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De Zerbi: “Napoli da triplete, Spalletti il top in Italia. Mai all’Atalanta ecco perché”

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Gli allenatori italiani sono tra i più preparati a livello europeo e molti lo dimostrano lasciando una Serie A, che allo stato attuale è “scadente”, per emigrare verso il tanto ambito campionato inglese. In Premier League, nel passato recente, hanno trionfato Antonio Conte, con il Chelsea, e soprattutto Claudio Ranieri alla guida dell’inaspettato Leicester City. Più distante invece sono le vittorie di Carlo Ancelotti e Roberto Mancini.

E ora? Nel presente, a rubare la scena in Inghilterra, c’è Roberto De Zerbi, allenatore del Brighton subentrato a campionato iniziato per sostituire Potter acquistato dal Chelsea, a seguito dell’esonero di Tuchel. Il tecnico ex Sassuolo, come detto poc’anzi, si sta confermando tra gli allenatori più importanti nel panorama calcistico moderno. Nella serata di ieri il mister è stato ospite di Sportitalia e nell’intervista fattagli da Michele Criscitiello ha affrontato vari argomenti: dall’esperienza guerra in Ucraina, vissuta in prima persona, passando per il suo passato in Serie A fino al futuro in Premier.

Riportiamo l’intervista da alfredopedulla.com:

GUERRA IN UCRAINA “Non ho avuto paura di morire sotto le bombe. Forse perché ho elaborato dopo, ma in quel momento ero sicuro di tornare a casa. Mi dispiace vedere i calciatori di altri paesi, penso ai brasiliani, con le moglie e i figli piccoli in difficoltà. Mi dispiaceva vedere lo staff in difficoltà. Ma in quel momento abbiamo pensato solo a dare una mano ai brasiliani. E poi a tornare a casa. Perché non sono scappato? Aspettavo la sospensione del campionato ucraino, poi sarei tornato a casa. Ma è stato tutto velocissimo.

Fino a un giorno prima ci tranquillizzavano dicendoci che era solo una prova di forza, poi dopo sono piovute davvero le bombe. Siamo scappati di notte. È stato un viaggio lungo e triste. La cosa più importante è il dramma che sta vivendo il popolo ucraino che sta vivendo di tutto. Per me invece è stato un trauma perché sono voluto andare in Ucraina e si stavo formando una squadra fortissima.

E vedersela strappare così è dura, fai fatica ad accettarla. Nessuno dello staff mi ha tradito, ognuno è libero di fare le proprie scelte. Non solo il mio staff ha perso qualche pezzo, succede a tutti. La vita nostra è anche sacrificata, qualcuno vuole fare l’allenatore per conto proprio, qualcuno vuole fare calcio in maniera diversa. Ognuno è libero di fare ciò che vuole. Abbiamo vissuto una cosa pesante, la guerra l’abbiamo vissuta in maniera pesante. Poi penso che ogni tanto lo staff si debba anche rinnovare, è un lavoro faticoso e dispendioso che ha bisogno di rinnovamento“.

BOLOGNA “È stato scritto di tutto. Ma ognuno le cose le vede a suo modo. Fenucci sa la verità. A Bologna sarei andato a piedi, è una delle grandi piazze italiane. Ma in quel momento non ho ritenuto che fosse giusto per me, senza fare moralismi. Faccio quello che mi sento e decido io. Se mi ha scritto Sinisa? Non ci conosciamo. Era una questione mia, io voglio stare tranquillo. Non è che chi ci è andato è meno, la vede solo in maniera diversa. Io nelle scelte decido seguendo il mio modo di vedere le cose“.

GUARDIOLA “Guardo Guadiola come tanti altri allenatori. ‘Gli allenatori sono ladri di idee’, ed è vero. Ognuno prende spunto, poi tu devi essere bravo a portartela dentro di te e farla tua. Guardiola è il numero uno da anni. E si prende sempre spunto dai più grandi. Se è vero che ha detto al Barcellona prendete De Zerbi? Non mi risulta, non credo“.

ESPERIENZE “Foggia mi ha profondamente segnato nel mio percorso, ma così come il Benevento che mi ha insegnato a tenere duro. Riprendere il martedì dopo sconfitte, sconfitte e sconfitte era dura perché non sapevi cosa dire alla squadra. Ogni esperienza è stata formativa. Anche al Sassuolo è stata una grande esperienza, siamo diventati un esempio per tante società in Italia“.

SPALLETTI “È l’allenatore italiano più bravo. È capace di cambiare le squadre, cambiando anche le sue idee di calcio. È stato un piacere quando è venuto a vedere i miei allenamenti“.

