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L’incredibile storia del Girona, una programmazione da sogno

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La Liga
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L’incredibile storia del Girona, la terza squadra Catalana, che sta vivendo una straordinaria stagione passando da meteora a protagonista

L’incredibile storia del Girona, la terza squadra Catalana, che sta vivendo una straordinaria stagione passando da meteora a protagonista.

La storia del Girona

Il Girona FC è una squadra di calcio ed è nata negli anni Trenta del secolo scorso in un locale frequentato dagli artisti nella Rambla, il “Café Norat”, ma non aveva mai giocato nella Serie A spagnola prima del 2017. Il derby catalano più sentito è il “Clasico” tra Barcellona ed Espanyol ma, nella regione ribelle culla del movimento per l’indipendenza dalla Spagna, c’è ora un terzo incomodo: il Girona FC.

Sebbene Girona conti oltre centomila abitanti, non è mai stata realmente famosa per il calcio. Semmai per il due volte miglior ristorante al mondo, “El Celler de Can Roca“, un’attività di tre fratelli (chef Joan, sommelier Josep e pasticcere Jordi) premiata da “The World’s Best Restaurants” nel 2013 e nel 2015. O per le riprese del Trono di Spade, il tempio dell’Alto Passero è in realtà la Cattedrale della città. Quanto allo sport, anziché il calcio è sempre andata forte la pallacanestro: Marc Gasol docet.

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La storia del Girona ha sorpreso tutti e alla sua cavalcata, come spesso capita, la critica ha dato l’appellativo suggestivo di “favola” o “sogno“. Nel 2017 giocava per la prima volta nella Liga, salvandosi conquistando un decimo posto in classifica. L’anno dopo retrocede  in Segunda B e dovrà aspettare il 2022 per tornare in Liga conquistando un altro decimo posto in classifica. Ma stavolta dopo il brillante piazzamento niente sofferenza l’anno successivo. La realtà dei fatti è brillantemente rspresssa da Rory Smith in un editoriale sul New York Times, infatti, “This being modern soccer: the David (vs Goliath) is not quite what it seems“.

I dati incredibili di questa prima parte di campionato

I catalani avevano stupito tutti nella scorsa temporada finendo il campionato ad appena 4 punti da una storica qualificazione europea (alla Conference League). Ma nessuno, neanche il più sognatore tra i tifosi, si sarebbe aspettato un exploit come quello che si sta verificando nel corso di questa stagione. Dati alla mano, il Girona ha ottenuto finora 14 vittorie, tre pareggi e una sola sconfitta, contro il Real Madrid con cui condivide la testa della classifica. Realizzando 42 gol in sole 18 partite e subendone 21.

I numeri parlano chiaro: il Girona è una squadra che sta viaggiando a una media punti da lotta scudetto e che gioca un calcio offensivo e spregiudicato. Come dimostrano i tanti gol segnati e i molti subiti.

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La rosa e la squadra

Parliamo di una squadra che in rosa non ha certo top-players affermati, ma è formata da un sapiente mix di giovani talenti in rampa di lancio e giocatori più navigati: tra i primi è opportuno menzionare l’ala brasiliana Savio, classe 2004 (probabilmente il più talentuoso del lotto), il suo connazionale Yan Couto, terzino classe 2002, e i difensori spagnoli Eric Garcia e Miguel Gutierrez, entrambi classe 2001. Tra quelli più esperti troviamo Daley Blind, classe 1990, difensore olandese ex Ajax e Manchester United, e soprattutto Cristhian Stuani, centravanti uruguayano di 37 anni che è anche il capitano della squadra nonché suo giocatore più rappresentativo storicamente parlando, essendo il miglior marcatore della storia dei catalani, con 124 reti.

Gli investimenti programmati

Riguardo alle cifre spese sul mercato per rafforzarsi, il Girona ha sborsato circa 20 milioni di euro nella sessione estiva, non certo pochissimi per una cosiddetta “piccola”; ne ha però incassati sempre una ventina dalle cessioni, la più importante (non economicamente parlando) è stata sicuramente quella del Taty Castellanos, tornato ai New York dal prestito e passato in estate alla Lazio. L’acquisto più oneroso è stato quello del centravanti ucraino Artem Dovbyk (classe ’97), prelevato dal Dnipro per 7 milioni, e che adesso ne vale il quadruplo (dato Transfermarkt). Il lavoro di scouting, coordinato da uno straordinario direttore sportivo, Quique Carcel, sta insomma dando i suoi frutti. Insieme all’incredibile ed indefesso lavoro del ds, l’altro principale artefice di questo inizio di stagione è l’allenatore dei catalani: Miguel Angel Sànchez Munoz, meglio conosciuto col diminutivo di Mìchel.

