Quante volte vengono sottoposti i giocatori a controllo durante il periodo precedente ad una gara?
In generale, noi utilizziamo l’RT-PCR (i tamponi rapidi antigenici, ndr) per i test prepartita, ed i calciatori vengono valutati ogni 48 ore prima di una gara. Accanto a queste misurazioni gli atleti vengono monitorati clinicamente; se sono presenti delle alterazioni l’atleta in questione è immediatamente isolato dal gruppo fino a che non riscontriamo una diagnosi corretta. 

In Europa accade che qualche volta un calciatore risultato positivo ai test per una gara europea risulti poi negativo per il match di campionato, ad esempio, due giorni dopo. Ci sono situazioni simili in Brasile? E’ a causa del tampone o di altri fattori – ad esempio, il modus operandi di una clinica o simili?
Questo accade dovunque nel mondo, ed è forse la più grande sfida a questa malattia. La ragione è che, a seconda del test che viene effettuato, questi potrebbero non avere alta specificità e sensibilità. Questo ovviamente non porta ad assoluta certezza, e qualche errore potrebbe presentarsi. Un’altra problematicità è l’alto livello di contagio della malattia e la forma di trasmissione anche da persone comunque asintomatiche. Tenere conto delle misure preventive e dei protocolli è sempre il modo migliore per evitare la propagazione del Covid.

Parliamo invece dei laboratori: sono i club a scegliere il laboratorio d’analisi o la CBF?
E’ la CBF ad avere un laboratorio centrale autorizzato; è poi questo ad autorizzare una serie di laboratori presenti sul territorio per portare avanti i test. Inoltre, i laboratori accreditati devono seguire delle linee guida standard per l’applicazione delle valutazioni cliniche. 

Il Vasco da Gama ha avuto casi di positività al coronavirus? Come li avete gestiti?
Sì, abbiamo riscontrato alcuni casi di positività al COVID-19, ragion per cui abbiamo dato origine a protocolli molto rigorosi. L’atleta, una volta diagnosticato a seguito di risultati dei test ed alle osservazioni cliniche, è immediatamente isolato dal gruppo. Monitoriamo poi sia l’atleta che la sua famiglia. Una volta terminato l’isolamento, prima del ritorno viene sottoposto ad un dettaglio esame clinico; se rileviamo dei sintomi, eseguiamo una serie di altri test per escludere alterazioni cliniche che potrebbero mettere a rischio l’atleta. Questo – il protocollo, ndr – è attuato per tutti i settori del calcio, sia maschili che femminili. Non terminiamo mai il monitoraggio, in quanto questa è una malattia ancora nuova e poco si sa delle conseguenze a lungo termine e degli effetti collaterali. 

Un’ultima domanda: nella sua esperienza da cardiologo, quali sintomi ha osservato nei calciatori positivi al coronavirus? Hanno recuperato con facilità? Ci sono differenze tra calciatore e calciatore e, più specificamente, qual è la maggior differenza tra un calciatore ed una persona normale?
Nelle mie valutazioni, la maggior parte degli atleti sono risultati oligosintomatici (o paucisintomatici, soggetti con sintomi debolmente rilevanti, tanto da passare inosservati o attribuibili erroneamente ad altri malesseri, ndr); raramente invece ho visto atleti asintomatici. Riportano mal di testa, sintomi simil-influenzali, mal di gola, perdita di gusto e di olfatto. Non ci sono però grosse differenze di sintomi tra gli atleti e la popolazione generale. Ovviamente, gli atleti sono in una condizione fisica che, in teoria, dovrebbe renderli più resistenti alla malattia. Nonostante questo gli atleti, seppur in ottime condizioni fisiche e ben allenati, corrono comunque dei rischi. Gli sport ad alto sforzo possono indebolire il sistema immunitario e possono portare a rischi più importanti, come la miocardite; il Covid poi affligge in particolare i polmoni, il cuore e i reni. Inoltre, dato che gli atleti dipendono dal loro corpo per il lavoro ed il guadagno, dovrebbero sempre prendere precauzioni, proprio perché questa (il coronavirus) è una malattia nuova. Oltre a proteggere loro, questo potrebbe essere un ottimo esempio per la popolazione in generale a prendere delle misure precauzionali.

In collaborazione con Luigi Valio, Le Bombe Di Vlad.

(Foto: profilo Twitter Milan)

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