Approfondimenti
LEVA CALCISTICA ’68 – Inizia il conto alla rovescia
È ormai palese – e lo è ormai da vent’anni – che il Calcio sia cambiato.
La memoria corre indietro nel tempo e cristallizza immagini ancora nitide. Giornate calde di giugno passate a giocare per strada con gli amici. Ed ogni azione accompagnarla con (simil) telecronaca, diventando, di volta in volta, Ruud Krol, Bruno Conti, Marco Tardelli o altri di cui nutrivo profonda stima e ammirazione, nonostante fossero avversari, in campionato, della mia squadra del cuore.
Eh sì. In quell’epoca, che sembra sempre più lontana, i bambini riuscivano ad eleggere idoli anche quei calciatori che non vestivano i propri colori.
Forse l’innocenza, forse la fervida immaginazione, forse le ritualità che accompagnavano l’ascolto delle cronache in radio e l’attesa religiosa delle diciotto per vedere le prime immagini delle partite in tv. Forse per tutto questo e altro ancora, il Calcio era un motore sociale e aggregativo impressionante.
Poi, col passare del tempo e acquisendo sempre più connotazioni economiche e politiche, il Calcio è cambiato.
In meglio o in peggio, dipende dai punti di vista. Chi scrive ha la sua opinione, che si può evincere dalla nostalgia delle parole, ma tant’è.
Immaginare però i bambini di oggi – tra l’altro sempre più propensi ai “virtuali a-social” rispetto ai “reali social” fatti di strada e sudore – cercare di immedesimarsi o identificarsi in giocate ispirate da qualche calciatore è molto difficile. Tanto che, probabilmente, il valore dei loro idoli sarà dato dal numero di followers più che dalla valenza tecnica, di lealtà, agonismo e altre caratteristiche connotati un calciatore.
Sarà dura, per questi bambini, conservare una semplice memoria storica. Tra vent’anni, forse, non ricorderanno dove giocava quel giocatore o dove allenava quest’allenatore, perché non avranno avuto la possibilità e il tempo di identificarsi con costoro.
Due anni fa, per me, fu sancita la “dead line”.
Con Maurizio Sarri si era identificata un’intera città. Lui aveva riportato la scintilla negli occhi e nei cuori di milioni di tifosi e l’orgoglio in quelli sparsi per il mondo. E allo splendido coach andrà sempre la riconoscenza, ma avremmo potuto ricordare la storia di un Grande Amore anziché l’avventura di una notte e via.
Spero almeno, da sognatore quale sono, che così come s’impegnerà a portare il bel gioco dove manca da anni, impiegherà le sue energie a portare anche etica e sportività. Almeno questo, caro Mister, lo deve a Lei e al calcio che le ha dato tanto. Solo allora riuscirei ad augurarle successi, perché vorrebbe dire che è riuscito a dare tanto.
Certo, poi, il professionismo. Certo, le carriere. Quelle non durano una vita e gli interpreti devono massimizzare tutte le occasioni. Certo il tempo. Si, il tempo passa e il mondo cambia.
Certo.
Ma è triste.
È triste ridurre a mero calcolo economico-finanziario e politico ciò che dovrebbe essere mosso da Passione e Amore.
Così come era in Italia negli anni settanta e ottanta, quando una passeggiata per le strade poteva implicare il rischio della propria vita; quando, scuotendo le fondamenta dello Stato, le Brigate Rosse azzardavano, tra gli altri, un sequestro e omicidio di un Segretario di Partito; o anche un deflagrante scandalo scommesse terremotava il Calcio Italiano prima che un vero sisma mettesse in ginocchio il meridione del Paese.
Nonostante tutto, continuavano a vivere i sogni di una o più generazioni.
E mi perdonerete se, nel quarantennale di un Evento quale gli Europei, mi sorprenda a ripensarci con un velo di nostalgia.
Ma, quanto a questo, sarà sufficiente continuare a leggermi nelle prossime settimane. E arriveremo insieme ad un evento calcistico che, nostalgici e non, conserva ancora tutta la sua bellezza.
