SILENT CHECK – I curiosi casi dei novelli Benjamin Button

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C’è un massimo comune denominatore in alcune delle clip più virali della prima fetta già archiviata del massimo campionato italiano di calcio.

E’ un filo rosso che collega gesta sportive di qualità e pregio in maniera direttamente proporzionale all’età anagrafica di chi li compie, disegnando profili che – in astratto – non sarebbe facile cogliere.

E se nella vita quotidiana “tutti vorrebbero vivere a lungo, ma nessuno vorrebbe essere vecchio” (B. Franklin), nel mondo di chi tira a calci una palla vi sono storie di uomini per i quali il tempo che passa è solo un trascurabile dettaglio.

Nel week end in cui Zlatan Ibrahimovic (39 anni) e Cristiano Ronaldo (35 anni) fanno, per l’ennesima volta, felici i tifosi di Milan e Juventus, viene naturale riflettere su come – a ridosso della fine di un anno attesa più del solito – a dettar legge sul rettangolo verde siano, sempre più spesso, quelli della “generazione anni ‘80”.

Il fuoriclasse svedese e portoghese, peraltro, sono in buona compagnia, perché il primo sesto di campionato ha evidenziato prodezze o buone prestazioni anche di Fabio Quagliarella (37), Franck Ribéry (37), Giorgio Chiellini (36), Edin Dzeko (34), Ciccio Caputo (33), Gervinho (33), Leonardo Bonucci (33) e Alejandro Gomez detto “Papu” (32).

E se – nella vita – per dirla con Mark Twain, “il segreto del successo è fare della propria vocazione il divertimento”, non c’è dubbio che dietro una lunga carriera calcistica (peraltro nella quasi totalità dei casi citati non priva di infortuni più o meno gravi) ci siano grosse qualità psico-fisiche, capacità di adattamento, spirito di sacrificio e, soprattutto, tanta testa.

Nello sport la longevità è – nel tempo – mutata significativamente, e se negli anni ’80 e ’90 un calciatore dopo i 30 anni era già sulla via del tramonto, oggi a 32/33 si è nel pieno della maturità, sia in campo che fuori.

Se ne è andato tragicamente e troppo presto Kobe Bryant, indimenticabile cestista statunitense, ma di uno dei più grandi giocatori di basket di sempre si ricorda una verità scolpita nella roccia: “non è importante quanto segni, l’importante è uscire dal campo felici”.

E poiché la felicità poggia spesso su desideri realizzati, non c’è dubbio che dietro storie importanti di sport vi sia, innanzitutto, la consapevolezza d’essersi realizzati in un’attività che si ama.

In condizioni normali, a far da contraltare alla ribalta d’una generazione d’ultra trentenni nati negli anni ’80 (molti addirittura nella prima metà) bisognerebbe censurare i nati nel decennio successivo, astrattamente incapaci di rubare la scena allo stesso modo.

Anche in questo, però, si fa eccezione, poiché – parlando di campionissimi assoluti, per Zlatan e compagni la carta d’identità è davvero un accessorio da mostrare solo alla polizia stradale in caso di controllo.

Chi ama il calcio vorrebbe eternare le gesta di certi campioni e le loro giocate da copertina bene accompagnerebbero ogni momento da ricordare.

Ecco perché guardare la capacità di far reparto da solo (o di cambiare le partite in un nonnulla) rende unici attaccanti come Ibrahimovic e CR7, farebbe ripensare a Francis Scott Fitzgerald le pagine del suo celeberrimo Benjamin Button. Si è davanti, infatti, alla capacità enorme di uomini progettati per giocare a calcio che – nel tempo – non ringiovaniscono, ma hanno, piuttosto, l’ardire ed il concreto convincimento di non invecchiare mai.

Per quello che vale non è mai troppo tardi, o nel mio caso troppo presto, per essere quello che vuoi essere non c’è limite di tempo, comincia quando vuoi; puoi cambiare o rimanere come sei, non esiste una regola in questo…” era questo il mantra del protagonista dello storico racconto diventato – neanche troppo di recente – una fortunata pellicola cinematografica.

E non mancherà chi, rievocando un ispirato (e azzeccatissimo) Brad Pitt candidato Premio Oscar per l’interpretazione, ricorderà che “c’è chi nasce per star seduto sulla riva d’un fiume, c’è chi viene colpito da un fulmine, c’è chi ha orecchio per la musica, c’è chi artista, c’è chi nuota, c’è chi è esperto di bottoni, c’è chi conosce Shakespeare” aggiungendo che, mai come quest’anno sembra esserci chi è nato per giocare a calcio e non ha alcuna voglia di smettere di stupire e di stupirsi!

Novelli Benjamin Button o, più semplicemente, Zlatan e CR7, leggende da raccontare un giorno ai nipotini seduti sulle ginocchia, quando – non è da escluderlo – i due potrebbero ancora tirare a calci una palla.

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