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Nello Pignalosa: “Segnalai Vergara alla Pro Vercelli. Vi spiego il lavoro in ambito scouting”

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Stadio Maradona
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Nello Pignalosa ha rilasciato delle dichiarazioni al portale calcioprendinota.com per parlare del lavoro nell’ambito dello scouting

Nello Pignalosa ha rilasciato delle dichiarazioni al portale calcioprendinota.com per parlare del lavoro nell’ambito dello scouting

Ci sono figure, nel mondo del calcio, che pur non essendo sotto le luci dei riflettori compiono un lavoro fondamentale per le società. Professionisti che percorrono chilometri, osservano partite e analizzano calciatori su ogni campo e in ogni categoria, alla ricerca di quei talenti che, un giorno, potrebbero diventare protagonisti del calcio professionistico. Un lavoro silenzioso, fatto di intuizioni, competenze e soprattutto di una grande passione per questo sport. Tra queste figure c’è Nello Pignalosa: scout legato al Brindisi, con esperienze passate alla Virtus Francavilla e alla Pro Vercelli – tra le altre.

L’intervista a Nello Pignalosa
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Pignalosa nel corso del suo percorso professionale ha avuto modo di conoscere il calcio anche da una prospettiva diversa: quella del giornalismo sportivo. Il suo percorso racconta un legame con il mondo del pallone che va oltre i novanta minuti. Perché individuare un talento non significa soltanto riconoscerne le qualità tecniche, ma anche saperne interpretare il potenziale, immaginarne i margini di crescita e cogliere dettagli che spesso sfuggono a uno sguardo superficiale.

Con Nello Pignalosa abbiamo voluto approfondire proprio questo mondo, quello dello scouting, per comprenderne dinamiche, difficoltà e opportunità. Lo abbiamo fatto attraverso il suo punto di vista, per scoprire cosa significhi osservare un giovane calciatore, quali caratteristiche possano fare la differenza e quanto sia importante il lavoro di chi, lontano dai riflettori, contribuisce a costruire il futuro del calcio. Nello ci ha anche raccontato qualche aneddoto interessante del suo percorso.

Come si lavora in un’area scouting

Ci racconti in breve come funziona il tuo lavoro e come ci si coordina con la società di appartenenza?

“Il mio lavoro, sono di parte, è molto bello e complesso. Potrebbe sembrare semplice, nel senso che si va in giro a vedere tante partite, ma non lo è. Il direttore sportivo, insieme ad un capo area scouting, forma un team. Un’area scouting (o dipartimento scouting) che lavora sostanzialmente tutto l’anno.

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Il lavoro si divide in due fasi: nella prima fase, i primi mesi di campionato, ci sono monitoraggi continui e massivi, per valutare qualche profilo; nella seconda parte, orientativamente da marzo in poi, si iniziano a fare scremature sui profili. Chiaramente di settimana in settimana, ci si confronta sui profili per avere una visione più completa rispetto al monitoraggio effettuato.

In generale è il supervisore, il capo area scouting, che seleziona le partite in base alla regione in cui si opera. Qualche volta può capitare di avere indicazioni anche direttamente dal direttore. Quando succede qualche imprevisto per cui non si può per svariati motivi andare allo stadio, si guarda qualche partita a video. Ci si muove, chiaramente, in base alle disponibilità.

Infatti, può succedere che magari qualche rappresentativa Nazionale o qualche squadra decida di fare allenamenti aperti o amichevoli e ci si muove anche senza preavviso. Chiaramente anche la parte in cui si va a strutturare la rete di contatti (il C.d Networking) è estremamente importante in quest’ambito“.

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Pignalosa, come si seleziona un giovane

Qual è la prima cosa che guardi quando monitori un ragazzo per la prima volta?

“In generale si guarda la partita e poi nello sviluppo della partita può succedere che emerga qualche ragazzo. Innanzitutto valuto la resistenza, poi in un secondo momento, quando vado ad analizzare, anche la struttura fisica. Le basi sono quelle. Ogni categoria deve avere necessariamente dei parametri maggiormente sviluppati. Nelle categorie semiprofessionistiche (serie D ed Eccellenza) serve avere tanta resistenza e una buona struttura fisica perché è un calcio molto fisico. Si fa a sportellate, e serve un fisico che regga l’urto e che possa anche resistere nell’arco della partita (in genere si dice “per dare e prendere “mazzate”).