Il condottiero: l’allenatore

L’allenatore della squadra catalana, potrebbe sembrare il solito “Guardiolista“, visto che il suo tipo di gioco può sembrare percorrere le orme del tecnico del Manchester City: pressing alto e costante,riaggressione immediata senza palla, possesso finalizzato al controllo dei ritmi di gioco, ripartenze veloci e quasi sempre letali. Un calcio sicuramente poco pragmatico visto il dato dei gol subiti. Nonostante questo, vedere questo tipo di gioco, che esprime la quintessenza del calcio, vale il prezzo del biglietto. Non solo per la bellezza delle trame di gioco e delle giocate finora mostrate, ma anche per i risultati raggiunti sinora con questa filosofia.

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Ma il pensiero calcistico di Mìchel, è molto più profondo, ed è riassunto in un discorso tenuto durante la partita contro il Siviglia prima della terza giornata della Liga. Nel discorso esortava i suoi giocatori a:Nascondere il pallone, andare in verticale, come se giocaste per strada.”  Tornare bambini e riscoprire la passione autentica e primordiale per il pallone: solo così ci si può davvero divertire giocando a calcio, e si può far divertire anche i tifosi, ovviamente, che stanno vivendo un sogno.

Il punto cardine: il direttore sportivo

Il direttore sportivo Quique Carcel, nel libro “Euroscouting” di Stefano Perna, descrive in maniera dettagliata la mission di cui si è fatto carico per realizzare, nel concreto, il cosiddetto “miracolo” Girona. Nelle sue parole, si evince, che i miracoli, calcisticamente, raramente si verificano. Tutto quello che una squadra arriva ad offrire, è frutto di programmazione, dedizione e tanto sacrificio. Qualche volta, purtroppo, anche la programmazione non prende la piega desiderata, viste le infinite variabili che esistono nel mondo del calcio, ma altre volte, le scelte e la programmazione danno i frutti. Che portano a risultati incredibili e, spesso, insperati.

Di seguito le parole di Quique Carcel:

“Quando lasciai il calcio giocato, per me non fu affatto facile, come accade un po’ per tutti gli ex calciatori. A tutti noi piace giocare a pallone, ma nella vita arriva il momento in cui bisogna essere realisti ed iniziare a guardare oltre.

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È una decisione dura, certo, perché in fondo la vita da calciatore è semplice, basta dare i calci giusti ad un pallone. Ma appena finisce tutto, la caduta dalle nuvole ti apre gli occhi sulla realtà e cominci a guardare la vita per quello che in effetti è: un posto molto più vasto rispetto a ciò che credevi quando eri un calciatore.

Quando ho smesso di giocare, ho avuto la grande fortuna di iniziare subito questo nuovo percorso da direttore sportivo, è stato un cambiamento per me molto felice e, devo essere sincero, mi è piaciuto molto intraprendere questa nuova strada.

Nel tempo ho fatto le mie esperienze, tra tutte le lezioni che ho imparato quella più importante, per me, è che l’unico modo per fare il direttore sportivo è conoscere non solo il calcio, ma anche tutto quello che lo circonda: non c’è altra strada, né una via di mezzo. Conoscere quello che hai a disposizione nella tua squadra, osservare e intuire il talento per avvantaggiarti in futuro ed essere abile nel prendere le decisioni, sono le qualità fondamentali per lavorare, e bene, in un club.

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Prima che iniziassi questa avventura da direttore sportivo, anche quando ero in campo mi piaceva molto osservare l’intero mondo del calcio, guardavo tutto con naturalezza e il passaggio da calciatore a direttore mi ha portato ad osservare quelle stesse cose da un’altra prospettiva, e soprattutto mi ha fatto iniziare a pensare a quale fosse il modo giusto per far entrare nuovi calciatori nel mio club. La chiave per fare ciò era di rimanere realista, di adattarmi a tutto quello che mi circondava, ad ogni situazione e circostanza, senza pensare mai a cose o possibilità che nei fatti non erano realizzabili e quindi rimanevano impossibili da raggiungere per il club nel quale lavoravo.

Un principio che ho sempre portato avanti riguarda i calciatori di caratura superiore a quelli con i quali lavoro nel mio club, militanti in squadre più importanti delle mie, ma reduci da stagioni non esaltanti.

