Angolo del tifoso
ANGOLO JUVENTUS – La Juve, quando vuole, sa soffrire
Ci sono vittorie che profumano di dominio, altre che nascono dalla pazienza e poi ci sono quelle che arrivano quando ormai stai cominciando a chiederti se, per caso, il pareggio non sia diventato un risultato accettabile. La Juventus in trasferta in Spagna per l’Europa League sceglie la terza strada, quella più tortuosa, più faticosa e, naturalmente, più adatta a mettere a dura prova le coronarie dei suoi tifosi. Sotto di un gol all’intervallo, impacciata per lunghi tratti e costretta a inseguire una partita che sembrava essersi messa decisamente male, la squadra di Luciano Spalletti trova la forza di ribaltare il Celta Vigo e si porta a casa un preziosissimo 2-1 grazie alle reti di Nick Woltemade e Randal Kolo Muani, quest’ultimo a segno al 92′.
Una rimonta che vale tre punti, la seconda vittoria europea consecutiva e la conferma di un gruppo capace di restare in piedi anche quando la serata prende una piega poco rassicurante. Certo, per arrivare al traguardo sarebbe bastato evitare qualche giro panoramico di troppo, ma evidentemente la strada più semplice non rientra ancora nelle abitudini bianconere. La Juve, quando vuole, sa soffrire.
Partenza col freno a mano
L’avvio della Juventus non è esattamente quello di una squadra decisa a prendere l’avversario per la gola. Il Celta Vigo prova a sfruttare il fattore campo, muove il pallone con maggiore disinvoltura e costringe gli ospiti a inseguire ritmi e geometrie che, almeno inizialmente, sembrano appartenere più ai padroni di casa che ai bianconeri. La prima occasione juventina arriva al 12′: Pierre Kalulu lancia in profondità Weston McKennie, il pallone carambola favorevolmente dalle parti di Federico Gatti, che prova la conclusione al volo ma spedisce sopra la traversa. Un tentativo che resta isolato in una fase nella quale la manovra fatica a trovare continuità e gli uomini offensivi non riescono a entrare davvero in partita.
Il Celta, invece, non ha bisogno di molto per capire dove fare male. Al 18′ Williot Swedberg serve Hugo Álvarez sul secondo palo, dopo che Rueda è riuscito a superare con troppa facilità la resistenza di Andrea Cambiaso. Álvarez si ritrova nella posizione ideale e non perdona: 1-0. La retroguardia bianconera si fa sorprendere e Spalletti è costretto a guardare i propri uomini mentre la serata si complica prima ancora che la squadra abbia trovato un’identità convincente. La reazione non manca del tutto, ma tra un controllo impreciso, un pallone gestito con troppa fretta e qualche occasione sprecata, la sensazione è quella di un gruppo ancora alla ricerca della propria frequenza. La Juve, quando vuole, sa soffrire.
Una montagna da scalare
Il primo tempo prosegue senza che i bianconeri riescano davvero a cambiare marcia. Nick Woltemade prova a offrire un riferimento alla manovra offensiva e al 28′ una buona iniziativa di Kalulu crea i presupposti per una situazione pericolosa, ma Teun Koopmeiners non riesce a sfruttarla con la necessaria rapidità. Poco dopo, il centravanti tedesco ha un’altra occasione importante: raccoglie un lungo pallone di Guglielmo Vicario, sfrutta la propria superiorità fisica per vincere il duello con Lago e si presenta in posizione favorevole, ma la conclusione termina alta. È il genere di episodio che, in una serata complicata, finisce per pesare più del previsto. La squadra prova ad alzare il baricentro, ma la manovra resta intermittente e il Celta riesce a difendersi senza dover affrontare un assedio continuo.
Francisco Conceição e Kerim Alajbegović, chiamati a dare fantasia e imprevedibilità tra le linee, non riescono a incidere quanto sperato. Non è una questione di impegno, quanto piuttosto di precisione, tempi e scelte: i bianconeri arrivano spesso a metà strada, ma raramente riescono a completare il viaggio. All’intervallo il vantaggio spagnolo è meritato per quanto visto in campo, mentre gli ospiti hanno davanti a sé quarantacinque minuti per evitare che una trasferta europea si trasformi in una serata di rimpianti. La Juve, quando vuole, sa soffrire.
Woltemade riapre i giochi
Dagli spogliatoi esce una formazione più determinata, con l’intenzione di mettere maggiore pressione alla difesa avversaria. Conceição prova a scuotere i compagni con due conclusioni mancine che costringono Andrei Radu a intervenire, mentre il Celta comincia a perdere un po’ di quella tranquillità mostrata nella prima frazione. Non è ancora un assalto irresistibile, ma almeno si intravede una squadra maggiormente convinta di poter cambiare il destino della partita. Al 58′ arriva il pareggio. Koopmeiners mette in mezzo un pallone insidioso, Marcos Alonso interviene maldestramente e finisce per favorire Woltemade, che si coordina con grande rapidità e scarica una conclusione al volo di destro nell’angolo basso.
Stavolta il centravanti tedesco non ha bisogno di una seconda opportunità: controlla la situazione in una frazione di secondo e firma l’1-1. Secondo gol europeo con la maglia bianconera e una risposta importante dopo un primo tempo nel quale aveva avuto occasioni senza riuscire a concretizzarle. La rete cambia l’inerzia della gara e restituisce al gruppo una convinzione che fino a quel momento era rimasta soltanto intermittente. Woltemade conferma di poter essere un riferimento prezioso, non soltanto per la presenza fisica ma anche per la capacità di leggere le situazioni nell’area avversaria. Il pareggio, però, non cancella automaticamente le difficoltà precedenti: rimette tutto in equilibrio, ma per completare la rimonta serve ancora qualcosa. La Juve, quando vuole, sa soffrire.