MIGLIOR TECNICO INGLESE Quello del Newcastle. Aveva già fatto bene a Bournemouth. I Magpies sono la società più ricca per distacco, ma lui è riuscito a fare una squadra senza nomi altisonanti ma con grande qualità“.

STILE DI GIOCO CONTRO IL CITY “I giocatori che ho mi permettono di fare un determinato calcio. Te hai un’idea di calcio, ma tante volte ti devi fermare in base alle qualità della rosa. Non è il mio caso. Non mi andava di far giocare il City, abbiamo preso dei rischi ma in questo momento era più importante l’aspetto psicologico. Stando tutti dietro non avremmo acquisito quella fiducia che abbiamo avuto nonostante la sconfitta“.

ATALANTA Io sono un bresciano. Io mi porto dietro il ragazzo che andava in curva e faceva il raccattapalle allo stadio. Non posso andare all’Atalanta“.

CRISTIANO RONALDO “Quest’estate non si è sentito compreso dopo la perdita del figlio. Questo ha portato malumore, fino ad arrivare allo sfogo che stiamo vedendo in questi giorni”.

MERCATO Quando hai calciatori forti è sempre tutto più facile. Qui nasce la mia voglia di voler intervenire sul mercato. Si dice sempre dei calciatori, allora mi sembra coerente dare qualche indicazioni. Meglio non prendere a scatola chiusa, preferisco dare indicazioni precise sul mercato”.

IMPATTO PREMIER È stato faticoso. Per la lingua, per lo staff rinnovato, faticoso perché entravo in una squadra al quarto posto con un allenatore che aveva deciso di andare via. Faticoso anche perché dovevamo preparare la trasferta contro il Liverpool. La Premier è un campionato diverso, è faticoso. Gli allenamenti sono più corti, più intensi, hai un solo giorno libero a settimana. È faticoso, ma l’ho presa con entusiasmo. Mi hanno accolto benissimo, soprattutto i tifosi che mi hanno accolto con un calore che forse non merito neanche. Ma l’ho presa con entusiasmo e mi sto divertendo. Contratto di quattro anni? L’ha voluto la società così lungo. Io amo fare anno per anno perché se tu vuoi mi tieni. Con me le durate contano e non contano, se non si va d’accordo non possiamo andare avanti”.

LASSINA TRAORE “L’ho convito a venire. Lasciava l’Ajax per venire allo Shakhtar, è un ragazzo fantastico. Poi si è rotto il crociato nella gara contro l’Inter. Mi ha definito ‘Mago’? Non vado a d’accordo con tutti. La cosa in cui mi concentro di più sono i rapporti. Se il giocatore sa che l’allenatore lo vuole, si crea un rapporto di fiducia fin da subito. Quello che fa la differenza sono il cuore e la testa, ancora prima dei piedi”

TATTICA “Al Brighton giocavano così, non mi sembrava il caso di cambiare fin da subito. Anche a Sassuolo l’ho adottato. Mentre utilizzo le mezzali a piede invertito perché si trovano con uno spazio più ampio quando entrano in possesso di palla. Mi ricordo Duncan che amava giocare a piede invertito”.

SCAMACCA “C’era Caputo, era uno dei migliori attaccanti italiani. C’era Defrel, forse si conosce un po’ di meno, si apprezza meno rispetto il suo reale valore. Poi c’erano Raspadori e Scamacca. E abbiamo deciso di tenere Raspadori, ma sapevamo delle qualità di Scamacca”.

FRATTESI “Ho sbagliato, non pensavo fosse così forte. Non credevo potesse essere così completo, è diventato un grande calciatore”.

RASPADORI “È un giocatore vero. Può fare ogni ruolo nel reparto avanzato. Ha una capacità di spostare la palla destro-sinistro incredibile. Pensa che lui batteva i corner indifferentemente con destro o sinistro”.

ITALIA “Penso che l’Italia sarebbe potuta andare comunque al Mondiale. Siamo stati sfortunati. A Mancini non possiamo rimproverare niente, ha fatto un miracolo all’Europeo”.

MONDIALE “Avrei tifato Italia, ma non faccio le percentuali per chi tifo. Fate le percentuali in base al numero di giocatori che ho in rosa. Uscendo da queste percentuali, tifo Argentino. Però per come mi hanno accolto gli inglesi, sono contento anche se lo vince l’Inghilterra”.

DIFFERENZA PREMIER-SERIE A La cosa che balza subito all’occhio è la pressione prima della partita. Fino al momento della partita è tutto tranquillo, poi al fischio iniziale si apre una partita di grande intensità. È una differenza che balza subito all’occhio”.