È guardando a loro che puoi creare qualcosa di importante ed iniziare a far crescere la qualità della tua squadra. Comprare un giocatore che sai quanto vale anche se viene da una stagione negativa, e metterci la faccia, è l’obiettivo più grande che può darsi un direttore sportivo.

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Come è successo con Christian Stuani, l’intuizione è che il livello del calciatore è maggiore di quanto lui sia riuscito fino a quel momento a dimostrare, e devi accudire costantemente questa visione, non farti persuadere da un’annata storta, ma mantenere la certezza che si tratti di calciatori superiori rispetto al livello medio della squadra in cui vanno a giocare.

In questi casi, mi sono sempre concentrato sull’ambiente in cui si ritrova un calciatore: è fondamentale tener presente che certi elementi funzionano meglio in un campionato piuttosto che in un altro. E per stabilire quale è il campionato nel quale possono dare di più, c’è bisogno di avere molte informazioni, sull’atleta e su tutto ciò che lo riguarda: questo ti permette di capire perché in un luogo renderà di più e in altri meno.

Stessa importanza assume l’impegno di mettere a proprio agio i calciatori, dimostrargli che la tua squadra è il luogo ideale, è lì che possono stare bene ed esprimersi al meglio.
Devi sapergli comunicare che firmare per il tuo club significa prendere la giusta decisione per la sua carriera.” 

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L’incredibile cammino e l’incredibile sfortuna

La squadra catalana non ha un particolare feeling con i playoff: infatti già nella stagione 2012-2013, classificatasi al quarto posto accede ai playoff per salire in Liga: in finale, però, perde contro l’Almeria sia all’andata, 0-1, che al ritorno con un perentorio 0-3. Poi c’è stata una stagione interlocutoria chiusa al 15° posto in Segunda division. Ma dalla stagione successiva, sembra abbattersi una maledizione: nella stagione 2014-2015 si piazza al terzo posto ma viene eliminata nei playoff promozione in maniera rocambolesca. Il Girona, infatti, vince 0-3 a Saragozza ma al ritorno, in casa, perde addirittura 1-4 e, per la differenza reti, non viene promossa in Liga. La stagione successiva, quella 2015-2016, si conclude con un onorevolissimo quarto posto. Ma nella finale playoff, il più quotato Osasuna, vince andata e ritorno, rispettivamente con i risultati di 2-1 e 1-0.

Una situazione al limite del rocambolesco che, psicologicamente, avrebbe abbattuto chiunque. Invece con grande programmazione e progettualità, già dalla stagione successiva, conquista un onorevolissimo secondo posto, con la promozione diretta in Liga, e una finale di Copa Catalunya persa soltanto alla lotteria dei rigori per 4-3, dopo lo 0-0 in gara, contro il Gimnastic.

Nella stagione 2019-2020 ed in quella successiva, il Girona arriva entrambe le volte al quinto posto in Segunda Division, e viene, incredibilmente, eliminato entrambe le volte nei playoff promozione.

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Ma l’incredibile cammino è fotografato dal percorso della stagione 2021/2022 e 2023/2024. Infatti con una programmazione solida, il Girona, nelle prime 16 giornate ha fatto una incredibile scalata dal 12 posto della Segunda Division alla testa della Liga spagnola dopo la roboante vittoria, nel derby contro il Barcellona.

Sono sempre i sogni a dare forma al mondo

La squadra ha già totalizzato i punti per la salvezza ed  è a due punti (45 punti di questa stagione vs i 47 della scorsa) dal record assoluto dei punti (salvezza) della squadra in Liga. Ma, intelligentemente, l’allenatore e il ds volano basso. Hanno dichiarato di non puntare a vincere la Liga ma di voler provare ad entrare in Champions. Il vero sogno sarebbe quello. Restano le immani difficoltà che il Girona incontrerà nelle gare contro i top club spagnoli come Barcellona, Atletico Madrid e Real (con cui condivide la testa della classifica).

Ma sicuramente questa stagione, almeno al momento, è molto al di sopra delle aspettative. Nonostante il pareggio a Siviglia contro il Betis e nell’imminente partita contro l’Atletico di Simeone, la squadra di Micheal è in testa alla classifica della Liga in condominio con il Real Madrid di Ancelotti a quota 45 punti. I dirigenti provano a rimanere con i piedi per terra, ma si sa che l’appetito vien mangiando…

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(Foto depositphotos)

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