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Lazio, che strazio

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Sarri Lazio
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Che l’annata della Lazio sarebbe stata di lacrime e sangue il tifoso laziale navigato l’ha capito subito, dalla chiaccherata di Immobile con Sarri in ritiro ad Auronzo, dal ribaltone di Lecce e dal gol di Retegui all’Olimpico. Un continuo saliscendi tra gloria e fango, tra il blitz di Napoli e la sofferenza in casa con il Monza, il goal di Provedel e la figuraccia di Supercoppa.  È inutile cercare un colpevole, chi più chi meno trova spazio sul banco degli imputati. Da Lotito, il più colpevole in assoluto, a Sarri, fino all’ultimo dei giocatori presenti in rosa.

Salvare il salvabile

La stagione sembra compromessa, la qualificazione per la Champions League del prossimo anno lontana. C’è da restare aggrappati al proibitivo ritorno con il Bayern Monaco e al cammino in Coppa Italia per provare a salvare il salvabile. Perché è chiaro che una Lazio fuori dalle coppe porterà (dovrebbe portare) a una riflessione seria sull’effettiva qualità di una rosa forse sopravvalutata dal miracolo dello scorso anno. Alla fine, se cosi sarà, pagherà per primo l’allenatore, come sempre accade in questi casi. Ovviamente non è esente da colpe Maurizio da Figline Valdarno, ma sicuramente lo è in misura inferiore  rispetto a chi gli ha fornito una rosa incompleta, fatta da una batteria di esterni difensivi inadeguati per una squadra da prime otto posizioni, senza un centrale di centrocampo che non sia adattato (Rovella, Cataldi e Vecino non nascono registi), con alcune situazioni contrattuali irrisolte e altre ostaggio della cupidigia di professionisti attaccati ai soldi neanche fossero operai a fine mese con una famiglia da sfamare.

Il coraggio delle scelte

Il coraggio di cambiare dunque, di salutare chi non è degno di indossare una maglia cosi importante, chi per incapacità o inadeguatezza, chi perché logoro nella mente o nel fisico. Quel coraggio che difficilmente si avrà perché attesterebbe il fallimento di chi quelle scelte le ha prese fino a ora, metterebbe a nudo le magagne del ventennale metodo gestionale della Lazio. Un modo prosaico di tenere le redini di un club che invece, da sempre, si fa forza sull’ideale, sul sentimento e la passione dei suoi tifosi.

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E allora che si riavvi la giostra, un paio di giri buoni e altri a singhiozz. Tanto chi ci deve essere, a Monaco di Baviera come a Firenze, ci sarà sempre, oggi come ieri perché tutti passano, la Lazio resta.

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