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STORIE A FIL DI RETE – Il più ‘Clasìco’ dei tradimenti

Calciomercato Prima Pagina Rubrica
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Tempo di lettura: 6 minuti

Il mondo del calciomercato è pieno e zeppo di colpi di scena che talvolta sono destinati anche a far discutere. Come non fare riferimento ai tradimenti, in cui un allenatore, un giocatore o un dirigente decide di passare dalla sponda all’altra: quella più odiata. Per la gioia di chi accoglie il simbolo dei rivali di sempre e per la rabbia di chi vede sfuggirselo sornione dalle proprie mani.

I tradimenti, o presunti tali, hanno scritto pagine memorabili della storia del calcio. Soprattutto in quello moderno che è caratterizzato da cifre astronomiche e sempre più irrinunciabili per chi si vede quasi costretto a passare come un fulmine a ciel sereno verso l’altro lato della medaglia.

Ad aver creato un vero e proprio solco temporale nel calciomercato è forse l’affare che ha segnato una sorte di Avanti e Dopo Cristo nella storia del mercato. Perché di tradimenti ce ne sono stati tanti, ma quello di Luis Figo ai danni del Barcellona e in favore del Real Madrid ha i toni di un passaggio di consegne epocale e, forse, il più iconico.

UN’ITALIA SOLTANTO SFIORATA

Luis Figo faceva già parlare di sé già nel lontano 1994 quando quel giovane ragazzo portoghese, che più tardi avrebbe vinto anche un pallone d’oro e rappresentando per anni il suo Paese ancor prima di un certo Cristiano Ronaldo, si rese protagonista di un vero e proprio scontro diplomatico nel calciomercato della nostra Serie A.

In quell’anno scadeva il suo contratto con lo Sporting Lisbona, club in cui ha avuto modo di farsi apprezzare in particolar modo dal Parma, che in quegli anni era una e vera e propria big del calcio italiano. L’allora direttore sportivo del Parma Giambattista Pastorello, padre del procuratore Federico, strappò all’epoca la firma del ragazzo. Ma è solo l’inizio di un lungo contenzioso.

Perché su di lui si muove anche la Juventus, dove l’amico Paulo Sousa spinge la dirigenza ad assicurarsi quel Luis Figo che prometteva già grandi cose nel campionato portoghese. Fu così che il 17 ottobre del 1994 il calciatore firmò un contratto triennale con i bianconeri, nonostante la parola e il proprio autografo dati al Parma in precedenza. La Juventus, inoltre, trovò un accordo sulla base di 6 miliardi di lire con lo Sporting.

“Avevo ricevuto forti pressioni e firmai, erano cifre mai viste né sentite, ma quel foglio non aveva nessun valore”, si difenderà in seguito Figo. Passarono poche settimane e sulla scrivania del presidente Umberto Agnelli arrivò una lettera in cui il calciatore rescindeva unilateralmente il contratto firmato. Un atto che rimase inascoltato, tant’è che la Vecchia Signora depositò il suo contratto in Lega.

Tuttavia, il calciatore firmò incredibilmente anche un secondo accordo con il Parma nel 1° febbraio del ’95, dietro corrispettivo da 2 miliardi di lire da riconoscere allo Sporting Lisbona per i parametri UEFA. Figo rinnega il suo accordo con la Juventus ed è convinto di giocare nel Parma. Ma inevitabilmente i bianconeri non ci stanno, dando vita ad una lunga diatriba diplomatica tra le due società.

La Lega riconobbe non validi entrambi gli accordi, portando a un compresso che si rese effettivo dal 17 febbraio: sia la Juventus che il Parma rinunciarono a Luis Figo, con quest’ultimo che fu assoggettato a un divieto di non poter sbarcare in Italia per i successivi due anni. 

