Atalanta, Gasperini rivela: “Ho avuto il coronavirus, mi sentivo a pezzi ed ho avuto tanta paura”

News Rilievo
Condividi
Tempo di lettura: 2 minuti

Torna a parlare Gian Piero Gasperini attraverso la Gazzetta dello Sport. Il tecnico dell’Atalanta fornisce una versione completamente diversa da quanto affermò lo scorso 10 marzo.

Il tecnico della Dea racconta la sua personale esperienza con il Covid-19 e non solo. Ecco le sue parole:

Il suo racconto: “Il giorno prima della partita di Valencia stavo male, il pomeriggio della partita peggio. In panchina non avevo una bella faccia. Era il 10 marzo. Le due notti successive a Zingonia ho dormito poco. Non avevo la febbre, ma mi sentivo a pezzi come se l’avessi avuta a 40. Ogni due minuti passava un’ambulanza. Lì vicino c’è un ospedale. Sembrava di essere in guerra. Di notte pensavo: se vado lì dentro, cosa mi succede? Non posso andarmene ora, ho tante cosa da fare… Lo dicevo scherzando, per esorcizzare. Ma lo pensavo davvero”.

Il dolore di Bergamo: “Ci vorranno anni per capire veramente che cos’è successo, perché proprio qui è stato il centro del male. Ogni volta che ci penso mi sembra assurdo: il picco storico di felicità sportiva è coinciso con il dolore più grande della città. Oggi mi sento ancora più bergamasco».

Le polemiche divampate sulla ripresa: “In troppi hanno remato contro il calcio, dimenticando il suo valore economico e sociale. Troppo livore dagli altri sport”.

Sull’ipotesi delle cinque sostituzioni: “Snatura la partita. Diventiamo basket. Nell’ultima partita possono esserci in campo dieci giocatori nuovi. Come permettere di cambiare motore a metà gran premio. Ci rimette lo spettacolo. Nel finale le squadre si allungano, si scoprono. Viene disinnescato il merito delle squadre meglio preparate che vincono alla distanza. Chi è il genio che sostiene che così si evitano infortuni? Su che basi? Ci si infortuna anche nel primo tempo. Meglio cambiare giocatori da un gara all’altra. Meglio ancora se si fosse applicata l’idea di Galliani: partite più diluite e campionato finito dopo l’estate. I tempi c’erano”.

Print Friendly, PDF & Email