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Mal di Derby, Andreoletti in bilico e squadra senza identità. Il Benevento si sfalda

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Benevento Vigorito
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Crisi. Di gioco e di risultati. Classifica che langue e tre sconfitte nelle ultime quattro partite.

Il risveglio post derby con l’Avellino – perso dai sanniti anche quello della settimana precedente contro la capolista Juve Stabia al Menti di Castellammare – è amarissimo.  

I lupi non vincevano al Vigorito dal 2012 e prima ancora dal lontano 1956.

La truppa di Andreoletti in poco più di quindici giorni è passata dal possibile aggancio alla vetta al misero settimo posto in classifica. In tanti, sia sugli spalti del “Ciro Vigorito” che sui social chiedono la testa del tecnico di Alzano Lombardo reo di non riuscire a dare identità, motivazioni e soprattutto idee ad una squadra che, questo va detto senza remore, presenta problemi e limiti.

I dodici risultati utili consecutivi e le vittorie di “corto muso” degli stregoni dopo il passo falso di Torre del Greco alla prima di campionato, avevano in parte mascherato le lacune che sono poi riemerse prepotentemente nelle ultime gare. Il pari con il Giugliano, la vittoria soffertissima contro il Monterosi e le sconfitte nei derby (a fare peggio solo il Sorrento nei match contro i cugini campani) hanno aperto la discussione e dunque la crisi e reso visibile anche l’incapacità della Strega di imporsi negli scontri diretti.

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Nelle scorse la società sannita, sulla quale Andreoletti nel post gara con i lupi ha detto di “sentire la fiducia”, ha tenuto un summit con il trainer giallorosso e il direttore Marcello Carli.

Quello che sembra emerso, al netto delle dichiarazioni post Castellammare del patron Oreste Vigorito, che si era detto non soddisfatto della squadra “asfaltata” proprio al Menti dalle vespe, è quella di una fiducia a tempo per Andreoletti. Sulla strada del Benevento ora ci sono due gare ricche di insidie. Lunedì sera i giallorossi saranno di scena al “Francioni” di Latina contro i pontini che in caso di vittoria agguanterebbero proprio gli stregoni a quota 29 punti e poi il Catania di mister Lucarelli alla ricerca di continuità che, giungerà al Vigorito il 23 dicembre.

Se mister Andreoletti “mangerà il panettone” non è dato saperlo.

Quello che appare invece più logico è un possibile rimando delle valutazioni proprio al termine del girone di andata. In caso di risultati positivi e prestazioni convincenti la panchina di Andreoletti potrebbe non più traballare pericolosamente ma rinsaldarsi.

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Con buona pace delle critiche di gran parte dei tifosi giallorossi.

Tornando al derby di domenica contro i lupi irpini, la sconfitta ha lasciato non solo amarezza ma anche tanta rabbia. A pesare sul morale del tifo sannita è sicuramente l’atteggiamento degli undici in casacca giallorossa che a onor del vero, non avrebbero meritato la sconfitta.

A rendere però pesantissimo il ritorno al goal di Patierno (unica vera occasione creata dai biancoverdi) ci hanno pensato gli interventi di Ghidotti prima, la poca lucidità di Ferrante(che in realtà è spesso lontano dalla porta per cercare palloni giocabili e a ciò va aggiunto una vena realizzativa non proprio da bomber) e il salvataggio di Cionek nel finale.

Troppo poco, per una squadra che paga a caro prezzo l’ennesima distrazione difensiva e una sanguinosa palla persa in uscita all’interno di un possesso palla sempre lento e prevedibile. Troppo poco per una squadra che vede in un 37enne come Alessandro Marotta l’unico elemento capace di fare a sportellate e lottare su ogni pallone. Già perché quello che i tifosi reclamano è proprio la voglia di sudare e quel senso di attaccamento, quell’ardore agonistico che invece Avellino, Juve Stabia e le altre avversarie mettono in campo.

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Se a ciò aggiungiamo poi l’ennesimo infortunio di un Pinato che fino ad oggi non è riuscito ad esprimersi, l’impalpabile (almeno fin qui) stagione di Ciano – intorno a cui era nato il progetto tecnico\tattico – il forfait di Meccariello (perno di difesa) che dovrà saltare l’intera stagione allora sì che il gioco si fa duro. Ma, a rendere poco, non sono stati solo loro. In realtà anche l’ex Cittadella Benedetti, sull’esterno, ha reso ad oggi ben sotto le aspettative al pari di El Kaouakibi che palesa veri limiti tecnici con un Karic disastroso come mezz’ala (meglio da mediano) e un Agazzi che si limita al compitino. Alibi o no, quello che forse realmente manca è un uomo di qualità in mezzo al campo e quello che viene messo ora sotto accusa è sì l’atteggiamento ma anche la superficialità e in taluni casi la mediocrità di qualche calciatore.

Qualcuno capace di smistare il gioco con estro, trovare linee di passaggio pulite e non solo un “vigile urbano” del centrocampo.