MAC ALLISTER Mi piacerebbe vederlo nella Nazionale Argentina insieme a Messi“.

NAPOLI Per come gioca il Napoli potrebbe anche vincere la Champions League“.

BERARDI “Lo porterei in tutte le squadre. Ma dipende anche quello che serve al club. Allo Shakhtar avevamo Tete e Neres“.

FOGGIA “Mi è rimasta dentro la sconfitta con il Pisa. Non riesco a farmela passare, eravamo uno squadrone. Siamo arrivati alla finale con tutti gli infortunati, avevamo fuori tutti i centrali. Abbiamo chiuso la finale di ritorno con Vacca centrale. C’erano 60mila richieste di biglietti. Quella sconfitta mi è rimasta dentro, non l’ho smaltita”.

GATTUSO Sapeva come muoversi. La bottiglietta era vuota, anche se non doveva essere lanciata dagli spalti. Tutta la città voleva vincere. Io e Rino siamo due sanguigni“.

ESORDIO LIVERPOOL “Non potevamo mai perdere quella partita. Chiudiamo il campionato in ucraina, potevamo vincere il campionato, avevamo vinto la Supercoppa. Io e il mio staff ci eravamo comportati bene e quando fai così, il bene ti torna indietro. Non potevamo perdere. Lo avevo detto anche ai miei collaboratori ‘oggi non perdiamo’. La fortuna ti torna sempre indietro quando meriti”.

CONTE Ha una qualità, le sue squadre le riconosci subito. Ha un’impronta ben definita. All’inizio con il Bari faceva il 4-2-4, poi ha iniziato ad adottare con il 5-3-2 o 3-5-2 in base a come si vuole chiamare. Attacca in modo chiaro e difende in modo chiaro. Al Tottenham contro di me ha giocato con il 3-5-2, ma solitamente utilizzava il 3-4-3. Ma le giocate sono simili e ben codificate“.

COSA MANCA ALL’ITALIA “Io non credo sia indietro a tutto. Sicuramente è indietro dal punto di vista infrastrutturale per quanto riguarda stadi e centri sportivi. Per quanto riguarda il calcio non siamo indietro, abbiamo semplicemente un modo diverso di vedere il calcio. Ma lo stesso vale in Sud America, sono visioni diverse del calcio. In Italia tutti i tecnici sono preparati dal punto di vista tattico”

DE ROSSI Ha tutto per diventare un grande allenatore. Ha chiaro ciò che vuol fare, poi dalla teorica alla pratica cambia tutto. Ma lui ha grande carisma e questo fa la differenza. Io penso possa diventare un grande allenatore”.

JUVENTUS “Non è bello che un altro allenatore parli di un’altra squadra allenata da un altro allenatore. Con Allegri siamo in ottimi rapporti, mi è venuto anche a trovare. Avrei potuto far meglio con quell’organico? Non rispondo. Ma la risposta è semplice, la Juve ha avuto grandi infortunati. Avrei accettato la Juve? È una delle squadre più importanti, ma come dicevo prima serve condivisione di idee prima di tutto. Come ho detto prima io voglio andare in un posto ed essere gratificato nel mio lavoro, voglio essere seguito. Sennò tu vai su una panchina prestigiosa e non vieni seguito, non vale niente”.

GIOVANI “È sbagliata al distinzione tra giovani e vecchi. Dobbiamo classificare i giocatori in bravi e non bravi. Mi viene in mente Ibrahimovic, ha 41 anni ma è sempre forte. Perché non si lanciano i giovani? È una questione di mentalità. A me stimola lanciare i giovani. A Madrid ho lanciato Mudryk, venivamo da una brutta sconfitta. Non era il caso di fare esperiementi, ma io l’ho lanciato ugualmente. Credo che certe partite accelerino la crescita di un calciatore. Mudryk è uscito nel secondo tempo e lo hanno applaudito tutti”.

MARCOS ANTONIO “Ha bisogno di tempo per assorbire le richieste di Sarri. Poi davanti ha un altro mio pupillo: Danilo Cataldi. Ma Marcos si saprà ritagliare il suo spazio”.

BOGA “Me lo porterei in ogni squadra, così come Berardi. Ma al Brighton non abbiamo bisogno in quella posizione“.

SASSUOLO Devo dire lo stesso della Juve. Senza due giocatori del livello di Berardi e Traoré è normale faccia fatica. Lo scorso anno Traoré ha sempre fatto la differenza“.

(Foto: Depositphotos)

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