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Guardiola show alla Bobo TV: Il tecnico annuncia un suo futuro in Italia
Pep Guardiola ieri si è concesso alle telecamere della Bobo TV, il programma ideato da Christian Vieri in collaborazione con Nicola Ventola, Antonio Cassano e Lele Adani. Il tecnico si è visibilmente divertito ed ha divertito tutti gli spettatori collegati da casa, ed erano in tantissimi a non volersi perdere gli aneddoti di uno dei tecnici più forti d’Europa degli ultimi anni. Trionfatore con il suo Manchester City della Premier League e prossimo finalista della UEFA Champions League, Guardiola ha parlato del passato ma anche del futuro, lasciandosi sfuggire un suo possibile futuro in Italia.
Ecco le sue parole:
Barcellona: “Ho avuto la fortuna di aver preso il giocatore più forte di tutti i tempi, che ha preso la 10 a 23 anni quando Ronaldinho è andato via e 7-8 ragazzi della Cantera fortissimi… e poi stranieri fortissimi. Noi giocavamo finali di Champions, di coppa, era come un’amichevole per noi. Erano tutti molto forti, la mentalità di Puyol, Abidal, Dani Alves… mamma mia come andava. Poi erano amici e tutti conoscevano i ruoli. Tutti sapevano che Messi era il più forte e lo accettavano e chi non giocava sapeva che non poteva farlo perché gli altri erano più forti. Tutto è iniziato con Cruijff. Quando perdevamo non era colpa della difesa per lui ma perché giocavamo male con il pallone. Noi abbiamo vinto due Champions con 8 giocatori dell’accademia che giocano così da sempre ed è tutto merito di Cruijff. Poi è logico che quando metti un ragazzo che gioca sempre così con calciatori come Messi, Xavi… è come bere un caffé. Xavi e Iniesta incredibili, non sbagliavano mai uno stop. Venivano pressati ma non si sentivano mai pressati. A volte non si deve giocare uno-due tocchi ma anche quattro-cinque. La giocata ti dice quanti tocchi devi fare. Il Barcellona ha vinto tanto per questo: erano speciali, come il Milan di Sacchi, ad esempio”.
Brescia e Carletto Mazzone: “Arrivo dal Barcellona a Brescia in un albergo, mi sentivo una stella, mi dice: “Pep io non ti volevo qua, perché io ho acquistato Giunti e devo vedere come giocare. Io ti voglio bene però e vedremo come farti giocare”. Poi c’è stata la vicenda doping ed è stato come un padre per me. Quell’anno è stato un peccato perché con Baggio potevamo fare bellissime cose. Baggio era intelligentissimo. Lui era sempre al posto giusto. E per le punizioni…».
Il mestiere da allenatore: “Molto duro, non vi consiglio di essere allenatori perché devi decidere chi non far giocare e sono tutti bravi. Però uno deve essere onesto e non vinci un titolo se il rapporto è brutto con la squadra durante la stagione. Sotto la maglia c’è un uomo e dobbiamo rispettarci. Il mio ruolo è difficile e se fai delle scelte alla fine qualcuno non ti vuole bene. Noi tutti vogliamo essere amati ma quando devi fare delle scelte per il bene della squadra, qualcuno non ti ama”.
Bayern e City: “Ho avuto tantissime difficoltà. Al Barcellona non facevamo mai cross, chi segnava Messi di testa? Sono arrivato in Germania con Ribery, Robben Lewandowski e Muller e dovevo crossare. Per forza. Quando verrò in Italia farò lo stesso”.
Cruijff: “Tutto è iniziato con Cruijff. Quando perdevamo non era colpa della difesa per lui ma perché giocavamo male con il pallone. Noi abbiamo vinto due Champions con 8 giocatori dell’accademia che giocano così da sempre ed è tutto merito di Cruijff. Poi è logico che quando metti un ragazzo che gioca sempre così con calciatori come Messi, Xavi… è come bere un caffé. Cruijff diceva che i giocatori più forti devono stare dietro, perché senno la palla arriva male in avanti. E’ la condizione più comoda per fare un bel gioco. Mascherano aveva una capacità tattica, di velocità per andare dietro a prendere palla, che era unica. Lui era umile: il centrocampista centrale più forte che si mette a servizio e diventa fortissimo. Diventerà un grandissimo allenatore perché si mette a servizio della squadra. Sa quando andare a prendere l’avversario a 15 metri e poteva smazzare la palla. Come con Dani Alves e Lahm: quando li vedi in allenamento, capisci che possono giocare anche a centrocampo. Sono come Iniesta che vedono tutto. Vedi anche Alaba, è finito centrale. Non tutti possono giocare dentro al campo. Cancelo, ad esempio, ci ha aiutato molto quest’anno”.
Foto: profilo Twitter Manchester City
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