E’ proprio grazie a questo provvedimento che il Barcellona si ritrovò poi quasi per caso Figo in squadra, firmando un contratto contenente una clausola rescissoria pari a 140 miliardi di lire. Cifra che cinque anni più tardi sarà al centro di uno dei trasferimenti più incredibili e discussi di sempre.

IL PIÙ ‘CLASÌCO’ DEI TRADIMENTI

Nel 2000 Luis Figo era reduce da due campionati vinti, due Coppe del Re, una Coppa delle Coppe, una Supercoppa Europea e una Supercoppa Spagnola. Il portoghese era diventato ormai uno dei simboli della squadra catalana, da sempre acerrima nemica del Real Madrid. Gran parte dei successi in terra spagnola sono contesi da queste due grandi società ed entrambe farebbero di tutto pur di affondare l’altra.

Lo sa bene Florentino Perez che nell’estate di quell’anno si candidò alle presidenziali alla guida del club Blancos. Colui che è ancora oggi il numero uno del Real venne eletto nel 17 luglio del 2000 con la promessa di strappare proprio Luis Figo al Barça. Una promessa che si rivelò cruciale per la sua vittoria, e che Perez non ci mise poi molto a mantenerla.

Una settimana più tardi, precisamente tra il 23 e il 24 luglio, l’affare diventò di dominio pubblico. I madrileni versarono la fatidica cifra di 140 miliardi di lire e nel pomeriggio del 24 l’asso portoghese era già nella capitale per sostenere le visite mediche per conto del Real.

Con questo passaggio dai forti risvolti simbolici, il calciomercato conobbe un altro record eguagliato in poco tempo: quello del maggior ingaggio di tutti i tempi per il trasferimento di un calciatore fino a quel momento. Una cifra che polverizzò il primato fatto segnare dalla Lazio due settimane prima con l’acquisto dell’argentino Hernan Crespo dal Parma (!) per 110 miliardi di lire.

I giornali spagnoli dell’epoca scrivono dell’affare Figo-Real Madrid. (Fonte foto: Sky Sport)

Inutile anche dire che il tradimento non fu preso affatto bene dai tifosi del Barcellona, che ebbero occasione di sfogare tutta la loro rabbia nel Clasìco disputato il 23 novembre del 2002, il secondo dopo il suo sbarco nella capitale iberica. Il portoghese si apprestò a battere un calcio d’angolo dopo averne battuto un primo, quasi segnando direttamente dalla bandierina. Dagli spalti iniziò a volare di tutto, ma simbolica fu la testa di maiale arrostita che venne lanciata sul terreno di gioco. La partita venne sospesa così per 15 minuti, con Carles Puyol che cercò invano di riportare la calma al Camp Nou.

La testa di maiale lanciata dagli spalti al Camp Nou (Fonte foto: Sky Sport)

“C’erano talmente tanti oggetti sul terreno di gioco, lanciati dalle tribune, che non ho veramente guardato che cosa c’era sul campo. Non ho fatto caso alla testa di maiale”, raccontò in seguito Figo. “Soltanto il giorno dopo, sui giornali, ho visto che c’erano delle bottiglie di Whisky, così come la testa di maiale”.

La condanna del gesto fu unanime ma frattanto divenne il simbolo del grande tradimento, che per Luis Figo segnò in ogni caso la svolta definitiva della sua carriera. Coi Blancos si consacrò con la Champions League e la Coppa Intercontinentale vinte nel 2002, oltre che col Pallone D’oro nel 2000.

Un trasferimento che ha segnato sostanzialmente il passaggio all’epoca moderna del calciomercato. Un retroscena che ha visto coinvolta la Serie A, destinazione poi di Figo nel 2005, con l’Inter che decise di puntare sul suo estro per aprire uno dei suoi cicli di maggior successo. Corsi e ricorsi storici di una storia che non è partita dall’Italia per qualche capriccio di troppo ma che si è consumata nei suoi tratti salienti tra la Catalogna e la Castiglia: la traccia geografica del più ‘Clasìco’ dei tradimenti.

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