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Angolo del tifoso

ANGOLO NAPOLI – C’è ancora un po’ di vita

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Politano Napoli
Tempo di lettura: 2 minuti

Quasi nove mesi più tardi, Napoli-Salernitana non vale più la conquista matematica dello scudetto, ma l’unica possibilità di provare ad uscire dal tunnel.

Hanno provato sin dai primi minuti gli azzurri a costruire qualcosa di buono, ma il momento è davvero complicato.
Tanta confusione, in ogni caso, poca lucidità, molti falli con gioco interrotto e quasi nessuna occasione da gol.

Il problema – di base – è la lentezza con cui gira la palla e la frequente imprecisione in fase di costruzione.

Tra la stragrande maggioranza dei calciatori in maglia azzurra e quelli in tenuta granata, ove i secondi sono nella quasi totalità illustri sconosciuti, non c’è stata alcuna differenza per oltre mezz’ora, dimostrando come non mai che nella stagione post scudetto tutto gira storto, ma di base ad essere davvero imbarazzante è la scarsa qualità tecnico-tattica e la penosa condizione fisica offerta dal Napoli in ogni angolo d’Italia e soprattutto in casa propria.
Manca rabbia, determinazione, organizzazione di gioco e spirito di sacrificio, tutto quanto di solito fa diventare un gruppo di persone una squadra e trasformare ogni ripartenza in una pericolosa azione da gol.
I migliori al Maradona, in uno squallido primo tempo, sono stati comunque i tifosi, con un messaggio chiaro dalla Curva (“Chi non se la sente ci saluti con dignità, vogliamo solo chi ha orgoglio, ambizione e rispetto per la città”) e con enorme sostegno dagli spalti nonostante il pessimo spettacolo nel rettangolo verde.
I timidi segnali di risveglio di inizio ripresa hanno portato solo un po’ di tiri verso la porta per muovere tabellino e statistiche, ma hanno confermato quanta difficoltà si faccia quest’anno ad essere incisivi, decisivi e vincenti.
Kvicha Kvaratskhelia, anche a mezzo servizio, anche senza troppa voglia, anche non al top della forma e senza sorriso, è il migliore per distacco nella rosa attuale allenata, chissà fino a quando, da Walter Mazzarri e troppo grande è la necessità che il georgiano prenda per mano gli impauriti compagni.
Non poteva – chi aveva ancora astratte mire entusiastiche in un campionato mediocre – permettersi il lusso di pareggiare un match così in casa ed è per questo che, provvidenzialmente, sono arrivati sei minuti di recupero in cui il Napoli ha fatto quel che non gli era riuscito nei novanta precedenti.
Densità offensiva, presenza costante in area di rigore avversaria e continui tiri nello specchio della porta con superlavoro per il bravo portiere avversario.
In un sabato pomeriggio piuttosto freddo, Amir Rrahmani è riuscito perlomeno a ribaltare l’inerzia di una partita che sembrava destinata a finire in pareggio.
Al di là dei tre punti, altre buone notizie da Zerbin ed in parte anche da Demme, segnali per chi, da qui in poi, la maglia scudettata dovrà provare a sudarla ancor di più.
C’è ancora un po’ di vita tra i ragazzi che hanno incantato appena un anno fa.
Ed era la notizia migliore che poteva attendersi dalla prima giornata di ritorno.

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