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Braida: “Fagioli ricorda Albertini”

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Fagioli Juventus
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Ariedo Braida ha rilasciato un’intervista a TMW, tra i vari temi trattati l’ex dirigente sportivo di Milan, Barcellona e Cremonese, ha parlato di Fagioli, convocato dal Ct dell’Italia Spalletti per Euro 2024.

Queste le parole di Ariedo Braida:

Perché nel 2021 puntò su un giovanissimo Fagioli?

“Il mio allenatore era Pecchia, lo conosceva, l’aveva già allenato e mi sono fidato. Il calcio non è tutto algoritmi: ci sono anche le intuizioni, le amicizie”.

Pizarro, Brozovic, Lobotka. Spalletti di registi se ne intende

“Un allenatore può essere determinante per la carriera di un giocatore. In Italia non ci sono grandissimi talenti, non se ne vedono tanti: lui non è un gigante ma calcisticamente è intelligente, ha qualità e giocate. Ha i tempi. Deve maturare, ma per farlo deve giocare, non c’è altra strada. Giocando si impara e si migliora”.

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La sua convocazione non è figlia della meritocrazia

“Ma il calcio non è solo algoritmi, 2+2 a volte fa sei nel nostro mondo. Quella di Fagioli è una intuizione figlia di altri ragionamenti. Un calciatore deve colpire al cuore, ha valori tecnici e sportivi, ma anche umani. Se noi abbiamo un uomo vero abbiamo anche un calciatore vero”.

E lui è diventato un uomo vero dopo quanto gli è accaduto?

“Glielo auguro. Gli auguro soprattutto di vivere una vita serena, perché poi il calcio a volte è solo uno stimolo alla vita. Chi è nel nostro mondo deve capire qual è il contesto: siamo estremamente fortunati e questa fortuna non la dobbiamo sciupare. Queste esperienze difficili ti aiutano a crescere, ti fortificano la mente e il cuore. Si fortifica la persona, migliora l’individuo. Perché tutti nella vita possono cadere, ma l’importante è rialzarsi nel modo giusto”.

Chi le ricorda?

“Per certi versi ricorda Pirlo, vede calcio vicino e lontano. Forse però ancora di più Albertini: ci somiglia davvero molto. In quel ruolo è importante saper giocare nello stretto, sapere quando la palla va data e quando va tenuta. Oggi il calcio va veloce, vince chi riesce a giocare coi giusti tempi di gioco”.

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Ieri Viscidi ha detto…

“Maurizio lo conosco bene. Allenava il Padova e ci consigliò Del Piero, ma al Milan decidemmo di prendere lui e non Del Piero (ride, ndr). Viscidi è una persona molto molto seria, metodica, è uno che non lascia nulla di intentato”.

Ieri Viscidi ha detto che in Italia ci sono talenti alla Yamal però bisogna avere il coraggio di farli giocare

“Yamal è un fuoriclasse. A mio avviso nessuno gli ha insegnato nulla, è un calciatore nato perché la natura ha deciso così. E’ fortunato nell’essere un calciatore nato, un giocatore fuori dalla norma. La tecnica si può imparare, ma altre cose no: le hai o non le hai. Yamal è un ragazzo incredibile, ha una personalità calcisticamente parlando fuori dalla norma. Non parliamo di Yamal perché di giocatori come lui ne nasce uno ogni tanto… Gli altri sono bravi, ma Yamal è un’altra cosa. Io penso che dobbiamo evitare di fare i fenomeni in alcuni casi: tutti possiamo sbagliare ma fare i fenomeni meglio di no, non si deve esagerare”.

Si riferisce a Pafundi?

“Il nome l’ha fatto lei. A cosa servì quella convocazione? Magari a gonfiare le tasche del procuratore, non alla crescita del ragazzo. Quella convocazione ha fatto male a lui e a tutti, siamo seri. Parliamo di calcio perché spesso nel calcio mancano le competenze: tutti possono sbagliare ma non è un caso che ad andare bene siano i club in cui ci sono dirigenti bravi”.

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(Foto: DepositPhotos)

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