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TARGET – Sørloth, da Madrid a Torino via Norvegia

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Sorloth
Tempo di lettura: 3 minuti

Nel calcio contemporaneo le etichette durano poco. Alexander Sørloth sembrava destinato a essere ricordato come l’ennesimo centravanti nordico da area di rigore: alto, potente, utile soprattutto sui cross. Invece, stagione dopo stagione, il norvegese ha demolito questo stereotipo, trasformandosi in uno degli attaccanti più completi e difficili da marcare d’Europa.

In gioro per l’Europa

A trent’anni, dopo un percorso lungo e tutt’altro che lineare tra Norvegia, Olanda, Danimarca, Inghilterra, Turchia, Germania e Spagna, Sørloth è arrivato alla piena maturazione calcistica. Oggi è il classico centravanti che ogni allenatore vorrebbe avere: segna, fa salire la squadra, attacca la profondità e sa dialogare con i compagni.

La sua carriera non è stata quella del predestinato. Figlio d’arte, cresciuto nel Rosenborg e poi affermatosi nel campionato norvegese, ha vissuto anni di apprendistato e diverse battute d’arresto. La parentesi al Crystal Palace, in Premier League, sembrò addirittura rallentarne la crescita. In Inghilterra non riuscì a imporsi e molti iniziarono a considerarlo un talento incompiuto. Eppure proprio quelle difficoltà contribuirono a forgiare il giocatore che sarebbe diventato in seguito.

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La vera svolta arrivò in Turchia al Trazbnospor dove trovò continuità e fiducia mettendo a segno ben 33 gol in 49 partite tra campionato ed Europa League. Successivamente, in Germania e soprattutto in Spagna, Sørloth ha affinato il proprio repertorio fino a trasformarsi in un attaccante moderno, capace di incidere ben oltre i numeri realizzativi.

Consacrazione spagnola

Con il Villarreal e poi con l’Atlético Madrid ha mostrato la versione più completa di sé: un centravanti che non vive soltanto dentro l’area di rigore, ma che partecipa alla costruzione del gioco e contribuisce all’equilibrio offensivo della squadra.

A colpire, osservandolo dal vivo, è innanzitutto il contrasto tra la sua struttura fisica e la qualità dei movimenti. Con i suoi quasi due metri di altezza rappresenta una minaccia costante nel gioco aereo, ma limitarsi a definirlo un colpitore di testa sarebbe profondamente riduttivo. Sørloth ama attaccare gli spazi alle spalle della difesa, sa giocare spalle alla porta e possiede una sensibilità tecnica che gli permette di dialogare con i compagni anche negli spazi stretti.

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Utilizza il corpo per proteggere il pallone come pochi altri attaccanti europei, ma allo stesso tempo è in grado di muoversi lontano dall’area e creare superiorità numerica attraverso sponde e appoggi di prima intenzione.

È proprio questa completezza che rende intrigante il suo possibile inserimento nella Juventus guidata da Luciano Spalletti. Il tecnico toscano ha sempre costruito le proprie squadre attorno a principi offensivi ben definiti, nei quali il centravanti non è semplicemente il terminale dell’azione ma un elemento attivo nella creazione del gioco. Da Edin Džeko nella Roma a Victor Osimhen nel Napoli, Spalletti ha valorizzato attaccanti capaci di occupare i difensori centrali, liberare spazi per gli inserimenti e offrire profondità alla manovra.

In questo contesto Sørloth rappresenterebbe una soluzione estremamente interessante. La sua capacità di fissare i centrali avversari permetterebbe agli uomini più creativi di agire con maggiore libertà tra le linee.

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Un giocatore come Kenan Yıldız, per esempio, potrebbe beneficiare enormemente della presenza del norvegese. Il giovane talento turco ama ricevere il pallone tra centrocampo e difesa e puntare l’uomo. Avere davanti un centravanti in grado di attirare costantemente le attenzioni della retroguardia avversaria significherebbe trovare spazi più ampi e situazioni di gioco più favorevoli.

Sørloth offrirebbe inoltre alla Juventus una soluzione che negli ultimi anni è spesso mancata: la possibilità di alternare il palleggio a un gioco più diretto senza perdere qualità.

Nei momenti di difficoltà, quando la pressione avversaria rende complicata la costruzione dal basso, il norvegese può rappresentare uno sbocco sicuro grazie alla sua capacità di vincere duelli fisici e consolidare il possesso nella metà campo offensiva.

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Naturalmente non si tratterebbe di un innesto privo di interrogativi. Le squadre di Spalletti richiedono spesso grande intensità nelle fasi di pressione e continui movimenti senza palla.

Pur essendo sorprendentemente mobile per la sua struttura, Sørloth non possiede l’esplosività di attaccanti più dinamici e in alcune partite potrebbe soffrire contro difese particolarmente chiuse e aggressive.

Resta però la sensazione che il suo profilo risponda a molte delle esigenze della Juventus contemporanea. Non è un giocatore da copertina né un nome destinato a infiammare il mercato attraverso il fascino della novità. È piuttosto un attaccante costruito attraverso anni di lavoro, errori e miglioramenti continui.

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Uno di quei calciatori che spesso non attirano l’attenzione quanto i grandi fenomeni mediatici, ma che finiscono per diventare fondamentali negli equilibri di una squadra ambiziosa.

Un nuovo bomber per Luciano…

Se dovessimo immaginare oggi il centravanti ideale per la Juventus di Spalletti, Sørloth sarebbe probabilmente uno dei candidati più credibili. Non soltanto per i gol che garantisce, ma per tutto ciò che è in grado di fare tra un gol e l’altro. Ed è spesso lì, in quel lavoro silenzioso che non compare negli highlights, che si costruiscono le stagioni vincenti.

(Foto DepositPhotos)

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