Cambi, occasioni e un brivido finale
Spalletti prova a sfruttare il momento favorevole inserendo nuove energie offensive. Randal Kolo Muani prende il posto di Alajbegović, mentre Nico González entra per Conceição. I bianconeri si affidano così a una soluzione più diretta, con il francese pronto ad affiancare Woltemade e ad attaccare gli spazi lasciati dalla difesa spagnola. Una scelta che aumenta il peso offensivo della squadra, pur senza garantire immediatamente una pioggia di occasioni. Al 71′ è Pape Matar Sarr a impegnare Radu con una conclusione che il portiere del Celta riesce a controllare. Dall’altra parte, i padroni di casa non rinunciano a cercare il colpo che potrebbe riportarli avanti e la partita resta aperta, combattuta e meno prevedibile di quanto suggerisse il punteggio all’intervallo. Spalletti interviene anche in difesa, richiamando Gatti e Kelly per dare spazio a Bremer e Lucumí.
Il tempo comincia a stringere e la prospettiva di tornare a casa con un solo punto diventa sempre più concreta. Quando mancano pochi minuti alla fine, Nico González trova lo spazio per accentrarsi e calciare con il sinistro dall’interno dell’area. Il pallone disegna una traiettoria insidiosa, supera Radu ma sfiora il palo e termina fuori. Per qualche istante sembra materializzarsi l’ennesima occasione buona lasciata per strada. Il pareggio resta in piedi, il cronometro corre e i tifosi bianconeri cominciano probabilmente a prepararsi all’idea di una rimonta incompleta. Ma questa volta c’è ancora un’ultima carta da giocare. La Juve, quando vuole, sa soffrire.
Kolo Muani, il colpo del novantaduesimo
Il calcio, ogni tanto, ha un senso dell’umorismo tutto suo. Dopo una partita trascorsa tra difficoltà, occasioni mancate e momenti nei quali sembrava più facile perdere la pazienza che trovare il gol, la Juventus riesce a completare la rimonta proprio quando il pareggio sembra ormai scritto. Al 92′ Cambiaso pennella un cross perfetto in area e Randal Kolo Muani, sfuggito alla retroguardia del Celta, si fa trovare libero nello spazio giusto. Il francese prende il tempo ai difensori e colpisce di testa, spedendo il pallone in rete per il 2-1. È una rete che pesa tantissimo, non soltanto per la classifica europea ma anche per il momento in cui arriva. Kolo Muani, entrato nella ripresa per dare profondità all’attacco, si prende la scena con un’incornata da centravanti vero: movimento, tempismo e freddezza nel momento in cui non c’è più spazio per correggere gli errori.
Dopo il gol contro il NEC alla prima giornata, il francese trova un’altra serata da protagonista, questa volta con una marcatura che vale direttamente la vittoria. Per i bianconeri è una liberazione, per il Celta, una beffa difficile da digerire dopo aver condotto la partita per oltre metà del tempo regolamentare.
Per Spalletti, invece, è il premio per aver continuato a cercare la vittoria anche quando la squadra non aveva ancora trovato la brillantezza necessaria. Naturalmente non basta un colpo di testa al novantaduesimo per risolvere ogni problema, ma certe reti possono diventare un’iniezione di fiducia importante. La Juve, quando vuole, sa soffrire.
Tre punti d’oro, ma non basta il risultato
La vittoria di Vigo merita di essere festeggiata, perché ribaltare una trasferta europea dopo essere andati sotto non è mai un esercizio banale. La Juventus conquista il secondo successo consecutivo in Europa League, sale a sei punti e conferma di avere uomini capaci di decidere una partita anche quando la prestazione collettiva non è all’altezza delle aspettative. Woltemade trova ancora la porta, Kolo Muani firma il gol decisivo e Cambiaso mette la propria qualità al servizio di un’azione che vale tre punti pesantissimi. Eppure sarebbe sbagliato fermarsi al risultato. Il primo tempo ha mostrato una squadra lenta nella circolazione, poco incisiva negli ultimi metri e vulnerabile quando il Celta è riuscito ad accelerare. Anche dopo il pareggio, la Juventus ha dovuto faticare per trovare spazi e costruire occasioni davvero pulite. Il successo non cancella queste difficoltà, così come non trasforma automaticamente una prestazione discontinua in una prova di forza.
La differenza, questa volta, l’hanno fatta la capacità di restare dentro la partita, qualche episodio favorevole e la qualità individuale degli uomini chiamati a risolverla. In Europa, dove ogni punto può diventare prezioso, saper vincere anche quando non si gioca benissimo è una qualità da non sottovalutare. Ma il gruppo dovrà imparare a non rendere ogni successo una prova di resistenza, perché non sempre ci sarà un pallone di Cambiaso ad aspettare la testa di Kolo Muani al novantaduesimo. A Vigo, intanto, ci si imbarca per tornare a casa con il sorriso e con tre punti in tasca. La rimonta è compiuta, la classifica europea sorride e la squadra può godersi una notte da protagonista.
Per le risposte definitive, però, serviranno altre partite e soprattutto prestazioni più convincenti dal primo all’ultimo minuto. Perché vincere all’ultimo respiro è bellissimo, ma vivere ogni domenica con il defibrillatore accanto al divano lo è decisamente meno. La Juve, quando vuole, sa soffrire. Adesso, magari, proviamo anche a vincere senza farci venire un infarto.
(Foto: DepositPhotos)