Nel professionismo, quindi già in serie C, serve abbinare anche la corsa e aumentare la resistenza perché il gioco inizia a velocizzarsi, i capovolgimenti di fronte e i cambi di campo sono continui e costanti.

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In serie B serve anche avere una elevata qualità tecnica e senso tattico perché si innalza il coefficiente di difficoltà delle partite e del campionato in generale.

In serie A bisogna che il ragazzo abbia delle skills (almeno due) superiori alla media perché poi si va a lavorare sulla qualità.

Nello step successivo ci sono poi indicazioni che arrivano direttamente da tecnici/direttori che richiedono una determinata struttura fisica (un fisico non inferiore ad una certa altezza ad es. perché si vuole sviluppare un determinato tipo di gioco)“.

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L’importanza del primo impatto

Quanto conta il primo impatto? Può bastare un gesto tecnico, un movimento o un atteggiamento per decidere di seguire un ragazzo?

“Il primo impatto è quello che fa risaltare all’occhio un eventuale profilo. Normalmente non basta un gesto tecnico oppure un movimento per stilare una relazione. Però è chiaro che se quel tipo di gesto va ad elevare un contesto che, altrimenti, sarebbe inferiore, il nome incuriosisce e parte poi un monitoraggio un po’ più significativo. Nell’arco di una partita, però, è possibile che venga all’occhio un certo tipo di atteggiamento e di attitudine del ragazzo, emergono le qualità tecnico-tattiche e allora anche alla fine di quella stessa partita, si prende nota“.

Nello Pignalosa racconta alcuni aneddoti legati allo scouting
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Ti è mai capitato di andare a vedere un giocatore specifico e tornare a casa con il nome di un altro ragazzo appuntato sul taccuino?

“Sì. E’ una cosa abbastanza comune. Mi è capitato anche di recente. Ho monitorato e osservato un ragazzo su indicazione specifica, ma mi ha colpito per attitudine e caparbietà un altro ragazzo. Ho lavorato su entrambi i profili“.

Ti è mai capitato di vedere un giocatore e pensare immediatamente: “Questo ragazzo ha qualcosa di diverso“?

“Sì mi è capitato. E ti racconto un aneddoto, a tale riguardo: nel 2021 iniziai a osservare Antonio Vergara e preparai una relazione su di lui, che avevo nel database. Qualche tempo dopo, ero nell’area scouting della Pro Vercelli, e mi chiesero qualche profilo su cui avevo lavorato e girai quello di Vergara. Quella stagione, grazie anche all’ottimo rapporto dei due direttori sportivi, arrivò Vergara in prestito insieme ad altri ragazzi, Spavone e Pesce. In quel caso le caratteristiche che mi colpirono di Vergara erano la personalità e la determinazione. In particolare, però, posso dire la personalità: quella o la tieni o non la tieni, non puoi inventarla o fingere di averla“.

Quanto conta una visione a 360 gradi di un calciatore
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È mai successo, invece, che un giocatore visto dal vivo non ti avesse convinto particolarmente e poi, rivedendolo, ti abbia fatto cambiare completamente idea? E quanto è difficile distinguere un ragazzo che sta semplicemente vivendo un momento positivo da uno che ha davvero prospettive?

“Sì anche questo è successo. E anche questo succede spesso. Magari il giocatore è in una giornata negativa, oppure gli avversari riescono a bloccarlo e a non farlo esprimere al meglio. In generale, si valuta sempre nel corso del tempo. Valgono anche le conferme e serve tantissimo il confronto con altri colleghi. Le giornate negative possono capitare a tutti. Innanzitutto si vede la continuità nel tipo di lavoro e nelle prestazioni che offre. La singola giornata che possa essere estremamente o totalmente positiva (o negativa) non è un parametro attendibile. Per questo si monitora per l’arco di una stagione, salvo situazioni particolari“.

