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ANGOLO DEL TIFOSO JUVE – Tra tutte te

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Ci arrivo trafelata a questa giornata di campionato. La mia base scaramantica mi impone di godere silenziosamente, e molto, della disfatta pomeridiana degli uomini di Antonio Conte in quel di Lecce, perché del resto “don’t say cat”, sappiamo tutto, grazie Trap.

Nel giorno del ricordo di Pietro Anastasi, scomparso a settant’anni dopo una vita spesa per il calcio e per la Juventus, gli occhi di questa partita contro il Parma sono per un ragazzotto dai capelli rossi, Dejan Kulusevski. Kulusevski ha già legato il suo futuro a quello bianconero da qualche giorno, ma giocherà ancora nel Parma per i prossimi sei mesi, prima di cominciare ad allenarsi alla Continassa.

Mica riesco ad arrivarci all’emozione che deve aver provato lui. Però, del resto sono professionisti e, almeno finché la sua divisa sarà gialloblu, la stessa professionalità gli impone di non risparmiarsi mai, neppure sul rettangolo verde che sarà presto casa sua.

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E come lui, ammettiamolo: nessuno dei giocatori del Parma ha smesso un attimo di crederci. Il primo tempo scorre via a spintoni, con l’arbitro Di Bello che non concede un fallo nemmeno a pagarlo (sì, sono una juventina autoironica, potete anche ridere). Per ognuno dei nostri, l’impressione è che ce ne siano almeno tre degli uomini di D’Aversa a pressare e a non lasciare nemmeno uno spiraglio libero.

Uno però lo troviamo. Lo trova sempre lui, l’uomo che vedeva spiragli dove prima c’erano muri di cemento armato e camion messi di traverso davanti alle porte. Cristiano Ronaldo timbra il cartellino per la settima partita consecutiva in Serie A: robetta direte, per uno come lui. E infatti lui lo sa.

Questa partita me la ricorderò come la partita dei calci d’angolo. Nell’ultimo periodo di Mister Allegri mi capitava di andare allo stadio e di non guardare assolutamente verso il campo nel momento in cui il calcio d’angolo sarebbe toccato alla squadra avversaria: tre su quattro era goal. Mi infagottavo nella giacca e aspettavo. Per un attimo ho rivissuto quei momenti, quando Cornelius la mette dentro su corner e mi fa invocare, per qualche minuto, l’aiuto di un tutor per i calci piazzati a questa mia adorata squadra. Per la cronaca: nei novanta e rotti minuti di gioco, ne abbiamo avuti dieci di corner. Dieci. Non ne abbiamo messo dentro nemmeno uno per sbaglio.

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Vi dicevo che Cristiano lo sa. Sa quando è il momento di caricarsi la squadra sulle spalle, nonostante una prestazione collettiva da sei scarso, ma non totalmente per demeriti nostri, bensì per ampi meriti del Parma.

Ed ultimamente lo sa anche Dybala, che mette un assist delizioso per colui il quale comanda i palloni a proprio piacimento. Ed infatti non deve nemmeno fermarsi, lo calcia via verso le spalle di Sepe in corsa, per mettere a segno il suo sedicesimo goal in diciassette partite. Sì, lo sappiamo che non è ai ritmi di Immobile. E infatti ci sarà pure un motivo per il quale la Lazio is the new Real Madrid dalle nostre parti.

Andiamo ai pro: Danilo, che scheggia il palo, così come Ramsey. E poi signori, il fallimento da ottanta milioni che risponde al nome di Matthijs De Ligt? Una colonna, un totem, chiamatelo come vi pare, fatto sta che nell’ultimo quarto d’ora ci mette tutte le parti del corpo per salvare un risultato che poteva stare ben stretto al Parma. Magari un giorno regoleremo questa fase difensiva, ma non è questo il giorno.

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Oggi è il giorno di godere di questi quattro punti di vantaggio sull’Inter, e di farlo a voce alta. Ed è il giorno di Kulusevski che, una volta sostituito, sarà andato a sedersi in panchina per mangiarsi con gli occhi tutto ciò che lo circondava. Gli spalti, le luci, le voci. Gli saranno passati per la mente i discorsi con il suo procuratore, le decisioni da prendere, il dover scegliere lei, quella che gli mette le ali agli scarpini, “Tra tutte te”, cantavano in un vecchio sketch Troisi, Arena e Decaro.

Si sarà chiesto sorridendo, ne sono sicura, perché ha scelto proprio lei. Che domande.

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