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ANCHE MENO: Le pagelle di Spezia – Avellino 1-0

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Biancolino Avellino
Tempo di lettura: 4 minuti

Spezia – Avellino 1-0

Amara. Amara come il litro di Ceres che ho dovuto ingurgitare per mandare giù questa sconfitta. Un Avellino confuso, per lunghi tratti arrendevole, poco lucido, che butta via l’ennesima occasione di allungare sulle dirette concorrenti alla salvezza.
E brucia ancora di più perché, diciamolo chiaramente, lo Spezia non è una corazzata, siamo stati noi a cucirgli addosso il vestito da squadra imbattibile.
Buon organico, sì.
Squadra solida, anche. Ma nulla di irresistibile.
Eppure, è bastata un’unica azione degna di questo nome, complice l’ennesima amnesia difensiva, per confezionare il patatrack.

Qui non parliamo di dettagli, badate bene. Il problema è stato l’atteggiamento. E quando manca quello, tutto il resto diventa inutile.
Ci aspettavamo un Avellino tignoso, feroce, con la bava alla bocca e con la voglia di riscatto. Abbiamo trovato una squadra scialba, contratta, fisicamente imbarazzante.
Senza fame. Senza cattiveria. Senza anima. Zero tiri in porta. Zero. Lo specchio più crudele e ineludibile della prestazione dell’Avellino al Picco.

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Due sconfitte consecutive contro due competitor dirette. La china prende una piega inquietante.

La classifica non fa ancora paura, ma la zona play-out non ci da più del lei. È un dato di fatto.

È arrivato il momento di tirare fuori il coniglio dal cilindro.

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Vale per l’ambiente, che invece di criticare alla cieca, deve stringersi intorno la squadra.
Vale per il gruppo, che deve alzare il livello senza più alibi.
Vale per la società, che deve intervenire sul mercato.

È il momento perfetto per presentare l’uomo della provvidenza.
Quello che ti fa sperare.
Quello che ti fa dimenticare lo squallore delle ultime giornate.

Natural born killer.

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Le Pagelle dell’Avellino

Daffara: 5,5

Partita da spettatore, passata a urlare come un indemoniato contro compagni di reparto e attaccanti provocatori. Nell’unica vera azione pericolosa prende il gol che decide la partita. Non ha colpe evidenti, ma neanche meriti particolari. Serata da comparsa. Presente sul palco, assente nella trama.

Cancellotti: 6

Sir Cancellotti, Duca di Gubbio, prode messere e guardia reale della corte di Re Biancolino. La sua titolarità in Serie B non nasce da virtuosismi tecnici o finezze tattiche, ma da quella vena pulsante che si gonfia dopo ogni intervento. Combatte su ogni pallone come fosse l’ultimo. “Che la luce della Tavola Rotonda guidi sempre i tuoi passi”.

Simic: 5,5

Soffre pesantemente la freschezza e il fisico del suo dirimpettaio. Per buona parte della gara Artistico gli fa vedere i sorci verdi. Nel secondo tempo sistema meglio le distanze e limita i danni, ma resta una partita giocata in apnea. Volenteroso, ma spesso in difficoltà.

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Fontanarosa: 6 (MVP)

Te lo confesso. Anche stasera ho perso la voce per urlarti contro. Falli inutili, interventi al limite, ammonizioni ingenue. Però…la tua follia mi piace. Quelle scivolate in area che salvano la partita in più occasioni valgono più di mille discorsi. Corri fino all’85’, non ti risparmi mai. Sarai anche la causa di decine di cardiopatie in provincia, ma la tua personalità vibra forte. Incosciente. Giovane. Necessario.

Palmiero: 5

Quando giochi con un play basso, attirare l’azione offensiva e la pressione degli avversari verso la costruzione della tua manovra è naturale. Noi compensiamo con le nostre talentuose mezzali, che dovrebbero supportare il centrocampo con movimenti paralleli e coordinati. È un meccanismo oliato, che funziona solo se si verificano due condizioni: aggressività sul campo e intesa perfetta tra i tre. Oggi non si è allineato nessun pianeta. Il meccanismo si è bloccato come un ingranaggio arrugginito, lasciando il centrocampo anestetizzato, spaesato e incapace di incidere. Capitano di una sconfitta senza appello.

Palumbo: 4,5

Prima palla al 41’. Già questo dice tutto. Galleggia nel vuoto per un tempo intero. Nel secondo prova a reagire, ma sbaglia tutto quello che può. Rischia pure di regalare contropiedi sanguinosi. Sopra la testa ha la nuvola di Fantozzi con contratto a tempo indeterminato. Piove sul bagnato.

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Sounas: 5,5

Condizione non brillante. Perde palloni insoliti, sbaglia giocate semplici, fatica. Ma non molla mai. Combatte fino alla fine. Lui morirà Guerriero.

Missori: 5,5

Le ha giocate praticamente tutte, Filippo. E quasi sempre ad alti livelli. Ma anche i pendolini, prima o poi, finiscono la carica. Nella rosa attuale manca clamorosamente qualcuno che possa farlo rifiatare, e oggi se ne vedono tutte le conseguenze. Stanco, meno brillante, meno lucido. Ricalca in pieno la prestazione della squadra: opaca, prevedibile, sottotono. Molto al di sotto delle sue reali qualità.

Sala: 5

Pessima partita del neoacquisto dell’Avellino. Fuori tempo nei movimenti con i compagni di reparto, lontano dall’azione ed eccessivamente nervoso nelle giocate. Sembra sempre in ritardo di mezzo secondo su tutto: sul pressing, sui passaggi, sulle letture. Spaesato, fragile, mai davvero dentro la partita. L’adattamento è ancora in corso.

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Biasci: 5,5

L’unico che lotta davvero là davanti. Pressa, corre, si sbatte. Ma è solo. Isolato. Abbandonato. Prevedibile come una replica di Don Matteo. Combatte nel deserto con una borraccia vuota. E alla fine sembra più un naufrago che un attaccante. Cast away.

Tutino: 4

Peggiore in campo, senza discussioni. Avulso dal gioco, impalpabile, irritante, spesso incomprensibile. Sbaglia scelte, tempi, movimenti. Non incide mai. Ho finito gli aggettivi. E anche la pazienza. Fired.

I Subentrati dell’Avellino

Favilli: 5,5

Ho sperato tutta la settimana che Biancolino pensasse a un cambio di modulo per dare una scossa alla squadra e creare imprevedibilità. Avrei voluto vedere Favilli dal primo minuto, a fare sportellate e ad aprire spazi per Russo e Biasci. Invece entra al 70’, a partita ormai scivolata via. È come chiedere a San Gennaro i numeri per vincere al Superenalotto.

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Russo: 6

Entra e prova a dare imprevedibilità. Si sbatte, corre da un lato all’altro del campo pur di trovare il guizzo giusto. Chiede palla, si propone, rischia. I compagni non lo supportano e lo spunto decisivo non arriva. Ma almeno ci prova.

Besaggio: 5,5

15 minuti per cambiare il centrocampo. Non lo cambia. Punto.

Patierno: s.v.

Qualche minuto in campo valido solo per correre e magari trattare male qualche ragazzino avversario. Nulla più. Il contributo tecnico è pari a quello di uno steward a bordo campo.

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Enrici: s.v.

Entrato per presenza scenica, uscito senza aver sfiorato una volta il pallone.

(Foto: Depositphotos)

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