Nello Pignalosa ci parla di alcuni singoli

C’è un ragazzo che magari non è riuscito ad arrivare dove speravi, ma che ancora oggi ricordi perché aveva delle qualità particolari?

“Ce n’è uno, in particolare: Mario Piga, attualmente alla Paganese. Lo vidi già nel 2022-2023 quando ero alla Pro Vercelli e lui era al Casalnuovo, in serie D. Mi colpì l’eleganza con cui risolveva situazioni difensive, la buonissima gamba e la buonissima resistenza nell’arco della partita. Segnò anche un gol perché aveva una spiccata propensione offensiva. Piacque la mia relazione. A fine anno salì di categoria passando al Pescara in serie C. A Pescara accumulò un minutaggio bassissimo, quasi nullo. Ed è tornato in serie D, in Campania, alla Paganese. Mi è capitato di rivederlo. Dimostra di avere ancora tanta qualità ed è anche molto più maturo e disciplinato dal punto di vista tattico. Per me può andare tranquillamente tra i professionisti. Ha la struttura. Un vero peccato e uno spreco“.

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Ci sono ragazzi che hai segnalato che, ancora oggi, quando li osservi giocare pensi: “Io avevo capito tutto“?

“In questi anni ho segnalato diversi giocatori che poi hanno fatto strada: dopo Vergara, segnalai Bartesaghi. Non esisteva ancora Milan Futuro e il club mandava i ragazzi della Primavera o delle classi inferiori in giro a farsi le ossa. Purtroppo non arrivò da noi. E segnalai anche Simone Ghidotti, quando era all’Avellino. Lo segnalai in un Avellino-Foggia (ricordo ancora che finì 0-0), dove evidenziò una lucidità nelle scelte, una esplosività/reattività per l’arco di tutta la partita. Non venne da noi. Ma ora è al Parma, è il vice di Corvi. Direi che Vergara, Bartesaghi e Ghidotti hanno fatto un buon percorso“.

Il format Prendi Nota: Nello Pignalosa consiglia 3 talenti
Siamo quasi giunti al termine, abbiamo toccato vari argomenti, c’è qualcosa che non ti abbiamo domandato ma di cui vorresti parlare?

“Un mio pensiero assolutamente personale. Esistono due modi di vivere e interpretare il mercato: o dominarlo o lasciarsi dominare (e, spesso, anche travolgere). Per dominarlo bisogna lavorare tanto, girare spesso, e confrontarsi. Talvolta succede che puoi essere dominato dal mercato ma devi soprattutto saper reagire. Diversi anni fa il Real Madrid attivò la clausola di Sergio Ramos dal Siviglia l’ultimo giorno utile di mercato. Il Siviglia era senza difensori. Tra un ventaglio di giocatori proposti, Monchi prese Dragutinovic. Il Real vinse la Champions, il Siviglia l’Europa League. Bisogna essere sempre attivi, avere occhi e orecchie sempre aperte per non lasciarsi mai dominare dal mercato“.

L’ultima domanda, Nello, riguarda il nostro format Prendi Nota. Ci dici, se puoi, 3 giovani talenti (di qualunque categoria e squadra) di cui il pubblico dovrebbe prendere nota.

“Dei ragazzi che mi hanno colpito in questo periodo ti dico, innanzitutto, Casalini del Sorrento Primavera per struttura fisica e visione di gioco. Può giocare sia mezzala che esterno alto a sinistra. Ha una buonissima gamba e una ottima visione per la categoria. Pietro Angelino dell’Avellino Primavera che ha tanta ma tanta qualità tecnica. E ti dico Gennaro Caiazza del Napoli Under 15. Classe 2012 ha una struttura fisica imponente: a 14 anni è alto 1.84 x 72 Kg. L’anno scorso ha realizzato 65 gol, 80 complessivi tra campionato e tornei giovanili. E’ stato già paragonato ad Harry Kane e Lewandoski. Ed è anche un ragazzo estremamente serio e strutturato per la sua età: senza grilli per la testa. Può fare tanta strada“.

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