Serviva questo nell’ennesimo nero pomeriggio sannita ad una squadra che latita, come detto, sul piano del gioco e delle idee. Serviva probabilmente qualcuno di “personalità” capace di prendersi la “responsabilità” di saltare l’uomo (Simonetti ne è capace ma fermo anche lui per infortunio), di tentare un’apertura di gioco (se ne sono viste pochissime in questa parte di stagione) e capace di dettare ritmi e soprattutto distanze.

Già, perché il Benevento non è mai capace di gestire o fare superiorità numerica, di tenere le linee corte. Cosa che invece l’Avellino ha fatto benissimo erigendo un vero muro risultato difficile da scardinare per una squadra che segna con il contagocce pur creando qualcosina.

Degli strascichi, è inutile nasconderlo, queste gare li hanno lasciati ed è un discorso questo che supera anche gli avvenimenti extracalcistici delle ultime settimane con il caso “calcioscommesse” che ha scosso l’ambiente.

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La società (estranea alla vicenda) è corsa subito ai ripari avvisando la Procura Federale della FIGC, messo ai box l’unico indagato in rosa (Pastina) mentre gli altri sono ex: Coda (Cremonese), Forte (Cosenza), Letizia (Feralpi Salò).

Se però alla “coperta corta” lamentata da Andreoletti nelle scorse settimane, soprattutto in avanti, con la squadra che secondo il tecnico “non può sostenere le due punte” – opzione di fatto smentita nel derby con gli irpini – sommiamo anche le continue sperimentazioni e il modulo non congeniale rendono l’istantanea del momento confermano quella assenza di “identità” lamentata dai più.

Di fatti, Andreoletti è passato dall’idea iniziale del 4-3-3 (in rosa ci sono giovani su cui si era deciso di puntare, ad oggi anche questa opzione smentita) al 3-4-2-1 che qualche risultato lo aveva portato ma tra infortuni e rendimenti al di sotto delle aspettative (Talia è andato in fase calante, Tello ai margini per atteggiamento) si è dovuto ricorrere nuovamente ai ripari e i rincalzi Bolsius su tutti (avulso spesso alla manovra) e Ciciretti (è giunto fuori forma e tra attese e infermeria ha passato più tempo fuori che dentro) non hanno garantito qualità e quantità di giocate.

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Come se non bastasse, i problemi hanno poi portato ad un ulteriore cambio di modulo (va riconosciuta con onestà in questo caso ad Andreoletti la capacità di mettere da parte le proprie idee di gioco per far fronte alle necessità) e cioè al 3-5-2 che però non ha portato frutti, anzi, ha finito di far perdere certezze soprattutto nel pacchetto arretrato capace di subire sempre reti. Se però sulla fase difensiva si può lavorare, così anche sul gioco perché non è mai troppo tardi, i dubbi restano in attacco dove necessariamente a gennaio qualche operazione andrà fatta con almeno un innesto di qualità.

Insomma, il presente del Benevento è ben lontano dagli obiettivi di inizio stagione.

La Strega nell’ultimo mese si è disciolta come neve al sole cancellando anche quel po’ di cose positive che era riuscita a creare. Se è vero che non bisogna vincere per forza, dall’altro lato occorre comunque dare una sterzata o si rischia di rivivere l’incubo dello scorso anno finito nel modo in cui tutti sanno e con il ritorno nell’inferno della “Serie C”. Sterzata che serve anche per ridare carica all’ambiente ormai demotivato e in fase di disaffezione per non perdere quel capitale unico di “tifo e calore” conquistato negli ultimi anni. Il tempo per rimediare c’è, non è infinito ma c’è. Anche perché la classifica soprattutto nelle parti alte è cortissima, il campionato è livellato e occorre crederci fino alla fine.

Una nota a margine doverosa va fatta al servizio d’ordine della gara contro l’Avellino. Un autentico flop sotto tutti i punti di vista e questo con buona pace delle minimizzazioni del primo cittadino, Clemente Mastella.

È inammissibile che all’interno di uno stadio – i beneventani sono stati perquisiti uno ad uno, limitata la vendita dei tagliandi anche on line, paralizzata mezza città, negata la coreografia – possa poi entrare una vera e propria “Santa Barbara” fatta di torce e bombe carta lanciate poi in campo e che hanno anche ritardato di otto minuti il fischio d’inizio.

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Limitazioni che per i tifosi beneventani vanno avanti da inizio campionato con prevendite aperte a poche ore dalle gare, trasferte vietate e restrizioni che con la sempre civile tifoseria giallorossa stridono fortemente. Se agli “ultras” irpini sono stati realmente aperti i cancelli consentendo l’ingresso anche a chi era sprovvisto di tagliando (1000 quelli acquistabili) senza effettuare un minimo di controllo, questo non è dato saperlo. Ma lanciare in campo, nel momento in cui i bambini che avevano accompagnato i calciatori, lasciavano il terreno di gioco fumogeni e petardi esplosivi, sinceramente appare inaccettabile. Se ci sono delle responsabilità vanno quindi ricercate e perseguite, anche verso chi ha cervelloticamente organizzato il servizio d’ordine.


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